IL VIAGGIO DELLE NUVOLE è una storia meravigliosa

#RIACE

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Al mio paese: DIGNITA’ NON ‘MUNDIZZA! –

11165210_893889714006841_7818859099797813739_nNon ho contezza di quanti siano in #Calabria, ad oggi, con esattezza i comuni commissariati perché sciolti per mafia. So per certo che il mio lo è. Ed è terribile per i piccoli paesi, dove tutti abbiamo la nostra vita, le nostre case, le nostre cose, e anche le chiacchiere quotidiane. Terribile perché commissariare un comune, oggi come oggi, vuol dire la fine dei paesi, a meno che non ti capiti un sant’uomo di prefetto che abbia a cuore qualunque posto gli venga affidato, perchè è dedito al lavoro e alla Patria. E non vuole essere un giudizio, tanto meno una critica a chi opera sul momento, non tocca a noi sindacare sul senso di responsabilità degli altri, ma oggi, su quanto vive, misero e abbandonato il mio paese, vorrei fare una riflessione a voce alta.
Vi è una terna commissariale, che peraltro personalmente non conosco, che si è insediata nel comune di #Briatico circa sei mesi fa, nei quali è inclusa una piena stagione estiva.
Da che la memoria mia ricorda, e in termini di memoria storica mi sento abbastanza forte, uno stato di abbandono così potente della mia città, proprio non lo ricordo. Incuria e abbandono appunto, disattenzione, menefreghismo, assenza millesimale di ordinaria amministrazione da cui, in ogni luogo, dipende la dignità del cittadino che vi vive. E l’opera fatta verso un paese, è certamente la migliore che un uomo responsabile possa fare, dopo quella verso un suo simile. I paesi sono ormai parte del creato, e come tali vanno trattati. Invece nulla par funzionare. Raccolta rifiuti da tempo ormai non effettuata, percolato e odori nauseabondi, come quelli dei ghetti, eppure un paese, Briatico, all’aria del mare. Cespugli spontanei ai torni dei marciapiedi e che adornano con insolenza, nello scempio più totale, la via del mare che dalla zona di Cocca porta oltre la marina, dove si erge peraltro uno dei lungomari più belli d’Italia. Perchè diciamocela tutta, abitiamo uno dei posti più belli al mondo. Siamo in bocca allo Stromboli, nel tepore del Golfo di Sant’Eufermia, nella mitezza del clima tipico della cipolla rossa, ma a nessuno fotte niente. Perché se esiste ancora, ed esiste, un terzo mondo, di questo passo noi saremo il quarto.
Mi sembrava di essere in una roccaforte, dopo che per mafia, l’amministrazione locale, veniva sciolta e arrivava in pompa magna lo Stato. Perché, chi meglio del suo Stato può tutelare il cittadino?
Qualcuno a questo preciso punto, potrebbe venir fuori e dire: parli proprio tu?
Sì, perché nella passata amministrazione uno degli assessori era mio fratello, e seppure non sempre abbiamo idee comuni, e neppure visioni politiche unanimi, il paese, cari voi che avete pensato alla domanda di cui sopra, è sempre risultato pulito, in ordine, come era giusto che fosse. E se qualche disagio si è verificato, nell’immediatezza è stato risolto. Mai problemi di igiene e rifiuti circolanti per le strade da impedirne in alcuni tratti la viabilità. Unico forse, Staropoli Carlo, a chi piaccia e a chi no, ad emergere per impegno e puntualità, senza mai sottrarsi al senso della responsabilità, a cui diverse e più volte, anche io, e non come sorella, ma da cittadina, ho richiamato. E sono i fatti a raccontar di cose e non io. Prendiamone atto.
Ma torniamo a oggi, non stiamo qui a parlar di ieri. Né di cosa è stato, ma di che sarà.
Che succede oggi? Cosa accade?
Oggi è un presente dai tratti assai complessi. Che se si ostinerà a resistere a tal modo, diverrà per noi inimmaginabile futuro e per i nostri figli, un illegittimo passato.
Conosco bene, la maggior parte dei lavoratori che operano per la pulizia del paese, e hanno sempre lavorato sodo per rendere dignità ai luoghi che noi tutti abitiamo. Ma se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, il salario, cari amici, che spetta di diritto al lavoratore, è questione di dignità dell’essere umano.
Fino ad oggi, per scelta,non sono mai voluta entrare entrata nella questione politica del paese, ma se è vero che la politica fa cultura, allora oggi è momento di dire basta. Paghiamo finanche l’aria, ma dateci almeno, la possibilità di respirarla. E non è una richiesta, ma un semplice diritto che ci tocca.
Ho sempre creduto che lo Stato, quaggiù, potesse cambiare il mondo, ma non è questo mondo quello in cui nessuno di noi Briaticesi vuole far stare i propri figli. Mia madre e mio padre, mi avevano consegnato un buon paese, oggi invece ai miei figli rischio di consegnarglielo in rovina.E non posso permettere che accada. Nessuno di noi lo vuole. E forse è ora di riprendersi ciò che ci è stato sottratto: la dignità di cittadini di uno dei paesi più belli del mondo.
Porto Briatico, in percorsi itineranti in giro per l’Italia attraverso i miei libri, e la gente me la invidia questa venere beata con la sua torre antica, ma non mi accontento del sentirmi decantare le sue bellezze, perchè io so che quella stessa Briatico oggi pià che mai è malata di abbandono e solitudine. Come una vecchia rugosa è sconfinata là dove l’esistenza sua finisce, e comincia la morìa.
Serve mobilitarsi in coro, dalla chiesa, alla scuola, ai singoli cittadini. Tutti. Il tempo dei proprio orti mi sa che è finito. Rivalutiamo e riconquistiamo il nostro orto comune: il paese.
Una piazza così, quella in cui c’è la mia chiesa, dove mi sono cresciuta e ho giocato con i pesci rossi, sparandoci tra bambini le palline dei rami degli alberi con lo schicciambocci, non l’avevo mai vista.
L’agorà è la piazza, ed è il posto in cui la polis, la città, si ritrova, il centro da dove tutto parte.
Con questa riflessione a voce altra, dunque, chiedo che chi oggi ha il dovere di renderci un paese migliore, con la consapevolezza che nonostante le vicissitudini trascorse, siamo anche noi cittadini del mondo, si adoperi per farlo. Per dovere, ma soprattutto senso di responsabilità.
Se Briatico esiste ancora, se ha anche un solo motivo per continuare, allora alzi la testa. Non aspetti che arrivi chi, a far qualcosa.
Io VOGLIO un paese pulito, un mare dove dopo il sole possa specchiarmi dentro pure io, e voglio l’aria di sempre. Quella pulita, bella, senza pecche, senza fumi né cattivi odori. Un’aria da respirare insomma, proprio come quando ero bambina, perché qui ancora vive e abita gente per bene, che lavora, che ha famiglia e che non intende, per nessuna ragione al mondo, lasciarsi prendere il posto in cui sta, da chi di questo paese non sa niente.
E allora che si fa?
Ai miei amici e concittadini la parola. E che sia per costruire nuove conquiste.

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MIMO LUCANO È IL NUOVO SCANDERBEG

07/10/2018

COPERTINA-Giorgio-Castriota-Scanderbeg-opera-di-Odhisé-PaskaliOggi in una parte minuscola, ma bellissima,della Calabria, si fa festa. Questo piccolo ritaglio di terra è San Demetrio Corone, piccolo comune nato 550 anni fa grazie all’arrivo dei profughi albanesi in fuga dalla guerra. Per questa festa, a elevare come giusto che sia, il condottiero ed eroe Scanderbeg, arrivano il presidente della Repubblica Italiana Mattarella, e il presidente d’Albania Ilir Meta.
Col cuore gonfio di gioia e orgoglio, qualcuno (e penso al nostro governatore in primis) trovi un attimo di tempo e coscienza, per dire a Mattarella e anche a Meta, che c’è un altro piccolo ritaglio di terra in una Calabria non lontanissima da San Demetrio Corone, che si chiama RIACE, ripopolato 20 anni fa da circa 300 curdi, e che oggi mentre San Demetrio festeggia il suo popolo albanese e il suo eroe, laggiù il popolo curdo (del nuovo mondo) lo hanno costretto a partire e il suo eroe è stato mandato al confino. E alla festa è sopraggiunto il silenzio di una triste disperazione.domenico-lucano
Purtroppo la storia non è per tutti uguale. Non si ripete sempre per come dovrebbe. Alcuni certe volte, le più importanti, le deviano il cammino.
Oggi più che mai, il mio pensiero a #RIACE e al nuovo Scanderbeg Mimì Lucano.

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IL VIAGGIO DELLE NUVOLE di Giusy Staropoli Calafati porta #RIACE di città in città

  • 19 Ottobre, Siderno
  • 25 Ottobre, Ist. Compr. Mendicino
  • 26 Ottobre, Vibo Valentia
  • 27 Ottobre, Radio Valentina
  • 28 Ottobre, Petrizzi
  • 30 Ottobre, Liceo Scientifico G.B. Vibo Valentia
  • 09 Novembre, Stefanaconi
  • 10 Novembre, Soverato
  • 11 Novembre,Cetraro
  • 16 Novembre, Pizzo
  • 17 Novembre, Pedace
  • 18 Novembre Chiaravalle Centrale
  • 20 Novembre, Buongiorno regione, TGR
  • 24 Novembre, Guardavalle
  • 30 Novembre, Reggio Calabria
  • 01 Dicembre, Botricello
  • 04 Dicembre, Rombiolo
  • 07 Dicembre, Ricadi
  • 09 Dicembre, Miglierina
  • 15 Dicembre, Badolato
  • 16 Dicembre, Palermiti
  • 21 Dicembre, Castrovillari
  • 05 Gennaio, Santa Severina

date in aggiornamento continuo

Chiunque fosse interessato a incontri e presentazioni, per intraprendere insieme #ilviaggiodellenuvole, sospinti dal vento, con Mimì e Riace, scoprendo il senso di questa nuova umanità possibile, può contattarmi l’autrice sulla sua pagina fb, attraverso questo blog, o tramite la casa editrice.
Porta questo viaggio nella tua scuola, nel tuo paese, nella tua piazza, nella tua associazione o comune. E viaggia con noi.
Adotta #ilviaggiodellenuvole come narrativa nella tua scuola. Accompagnare i giovani in questo viaggio, verso una nuova umanità possibile, sarà un’esperienza straordinaria.

sidernovibo 1vibo2petrizziCHIARAVALLE
cetrarostefanaconisoverato

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RIACE È SORELLA DI ITACA

LLLLLLLLLL

Quanto sono grandi e quanto immensi, i padri? Quanto servitori e quanto servi? Quanta speranza danno, e quanta vita?

Riace è come un nido di rondini a primavera; un coccio di terra infreddolita, chiuso dentro i capricci del vento che scorazza di qua e di là impollinando il tempo che le sta attorno, mentre  s’alza dal mare, e soffia tra le casette rinsecchite coi tettucci bassi, le viuzze disadorne e i gatti persi. Frale come le foglie, che dall’albero le divide il vento, è una magra sentinella che non fa che aspettare, come i suoi vecchi, quasi finiti e spenti, il ritorno delle voci, i canti e i passi, i chiacchiericci tintinnanti dei bambini.

Riace, non me ne voglia nessun Dio, è la sorella di Itaca. Nessuno lo aveva mai detto. Nessuno mai lo aveva considerato. Come Itaca è  figlia della storia e della sua odissea. Loro, le insanguinate e le sanguigne città ribelli. Riace come Itaca. Le sorelle in cui scalpita il ticchettio del palpito mentre passano silenti le notti di luna piena ad attendere che verso di esse si compia il grande viaggio. E che sia arrovescio. Allorché gli dei riportino a casa il padre con il trionfo e la vittoria. Riace e Itaca sono due madri. Partorienti e sempre gravide. Con gli occhi rivolti al mare in attesa dei figli. Telemaco  attende nella sua Itaca. Conosce bene il mare, sa cos’è la sua rema. Telemaco attende suo padre. Ulisse e il suo ritorno a Itaca. Riace è figlia come Telemaco. Essa attende suo figlio che come Ulisse è padre. La casa di Telemaco e quella di Riace sono occupate entrambe dai proci. È importante e necessario che ritorni il padre, o tutto andrà perduto, la casa e anche la Legge. Solo Ulisse potrà liberare Itaca. Mimì, salvare Riace. I padri salveranno la terra e se questi non tornano tutto perirà. Gli uomini e le donne, i figli e le speranze.

Itaca e Riace, tenendosi per mano guardano il mare aspettando che qualcosa dei loro padri ritorni. La mancanza del padre è l’asfissia del desiderio, la caduta dei sogni, il rinnegamento della speranza. La figura del padre è testimonianza.TTT

Cosa desideri di più, Telemaco? Che torni “mio” padre. Cosa desideri di più, figlioletto di Riace? Che torni “nostro padre”. Chi è tuo padre, Telemaco? Ulisse. Chi è tuo padre, figlioletto di Riace? – Mimì.

Ulisse era la forza che serviva a Itaca e a suo figlio Telemaco per liberare la loro casa dai proci. Mimì è la forza che serve a Riace e ai figlioletti che ci abitano, per liberare i loro cuori dalla paura. La figura del padre, spesso evaporata, smembrata, è invece esaltata e resa forte nella storia di Ulisse nel suo ritorno a Itaca. La stessa figura del padre, spesso svilita e a peso zero, è necessaria e acclamata nella storia di Mimì che i proci, oramai diffusi, trattengono altrove.

Mimmo Lucano è un padre per chi arrivando, ha ridisegnato Riace come paese nuovamente possibile. Come Ulisse, salverà Itaca, i proci verranno sconfitti, e Penelope sarà di colui che l’ha sempre amata.  Penelope è la vita. La vita di figli come Philip, Gabriel, David, Aman, che proprio a Riace, oggi hanno la loro sola e unica Itaca. E se i proci non finiranno la barbarie nella loro casa, a chi toccherà spiegargli chi questi barbari sono e perché sono venuti? A Itaca e a Riace responsabile del viaggio è sempre il vento. Nessuno può fermare il vento, specie se soffia per ricominciare a vivere. L’opera pubblica più bella è salvare chi scappa dalle difficoltà e dalla guerra. Un’opera così non perirà mai. E Riace non può essere rovinata. È questione di umanità. Un fattore umano.

Ulisse è tornato. Itaca è salva. I proci sconfitti. Riace invece è rimandata alla storia.  Chi pagherà per ogni figlioletto che piange? Non le grida dei proci, ma il pianto, provocato, dei bambini distruggerà il mondo. E se va giù Riace, andrà con essa, più giù ancora,  anche Itaca. E le maledizioni di Ulisse e degli dei, saranno troppe da poter pagare tutte in una sola volta e solo sulla terra.

 

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Inizio tour romanzo IL VIAGGIO DELLE NUVOLE

ggIl vento continua a soffiare. Ecco dove spingerà #Riace nelle prossime tappe con #ilviaggiodellenuvole (ancora in fase di aggiornamento).
Per info incontri e presentazioni è possibile contattarmi in privato. 
– 25 Ottobre Mendicino
– 26 ottobre Vibo Valentia
– 28 Ottobre Petrizzi
– 09 Novembre Stefanaconi
– 11 Novembre Cetraro
– 16 Novembre Pizzo
– 20 Novembre Rai 3
– 04 Dicembre Rombiolo
– 15 dicembre Badolato

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Recensione: IL VIAGGIO DELLE NUVOLE – il romanzo che narra Riace e la storia del suo sindaco Domenico Lucano

“…Poi ti imbatti in un libro che ti apre il cuore e ne sfoglia con te le pieghe ad ogni pagina letta.
Inizi il tuo viaggio immaginario, lo fai ad occhi aperti ed ogni sosta è una scoperta di gioia e di dolore, di viva realtà!
Ti trovi tra le vie silenziose di un borgo svuotato, che sanguina come il cuore di una madre abbandonata e che sopravvive aspettando il ritorno di un figlio.
Sei lì di fronte al vecchio del paese, l’ultimo, alla sua casa, respiri la stessa malinconia che li abita, la stessa sofferenza per quel luogo che è tutti i luoghi e che, come lui, si avvicina alla morte.
Sei con l’uomo che ha cambiato il destino della sua terra, con Mimì, a sognare e sperare che tutto possa rinascere per ricominciare a vivere nuovamente. A seguire la sua utopia e chissà, forse alla fine di questo viaggio potresti scoprire che è anche la tua, la nostra, del mondo intero…
Sei sulla spiaggia quando il mare restituisce il corpicino inerme di Aylan con la sua maglietta rossa come il sangue versato, come le lacrime che solcano i visi delle madri e dei padri del mondo intero per quel figlio morto nel viaggio della speranza e che è tutti i figli… Sono lacrime, quelle, che continuano a bagnare la battigia della tua anima , straziata da un’onda dannata e dal doloroso pianto…
E sei ancora lì, all’arrivo del barcone che con il loro grido d’aiuto e sofferenza, di quanti sono sopravvissuti alla traversata, aprono le porte delle opportunità, e quelle opportunità, Mimì, l’uomo dell’utopia, le raccoglie al volo ed è lì ad offrirle a quanti vogliano accoglierle, come lui, nel proprio cuore.
Siamo tutti figli della stessa terra, guardiamo lo stesso cielo ed il nostro destino è pronto ad intrecciarsi con i figli del mondo, il modo siamo noi a deciderlo.
Tutto questo è “Il viaggio delle nuvole”, ma è anche il viaggio del cuore e di chi il cuore lo segue. Il viaggio che ci porta ad aprire noi stessi agli altri, alla vita, ad aprirci all’amore per l’umanità e per noi stessi che siamo uomini e tutti figli di questa terra benedetta e maledetta dal Cielo, anche se spesso ce ne dimentichiamo.
È il viaggio delle nostre coscienze (per chi coscienza ha) che tutti, nessuno escluso, dovrebbe avere il coraggio di affrontare e di accogliere nel cuore.
Ci sono cose nella vita che si fanno perché, come dice la scrittrice Giusy Staropoli Calafati, “Valgono la gioia e la gioia è l’unica strada per la felicità!”
Ed io aggiungo che ci sono scelte che si fanno perché
valgono la VITA!”❤

(Pamela D.)
#riace #aylan #mimiilcurdo #nuvole #viaggio #arcobaleno

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PRIMA NAZIONALE: IL VIAGGIO DELLE NUVOLE

19-10

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Arriva il nuovo romanzo di Giusy Staropoli Calafati: IL VIAGGIO DELLE NUVOLE, Laruffa editore. A ottobre in tutte le librerie

gg

Improvvisamente ti accorgi che la gente è tutta in viaggio. Chi parte e chi arriva. Le vite di tutti si intrecciano, i colori si mescolano, ognuno ha la sua tinta, ma quella dell’amore è uguale per tutti: Rosso sangue. Esiste un destino che riordina la speranza dei colori, e indica la direzione delle nuvole. Eppure nessuno sa dove vanno. O forse no! I bambini lo sanno. Ci sono i luoghi con le loro storie, contenitori di cose difficili da potersi perdere: il bacio di una madre, le urla dei figli, il sole del mattino, la salute di un uomo. I giorni in cui tutto ricomincia. RICOMINCIARE è un bel verbo. Specie se si tratta di RICOMINCIARE a vivere. Tutti abbiamo una casa in ogni parte del mondo. Il paese che ti fa stare bene è casa tua. È Il viaggio e la meta. L’utopia e la normalità. E Riace è così: una casa per tutti. Dove Mimì, riapre la porta a chi arriva. Spinge e non respinge. E come tutte le case ama, Riace. Piange e sorride. Ramudullah sorride sempre, glielo ha insegnato Mimì. Vorrebbe portare Iolanda lì dove vanno le nuvole per darle il suo pezzo di sole e pure il bacio. Anche Nadira sorride. Lo fanno Chemine e Gabriel. A Riace tutti conoscono la tecnica del sorriso. E poi c’è il mare. È da lì che passa chi arriva. Mastrangelo quando poteva, segretamente, lo spiava. – Il mare luccica – diceva. Perché non poteva vedere come luccicavano i suoi occhi, che erano lo stesso colore del mare. Un libro necessario e una storia da conoscere. Perché certi racconti possono cambiarti la vita, o addirittura insegnarti a viverla (meglio).

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“Sapevo già dove avrei ambientato il nuovo romanzo ancora prima di cominciare a scriverlo. Sapevo già che nome avrei dato al protagonista. Anzi ai protagonisti. Perchè è uno, ma sono tanti.
Chi scrive, nel momento in cui scrive, assume le sembianze belle di una madre. Sa perfettamente cosa porta dentro.
Ci sono voluti quasi due anni. Due lunghi anni. Un romanzo scritto e poi riscritto. Ho vissuto giornate intere, settimane e mesi insieme a Mimì, a Gina. Al caro Mastrangelo, che è uno dei personaggi che più amo. E poi ho riso e pianto con Ramudullah, Nadira, Sebastiano. Mi sono davvero emozionata. E mi piace quello che ho scritto. E non è la storia di Riace e del sindaco che tutti sanno. C’è tanto di più. È una storia d’amore dentro la quale le vite di tutti si intrecciano, i colori si mescolano, ognuno ha la sua tinta, ma quella dell’amore è uguale per tutti: Rosso sangue.
Ad accompagnarvi a scoprire dove vanno le nuvole, ci sarà Mimì. Vi ci porterà grazie alla saggezza di Mastrangelo, agli insegnamenti del professore Mario, alla vita di don Natale e alla morte di Rocco e del piccolo Aylan. Ma solo Ramudullah sa dove vanno le nuvole. È con lui che scopriremo la direzione del viaggio. La meta, l’utopia e la normalità. Non è che voglia convincervi a leggerlo, ma penso dobbiate farlo, perché certi racconti a volte possono cambiarci la vita, aiutarci a viverla (meglio).
Sin d’oggi vorrei ringraziare tutti quelli che lo leggeranno emozionandosi così come è accaduto a me scrivendolo.”/Giusy Staropoli Calafati

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Dalla prefazione di don Ennio Stamile, referente regionale Libera, Calabria. 

[…]Questo romanzo è un caloroso invito rivolto davvero a
tutti, nessuno escluso, a prendere un pezzo del nostro paese per dargli speranza con l’unica forza disarmata e disarmante che è l’amore. L’amore vince sempre a volte anche perdendo. Queste pagine sono il racconto di una storia d’amore. L’amore per la propria donna o il proprio marito, per il proprio paese. Quell’amore che non conosce la diversità della pelle, che non si ferma neanche di fronte a ciò che sembra un muro non sormontabile come il non poter avere figli. Sì davvero “forte come la morte è l’amore”, come ci testimonia il Cantico dei Cantici.
Vorrei dire con queste note semplicemente grazie a Giusy Staropoli Calafati, per avermi condotto per mano a ri-visitare l’utopia di Riace, a vedere nuovamente la direzione delle nuvole, a rievocare pensieri, sentimenti, personaggi anche della mia infanzia nel mio paesino. Se ancora esistono donne e uomini come l’autrice di questo romanzo, sono sempre possibili quei processi di reale cambiamento che facciano uscire questa nostra Regione da quell’atavico fatalismo e rassegnazione
che la tiene prigioniera ormai da troppo tempo. Coraggio, allora, alziamo lo sguardo e vediamo che le nuvole vanno tutte in una stessa direzione quella della fraternità possibile e realizzabile sempre, al di là delle appartenenze, delle diversità, delle culture. […]


#ILVIAGGIODELLENUVOLE a Ottobre in tutte le librerie.

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LABORATORI DI LETTURA ESTIVI CON MATA E GRIFONE. I GIGANTI DI Giusy Staropoli Calafati

1Sei un ANIMATORE? Un SACERDOTE? Organizzi CAMPI ESTIVI? Hai un VILLAGGIO? Un LIDO? Sei un AMMINISTRATORE? Un GRUPPO? Un’ASSOCIAZIONE?
Allora Non perdere l’occasione di far divertire i tuoi ragazzi.

Vii informo che durante il periodo estivo è possibile organizzare divertenti laboratori di lettura animata, all’aperto, sui #GIGANTI. L’invito è rivolto soprattutto agli organizzatori di campi estivi, agli enti comunali, ai gestori di raduni gigantari, ecc… E poi anche ai villaggi che intendono offrire ai loro ospiti, grandi e piccini, l’occasione di una fare una nuova esperienza, durante la quale entreranno in contatto con una delle tradizioni più belle della nostra terra: i giganti Mata e Grifone. Per partecipare al laboratorio è previsto un costo di €12 a persona, con il quale ogni partecipante riceverà in omaggio una copia della favola dei giganti. Nessun costo invece per chi avesse voglia di organizzare l’esperienza.copertina libro giganti
Chi sono i giganti? Cosa rappresentano? Qual è il mondo dei giganti? Qual è la musica che fa ballare i giganti?
Insieme faremo la festa più bella che c’è.

#Invasionidigiganti #mataegrifone #giganti #tradizioni #libri #divertimento

Per info: giusystaropoli@libero.it  – Cell. 3939900337

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MATA & GRIFONE / RIACE & I MIGRANTI

SLa storia leggendaria di Mata e Grifone ho sempre sostenuto abbia qualcosa di importante da raccontare. Qualcosa di bello per la vita degli uomini. L’ho scritta soprattutto per questo. Con questa consapevolezza. Perché come le favole insegni in tutta pienezza la sua morale.

Lui, il gigante Grifone, è un re moro venuto dal mare. Musulmano di credo, alimentato da terrore e ferocia; lei, la gigantessa Mata, una giovane onesta e bella, di religione cristiana, dalla pelle vellutata e color di rosa. Due opposti che si attraggono. Una storia d’amore che insegna che delle diversità non bisogna avere paura, che chi arriva non è mai minaccia ma occasione. E i giganti nel tradizionale e mitico ballo d’amore raccontano tutto questo. Lo fanno con la cadenza dei passi, l’affidamento al ritmo dei tamburi, i ghirigori delle loro lunghe vesti…
Essi si amano, si corteggiano e nel trionfo dell’amore si baciano. Le labbra nere di lui, sulla bocca color carne di lei.
Inclusione e accoglienza, amore e amicizia, identità che si scopre tra la prima e la seconda pelle. E lì vi rimane. Per sempre.
Una storia di conversione all’amore che tutto può. L’amore che può risollevare il mondo, sollevare con tutti i raggi il sole e dissetarsi dal sale del mare.
Mata e Grifone raccontano, parallelamente alla vita degli uomini, la dualità millenaria tra gli opposti: l’amore e l’odio, il predatore e la preda, il bello e il brutto, I saraceni e i turchi, l’oriente e l’occidente, Il Nord e il Sud, la Bibbia e il Corano, Il cristianesimo e il musulmano. La perfezione e l’imperfetto che unendosi si fanno ineguagliabile bellezza. Un solo corpo, un solo sangue, un unico colore della pelle. Rosso come ciliegie di ferrovia, come rosso è l’amore, quello che accosta, unisce e mai più divide e scompone. Esalta e non pregiudica, non giudica. Mata e Grifone narrano dunque la vita dell’alba e quella del tramonto e lo fanno con racconti che è lo stesso amore a coniare, e che sono viaggi mediterranei che si snodano lungo le coste tribulanti del Tirreno e dello Ionio.M Laggiù dove come un nido sopra di un fiore sorge#Riace, la nuova Mata, e cantano inni al pane i #migranti di “ararat” i nuovi Grifone. Laggiù dove non un pellerossa, né un gigante, ha scritto una storia d’amore contemporanea che tra tutte le favole, ha la morale più bella:#LAVITA, la stessa che Mata sacrifica per seguire il suo amato Grifone.

Giusy Staropoli Calafati

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I GIGANTI di Giusy Staropoli Calafati SULLA SCATOLINA DELLA LIQUIRIZIA AMARELLI

xEDIZIONE LIMITATA

L’#Amarelli di #Rossano dedica una delle sue tradizionali scatoline di latta ai leggendari #giganti #Mata e #Grifone, due beneaguranti figure della #mitologia, sempre più presenti in #Calabria durante le feste di piazza. Sulla confezione da 20 gr è impresso anche il nome della scrittrice Giusy Staropoli Calafati, autrice di un apposito progetto di carattere antropologico. (Da: L’altra Calabria)

[…]Chi lo avrebbe mai detto che io e i miei #GIGANTI saremmo andati a finire sulle scatoline della liquirizia più famosa del mondo? y
Un’emozione unica. Grazie di cuore all’azienda Amarelli per questa edizione limitata bellissima che racconta con immagini e sapori, grandi storie di#Calabria. […] (giusy s.c.)

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PER ORLANDO. IL PENSIERO DI GIUSY STAROPOLI CALAFATI PER IL GUERRIRO DI SOVERATO “Orlando Fratto” E LA SUA MAMMA.

Se tra tutte le cose della vita potessi sceglierne una che abbia lo stesso odore dei fiori, sceglierei i figli. Sono l’unica corolla che tiene uniti tutti i petali. Quelli con tanti nomi, tutti belli. Tutti dolci come i nomi dei figli.

E ci sono madri, che nelle immense distese di fiori, scelgono i propri. Tra tanti proprio quelli. I giusti. Che se ne stanno a fila per essere chiamati con il loro nome.

Anche le madri sono tante e tutte belle come le rose.

I miracoli del profumo del fiore, che fanno i figli quando s’aprono a primavera, sono proprio le madri.

E ce n’è una, che come Maria con il suo Cristo, racconta la sua storia, fatta di croci e di più di tre chiodi, sopra cui soffia il profumo inodore del fiore. E abita laggiù. E sapeste com’è bella!

Porge l’orecchio allo Jonio e sente il vento e la brezza della sera accarezzarle i suoi seni che prima hanno allattato, e il ventre suo che ha partorito. E in quella parte di terra che fa la risacca il mare, bacia in fronte suo figlio.

– Qua, qua, ma’. Un bacio qua – gli dice Orlando. E lei si stende, fino a lì. Ma non ci arriva. E la distanza cresce. Più del mare. Aumenta.

– Lo Jonio non basta più. Ci serve l’oceano, ma’.

– E chi ti ci porta, figlio mio?

– Mi ci porta il mare, ma’. Il mare della nostra terra.

– E torneremo poi, Orlando?

– I guerrieri tornano sempre, ma’.

Orlando prima di partire, aveva lasciato sul letto la foto della gente della sua terra. Non l’aveva dimenticata, no. Si era solo lasciato alle spalle una scusa per ritornare.

Perché sa che lo stiamo aspettando.

– Orla’, sta casa aspetta a te!

Giusy Staropoli Calafati

Per contribuire alla vita di Orlando basta fare anche una piccola donazione:

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SAVERIO STRATI. GIUSY STAROPOLI CALAFATI LASCIATA FUORI DAI NUOVI PROGETTI SULLO SCRITTORE CALABRESE. LA LETTERA DELLA SCRITTRICE.

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Tutto cominciava così: «C’è una scrittrice che non abita a Sant’Agata del Bianco, eppure ogni giorno con i suoi occhi e la sua mente arriva nella piazzetta di Tibi e Tàscia, o nel promontorio di Còla, trasportata da un bisogno viscerale. Difatti, il suo “faccia a faccia” con lo scrittore santagatese Saverio Strati non può che portarla, inevitabilmente, tra le fontane, le case di pietra e gli angoli più nascosti del nostro paese. Questo perché Giusy Staropoli Calafati è un’attenta studiosa di Strati, ne conosce la radice dolorosa, il talento, il respiro delle pagine». (Domenico Stranieri, sindaco di Sant’Agata del Bianco)

Il mio rapporto con Saverio Strati è certamente un rapporto post mortem, direbbe qualcheduno. Eppure il grande Saverio lo conobbi, anche se en passant, da bambina, a scuola, quando ancora eravamo vivi entrambi.  Ritrovandolo poi abbondantemente adulta entrambi nella sua opera più bella e genuina: Tibi e Tascia, la cui lettura mi apre un varco incredibile nella selva “benedetta” della letteratura-vita calabrese.

Certo, non sono una studiosa di rango, come qualcheduno dice debbano essere coloro che mettono mani sul mondo stratiano per esempio, anche se con Strati, ahimé, condivido la laurea mancata. Un titolo che però non ci diventa indispensabile, visto che la laurea appunto, non dà cuori da mettere nei petti, e non dà talenti se non li possiedi. Aiuta, sviluppa, apre. Eccome se lo fa! Ma il resto va da sé. O c’è o non c’è.

In ogni suo libro ho incontrato e conosciuto, Saverio Strati. Ho stretto con lui un forte legame. Un’amicizia. Un rapporto piuttosto profondo. Quasi parentale. Tanto da scegliere di percorre in viaggi di sola andata, l’itinerario dei suoi luoghi.

qqSant’Agata del Bianco, quando senza dir nulla a nessuno, nel silenzio più assoluto del piccolo paese della Locride, percorsi via Delle porte Pinte, fino alla piazzetta di Tibi e Tascia. E lì ne rintracciai l’identità assoluta dell’uomo e dello scrittore.

Africo, dove con persone bellissime, che conoscono le viscere di quella montagna, mi sono introdotta a Terrarossa con tutta l’anima che ho dentro.

Scandicci, dove dal cimitero di San’Antonio alla casa di Strati, ho percorso un tot di strada quasi con il magone di quando stai per incontrare un Grande. E lì, proprio lì, in quella via Giotto, trovai su di un citofono il nome dello scrittore che cercavo.

E poi le conoscenze più svariate e varie. I nipoti per esempio, quelli con cui il caro Saverio, a Scandicci, aveva trascorso il resto della sua vita. Il grande amico fiorentino, il mitico gallerista Pananti, con cui abbiamo avito modo di parlare dell’uomo e dello scrittore. Dell’amico Strati.

Per non dire poi gli amici di casa che ho conosciuto, e le case che Strati frequentava, che ho visitato. Sono stata nel regno librario di Carmelo Filocamo, amico fraterno di Saverio. Ho conosciuto e parlato con immensa devozione con il professore Walter Pedullà. Bellissimamente mi sono confrontata  con il caro amico e compaesano, il professore Luigi M. Lombardi Satriani. E ho conosciuto uno ad uno, i personaggi stratiani. Tutti veri. Tutti reali. Cicca, Carmela, mastro Filippo, Leo, Michele, Rocco. Tutti tutti.

Strati, l’ho profondamente studiato, se è lecito e possibile farlo con un piccolo diploma di un Istituto tecnico commerciale come il mio. L’ho analizzato da tutti i punti di vista, tanto da voler riaccendere i riflettori su questo scrittore di cui in tanti si erano dimenticati. Per un senso di responsabilità che ho sentito di avere nei suoi confronti, ma soprattutto per il senso di benessere che mi fa provare la lettura dei suoi romanzi.

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Sono stata a Sant’Agata del Bianco a parlare di Strati, assieme a tanti illustri, quando nel mese di agosto del 2014, con l’allora sindaco e amico Giuseppe Strangio, si celebrarono i 90 anni dello scrittore, morto però mesi prima, in aprile. Sono tornata l’anno dopo, nel 2015, per presentare il mio saggio: SAVERIO STRATI – non un meridionalista ma il meridione in sé che parla, assieme al professore Domenico Talia. E quello stesso anno, usciva un mio saggio breve sullo scrittore, sulla rivista  Il Ponte, sulla quale Strati aveva appunto pubblicato, da giovane, i suoi primissimi racconti. Nel 2016, tornavo a Sant’Agata con una nuova pubblicazione: SAVERIO STRATI due racconti, presentando due racconti appunto, quasi del tutto misconosciuti. Uno avuto in originale direttamente dalla famiglia, e l’altro cedutomi dal prof. Leonardo Alario, per il quale Strati lo aveva propriamente scritto.

Da qui l’impegno costante e in ascesa, nella diffusione dell’opera stratiana con il gruppo RILEGGIAMO SAVERIO STRATI sui social, fino ai tantissimi incontri con gli studenti di varie e svariate scuole calabresi, a cui presento Strati nella sua immensa grandezza di narratore. Raccontandone la poetica, il pensiero, la vita, l’opera. L’uomo.12096484_974709322591546_8361701807863950994_n

I risultati? Addirittura una tesina su Strati da presentare agli esami di maturità.

Una grande soddisfazione per me che, gratuitamente, introduco lo scrittore giorno dopo giorno nelle scuole e tra le gente. La sua gente di Calabria. Un percorso faticoso ma bello, che dura oramai da diversi anni e di cui vado molto orgogliosa. E che per funzionare non ha bisogno di parole ma di fatti. Non riconoscenze, ma risultati. E funziona. Funziona alla grande.

E poi…, del poi che posso dirvi!

Nel 2017 pubblico il mio primo romanzo. Una solo dedica in calce: A SAVERIO STRATI.

Ne LA TERRA DEL RITORNO, lo scrittore di Sant’Agata, torna e finalmente, come Dio comanda, sotto i riflettori e per la prima volta in un romanzo, sua vera casa natale. E grazie anche ad un firma assai appartenente al suo essere figlio della montagna, quella di Gioacchino Criaco, che consentitemi, resta forse uno dei pochi umili e grandi scrittori calabresi. Tra i pochissimi che Strati lo godono e lo fanno godere. Perché vi è l’appartenenza condivisa che li unisce.libro_pic

Un romanzo, il mio, in cui lo scrittore Saverio, viene affinacato da signore intellettuale, quale egli era, ai protagonisti Turi e di Tascia. Nel paese di Pietragrande, nella terra del ritorno e del pane. A lui dedico delle pagine che ne recuperano l’essenza e la poetica, ma soprattutto  stimolano il lettore alla ricerca di chi realmente esso fosse. Missione perfettamente riuscita, tra i giovani in special modo, che scoprendo la letteratura stratiana, sentono di avere un motivo in più per riconquistarsi nella propria terra.

“Quanto hai detto tu  di Saverio, in queste poche pagine a lui dedicate, non lo hanno fatto i critici in interi libri”, recita in una sua recensione il prof. Leonardo Alario di Cassano alla Jonio, amico fraterno di Strati allora, e oggi anche amico mio.

Da qui in poi, lo trappo. Quello di cui mi accorgo solo piano piano.

La Calabria che prima era terra cucita d’un pezzo, quella in cui ho sempre creduto e per la quale mi batto, diventa piena di cuciture. Difficilmente comprensibile. E mi si pone innanzi con il primo  rigetto da parte di alcuni parenti calabresi dello scrittore, con i quali contavo di aver instaurato, dal punto di vista propriamente umano intendo, una bella e sincera amicizia; poi con l’allontanamento, seppure garbato, dal paese natio.…. Uno sciò sciò, insomma, che va crescendo.

“Chista unn’è terra tua”.

E così, vengo lasciata prima fuori dalla commissione pro-Strati, ennesima beffa allo scrittore della politica regionale, che non ha portato alcun risultato pur essendo abbondantemente costata. E poi, ed ecco che lo strappo diventa proprio “ sciancatina”, neppure un cenno o un misero invito alla presentazione del Premio Strati, tenutasi di recente a Sant’Agata del Bianco.  Come fosse scritto: LA VIBONESE DEVE RESTARE FUORI.

E poi…, poi tanto altro che non è necessario dover aggiungere. Perché le beffe fanno male. Male assai. Per dirla alla Strati: perciano il cuore.

Una vecchia Calabria, lupa e femmina meschina, che non è mai finita, la ritrovo. E viene fatta emergere ancora da certi e obbligata a certi altri, che per amicizia e cazzonaggine, politica da sottoscopa, accozzano a quelli che si sentono puzzare di scienza.  A cui viene dato l’agio della puzza ovviamente.

E ci si avvia alla riscoperta dei minchioni di cui parlava proprio Saverio Strati. I paraculi della cultura. Cultura, signori, non noccioline. Intellettuali, scrittori. Intelletti di un certo rango.

E perché tutto questo?!

Forse perché questa terra cambia il pelo ma non il vizio.  Perché ancora vige la regola sociale del tutto a me e dell’altro chi se ne fotte. E poi d’altro canto, perché proprio io avrei dovuto raccontare di Strati? Io che vengono dalle Serre e non dall’Aspromonte.  Che vengo dal mare  e non so niente della montagna. Giusto io?

La cultura in questa terra è una fottuta guerra tra poveri.  Non abbiamo mai smesso di essere nemici di noi stessi. E moriremo per questo. E il torto non lo fate a me, nella certosina vostra opera di distruzione di quanto gli altri costruiscono, ma a quello Strati, caro Strati, che tanto dite di amare e tanto vi appartiene.

Voleva vivere nei libri, il caro maestro Saverio. E io è lì che lo trovo tutte le volte che lo voglio. Non vado a chiederlo a nessuno.  Perché non è di nessuno uno scrittore. Come i suoi libri diventa immediatamente di tutti. E se per mezzo mio se ne è ritornato fortemente a parlare, non posso che esserne felice. In fondo l’ambizione era questa. Farlo tornare, Saverio Strati. Che sia io a parlarne o siate voi. L’importante è che se ne parli, che lo si legga, che lo si pubblichi.

In ogni caso, io, senza sé e senza ma, nonostante tutto, continuerò la mia battaglia culturale, in mezzo alla gente e fuori dalle poltrone,  lontana dai tavoli della scienza, riaccendendo i riflettori su uno scrittore DEL MONDO. E non c’è resa che tenga. I giovani mi cercano, perché Strati e quelli come lui li vogliono conoscere gratis. Entrando in maniera diretta  nelle viscere della loro storia. E mi presto con gioia a questo gioco, ché è bellissimo. Ché mi piace tanto.12208528_979928288736316_5828564578232222725_n

Pertanto cara Calabria mia, che pure io ti porto come il vecchio Saverio, dentro al petto come un organo, certi scrittori  ti dico che vanno percorsi con il cuore. Perché mentre altrove svaniscono, nel cuore non finiscono mai. Restano per sempre.

Cala’, non fare i capricci. Cresci e agisci. Qualificati.

E voi che credete di farla, la Calabria, non strumentalizzate la cultura, vi prego. Non fate degli scrittori, patrimonio comune, burattini alla Collodi. Non troverete pace mai. Mai, finché questa terra continuerà a divorare i suoi e nutrire gli altri.

#CHAPEAUSAVERIO

Giusy Staropoli Calafati (la calabrese)

 

 

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RIACE non deve finire.

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Senza se e senza ma #IOSTOCONRIACE.

Perchè mi piace, perchè è bella. Perchè è famiglia, vita, accoglienza. Perchè Riace c’è, esiste. Riace è abitata e crea, produce. Ma se resta sola muore. Se non viene alimentata, come la fiamma di una candela si spegne. E se Riace finisce, tanti uomini e tante donne, bambini, padri, madri, famiglie e sogni finiranno con lei.

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UN LIBRO PER ORLANDO il guerriero.

Qualche settimana fa ho letto su facebook la storia di Orlando Fratto, il guerriero. Non lo conoscevo Orlando e non conoscevo neppure la sua storia.
DDOrlando è un ragazzo calabrese, di Soverato, affetto da una malattia che per continuare a vivere necessita di un’importante operazione. Importante a tal punto che può essere sostenuta solo negli Stati Uniti e ha un costo di €300.000 circa. Una cifra impossibile per una famiglia modesta come la sua.
La Calabria però si sta mobilitando perché questo #figlio va assolutamente aiutato.
Allora mi sono chiesta io cosa posso fare. E ci sono. E non ho trovato associazione più bella. Intanto vorrei affidare Orlando nelle mani di mamma Natuzza, la mamma terrena per eccellenza, perché possa intercedere con Maria presso Dio e chiedere che la vita di Orlando torni così come torna sempre la primavera.
Per questo chiedo adesso il vostro aiuto. Nel 2013 pubblicai il libro NATUZZA EVOLO- due chiacchiere con Maria, i cui ricavati andarono tutti alla fondazione di mamma Natuzza. Da oggi in poi vorrei che i ricavati dei libri che avevo preso io da dare alla Fondazione, andassero per la causa della vita di Orlando. E l’idea è quella di metterli in vendita direttamente a favore del nostro guerriero. I ricavati verranno donati per la vita di Orlando. Mamma Natuzza ne sarà felice.SA
Chiunque volesse dare un’occasione ad Orlando con soli €10 +2 di spedizione ordinaria (+5 raccomandata) può avere una copia del libro. Potete ordinare le vostre copie scrivendo a giusystaropoli@libero.it, o contattandomi sulla mia pagina fb https://www.facebook.com/giusy.staropolicalafati
DIAMO VITA ALLA VITA!
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Il libro e l’uovo. I GIGANTI E L’UOVO DI CIOCCOLATO MONARDO

Un contest da favola con l’uovo di Cioccolato della terra dei giganti!

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Un libro rende tutto più buono. Le uova di Pasqua più #giganti. Se poi l’uovo viene dalla fabbrica di cioccolato del paese dei giganti allora è davvero una festa.
Uova Monardo + la favola I Giganti.
È bastato postare una foto con il nome del proprio bambino e avere tanti like, per vincere. Hanno partecipato in tantissimi, e like a parte i bambini erano tutti bellissimi.

 

L’obiettivo è stato quello di rendere un libro bello e saporito nelle mani dei più piccoli. E ci siamo riusciti. Hanno fatto a gara.

Chi ha vinto?

Con 283 mi piace, la piccola Viola Rubino.
Con 195 mi piace, il piccolo Jason Petrarca.

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Non smettete di seguire Giusy sul suo blog e sulla sua pagina facebook. La nostra Scrittrice ha sempre nuove proposte interessanti per i suoi grandi e piccoli lettori. KISS

 

 

 

 

P.S. grazie alla fabbrica di cioccolato MONARDO per le bellissime e buonissime uova.

 

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LA TERRA DEL RITORNO fa tappa a Vibo Marina.

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La felicità ha l’odore della terra!
[…]- Sai dov’è il posto del nostro amore, Tascia?
– Dove?
– Sulle labbra della nostra terra.[…]
Una storia d’amore. Una storia di terra e di pane. Una scelta di vita.
Un romanzo che chiede a tutti i costi di essere letto.
Per tutti coloro che hanno una terra da amare. Qualcosa o qualcuno per cui valga la pena di tornare e restare.
#laterradelritorno

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I GIGANTI. L’unico laboratorio che fa divertire i bambini portandoli nel mondo della festa.

3Il laboratorio artistico e di lettura con I GIGANTI
I bambini si vedranno protagonisti nel vestire i panni dei giganti e dei tamburinari.

Insieme leggeremo la bellissima favola che racconta la storia dei giganti e poi balleremo e suoneremo inscenando il gran ballo dei giganti. Realizzeremo disegni sui giganti e alcune immagini tratte dal libro le coloreremo divertendoci. Infine dove sarà possibile cercheremo con i bambini di costruire con quanto si ha a disposizione un piccolo gigante che tirato a sorte potrà essere portato a casa da uno di loro.2

Il costo del laboratorio è di €10. Inoltre a fine lavoro i bambini porteranno a casa una copia del libro sui giganti che oltre la favola contiene delle bellissime illustrazioni.

Per organizzare un laboratorio, che prevede un minino di bambini da 10 a 20,  o far partecipare il tuo bambino/a è possibile contattare Giusy Staropoli sulla sua pagina facebook, o chiamando al 3939900337.

Invasioni GIGANTARE e conquiste culturali.

copertina libro giganti

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I GIGANTI di Giusy Staropoli Calafati diventa un progetto didattico. Invasioni di giganti e conquiste culturali nelle scuole

9Progetto didattico I GIGANTI – Scuola dell’infanzia / Scuola primaria

A dirigenti, docenti, genitori. A tutti i bambini…

A sindaci e amministratori che intendono investire in cultura e produrne…

Il progetto ha in oggetto i tradizionali giganti processionali di cartapesta. Esso consiste nella realizzazione di un laboratorio di lettura della favola dei giganti, che permetterà ai bambini di entrare in contatto diretto con la bellezza di un mondo favoleggiante spesso conosciuto solo dall’esterno. Durante questa fase, i bambini si vedranno protagonisti nel vestire i panni del protagonista Rorò, dei giganti e dei tamburinari, che pur simpaticamente rivestono un ruolo importante, che dalla favola passa alla vita reale. Si ballerà e si suonerà inscenando il gran ballo dei giganti. 1A seguire, vi sarà la visione di un video nel quale i bambini ascolteranno dalla viva voce del protagonista del libro la storia dei giganti, e ascolteranno inoltre il canto dialettale che chiude la favola, con il quale ai bambini verrà anche spiegata l’importanza della lingua dialettale come simbolo prezioso di identità e appartenenza. Infine vi sarà un laboratorio artistico dove verranno realizzati disegni sui giganti e alcune immagini tratte dal libro potranno essere colorate.

copertina libro gigantiCon questo libro, abbellito anche da simpatiche illustrazioni, si cerca di trasmettere ai bambini l’importanza della lettura, portandoli a conoscenza di quello che è il profilo storico, leggendario e festoso dei giganti di cartapesta. Un laboratorio che produce cultura nel mondo della FESTA!!!13

Invasioni GIGANTARE e conquiste culturali.

I libri sono un cammino che porta alla felicità. Condividerla con i bambini (che saranno gli uomini e le donne di domani) é come costruire una casa sulla roccia.

L’obiettivo è invadere il mondo con i libri e conquistarlo per sempre.

A tu per tu con i libri: il bello della lettura, raccontando la storia dei giganti, suonando, ballando, disegnando e costruendo i giganti come simbolo di identità, tradizione, storia, festa e soprattutto ACCOGLIENZA. Grifone, il re moro venuto dall’Africa, di fede musulmana; Mata, la regina dell’amore, di credo cristiano.

I bambini, dovranno, dopo la lettura animata della favola, andare alla ricerca di parole chiavi capaci di racchiudere la storia di Mata e Grifone, scegliendo poi quella che più preferiscono, e che simbolicamente si tatueranno a penna  sulla propria mano perché possa accompagnarli nella loro “gigante” crescita.

Così scrive Santo Gioffré, scrittore di fama internazionale, nella prefazione del libro: […]Il Mito dei Giganti Mata e Grifone ci precede e ci rincorre fin dalla nostra nascita. Essi sono mischiati a questa parte della Calabria e alla Sicilia come la gramigna della terra rivoltata dall’aratro o il soffio del vento di scirocco che,da sempre, qui spira in modo improprio perché porta respiri affannosi, come quello dei bimbi quando, nelle sere d’estate, corrono dietro i Giganti che ballano al ritmo della maestria dei tamburinari. Tutti noi siamo cresciuti aspettando le feste di ferragosto quando i Giganti, la bellissima Mata ed il burbero Grifone, ci accompagnavano nelle nostre fantasticherie.[…]

LEGGERE E SAPERE PERCHÈ LA CULTURA È UNA STORIA D’AMORE.

6L’unico costo richiesto per aderire al progetto, da parte dei bambini che intendono partecipare è pari a €10, che corrisponde al costo del libro, che al termine dell’incontro con i bambini, verrà consegnato da portare a casa. Si tratta di un progetto nel quale la scuola può decidere se impegnarsi anche economicamente, o se condividere con le famiglie affidando loro il costo, come si sta già facendo in moltissime scuole di tutta la Calabria, per vedere quanti saranno i bambini che aderiranno al progetto. Molte scuole sono state già invase, altre sono in fase di conquista. E che la festa abbia inizio!

Per info e prenotazioni: giusystaropoli@libero.it / 3939900337

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I GIGANTI diventa un progetto nelle scuole

articolo

dal Quotidiano del Sud. Di Giusy D’angelo.

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Caro ragazzo mio del Sud!

Caro ragazzo mio del Sud…

Ho 39 anni e vivo in uccn piccolo paese, che se continua così, dicono che presto chiuderà. Perché al Sud anche i paesi rischiano di chiudere. Come le tante case già chiuse. Alcune per lutto, altre per viaggi…

Ma finché solo uno di noi rimane, dice mio padre, non accadrà. E così ho deciso di restare e per sempre.

Mio padre è un commerciante. Mia madre gli sta al fianco, manca poco, e saranno cinquant’anni.

Io cosa faccio di preciso non lo so. La ragazza, la moglie la madre, l’amica, la figlia, la sorella…. La certezza è che quando scrivo la mia restanza è più piacevole. Sconfina facilmente e me la gusto.

Abito in un appartamento circa sette metri sopra il mare. Al quarto piano di un palazzo bianco dove la salsedine insiste, ma sul bianco dei muri si confonde. Non si vede. Al naso però oramai la sento al volo. La gratto sopra i vetri, sul bucato che sventola, su di me che non mi sento mai fuori luogo, e sopra i sogni che impazzano. Ho tanti sogni. Non ho cassetti però. E allora sono costretta a realizzarli. Con fatica, sudore, lotta. E poi anche speranza, voglia di farcela per me e per chi come me ancora continua a sognare proprio da quaggiù.

Amo la mia terra con la stessa intensità con cui amo mia madre. Con lo stesso istinto con cui amo i miei figli. Perché, abbiate pazienza, ma sono la medesima cosa. E non dite che ci faccio, perché io ci sono.  Al Sud ci sono. Al mio paese ci sono, resisto, resto. E vivo. Rido, scherzo…, faccio quello che tutti i ragazzi come me fanno in tutto il mondo.

E c’è la scuola e c’è la chiesa. E nelle campagne, che se ne stanno accoccolate con i piedi sulla sabbia del mare e la faccia alla montagna, ci sono tanti forni per il pane. Tutti di pietra. E poi c’è la mia meravigliosa infanzia che conservo in ogni angolo di strada, nella fontane, e nello sguardo degli ultimi anziani.

Quaggiù a volte rido e altre piango. Ma poi mi accorgo che non tutto è perduto. Che le volte che piango accade perchè qualcun altro rida dopo.  È dura lo so. Eccome se lo so. Ma siamo figli della resistenza noi.

E tu, sai resistere, tu?

Sono arrabbiata e delusa. Sono una madre profondamente arrabbiata e delusa.  Perché comprendo ogni giorno che passa, che tu non hai pace, e non hai luogo. Sono arrabbiata e delusa, perché quattordici, diciassette e vent’anni li ho avuti anch’io. E la voglia di fuggire con così tanta asprezza, desiderio di rottura con l’origine di cui facciamo parte, e rancore, non mi è mai saltata addosso. Tu invece, nasci dal grembo del mio stesso Sud, e hai sin dal primo istante,  già in corpo, il desiderio incommensurabile del viaggio verso il Nord.

Cosa metti, ti prometti o ti promettono, in questi  viaggi che quasi sempre, e tristemente, sono di sola andata?

Qualsiasi cosa possa essere, fidati, è davvero sempre troppo poco. Perché il vero insuccesso di questo tanto rincorso viaggio della riscossa, a cui sembri costretto o obbligato, è il coraggio di lottare che ti manca. Di ridarti una possibilità se proprio pensi che  altri te l’abbiano tolta. Essere libero. Essere te stesso, senza doverti per forza, costruire falsi connotati altrove, per essere ben apprezzato dal mondo. Perché tu sei nel mondo. Tu sei del mondo. Noi siamo il Sud del mondo. Non un non Nord. Siamo il Sud, capisci?. Ci siamo, esistiamo così come siamo e basta.

A vent’anni, caro ragazzo mio del Sud, a vent’anni dico, non posso sentirti dire che non ce la fai più. Che sei sfinito, scoraggiato. Ricorda sempre che il lavoro, la dignità dell’essere umano, sono un riflesso precise dei nostri passi, delle nostre scelte, o di quelle che abbiamo lasciato fare a chi ci ha preceduto, e alle quali non ci siamo mai ribellati. Ho sentito giovani pari a te, dire  che il lavapiatti in città, al Nord, è più dignitoso che al paese, al Sud. E perché?  Perché nella città si fa il culo, lavora sodo sennò gli sputano in un occhio,  e non saprebbe come pagarsi casa, come resistere agli urti di circostanza. Quaggiù invece un piatto sì e cento no, e vive in vacanza sempre, e sta nella casa fatta da papà con l’orto pure. E no, no santo Dio! Pretendi che il sistema cambi. Cambialo, tu. Impegnati. Indignati. Difendi la tua dignità. Pretendi un’opportunità. Parla la tua lingua. Racconta chi sei.  Chi sei stato.  E senza vergogna anche chi non vorresti mai essere. A chi con fierezza non appartieni. Non costruirti la mappa di un’identità che non ti appartiene.  Non errare. Scegli piuttosto il sistema in cui vuoi continuare a crescere. Quello in cui puoi restare senza nessun beneficio al dubbio che dirotta verso l’erranza. Tu sei uno e sei tanti. Il rischio è che il tuo viaggio diventi epocale, e che la specie dalla quale provieni si estingua. E a me non piace. Fermati ancora un po’. Chiamala disgraziata, offendila la tua terra, ma provate a guarire insieme. TANTO DUVI VAI VAI U MARI È ACQUA. E se altri la oltraggiano falle da scuso. Fa che nessuno mai le possa torcere un capello. Schierati. E ora che tu lo faccia. Con consapevolezza. E se proprio devo dirtelo, con orgoglio. Dì a tutti: MIA MADRE NON SI TOCCA.

Io lo so che il viaggio, per cui tanto sospiri, non è colpa tua. Ti hanno insegnato che solo partendo ti riscatterai. E tu ci hai creduto.  Ecco tutto. E adesso il viaggio ti serve come il pane. E allora, se proprio hai fame di vedere com’è fatto il mondo, figlio mio, io ti dico: VA. Va dove hai voglia di andare. Impara, apprendi, cogli il meglio che puoi, ma poi, se puoi torna. Metti in pratica ciò che hai imparato. Il coraggio per primo. Solo così da morto che sei dentro, fidati, riprenderai a vivere.

Intanto, sappi che io resto qui. Ad aspettarti. Anche quando un giorno deciderai di ritornare solo con il cuore.

Una ragazza(madre) del Sud che è rimasta  perché ha radici più forti delle ali.

GSC

 

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LABORATORIO DI LETTURA E DISEGNO CON GIUSY STAROPOLI CALAFATI E I SUOI GIGANTI

Mata e Grifone sono arrivati!
La storia dei Giganti è raccontata da Giusy Staropoli Calafati e pubblicata da Laruffa Editore, in una bella edizione per grandi e piccini.
Presentazioni, incontri, laboratori di lettura rivolti a scuole, associazioni, oratori, centri di aggregazione, biblioteche…
Un viaggio nelle fantasticherie della lettura e dei giganti per tutti i bambini.

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I GIGANTI. La favola di Giusy Staropoli Calafati. In libreria dal 12 febbraio 2018

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Titolo: I GIGANTI
Editore: Laruffa
Uscita: 12 febbraio
Genere: favola
Introduzione: Santo Gioffrè
Copertina: fighissima
Una favola che son certa vi farà tornare bambini, e i bambini li farà divertire con il pazzo gioco di Rorò, che oggi dice sì e domani no.
Un lavoro che è costato fatica. Una fatica che però mi piace, e che voglio condividere con tutti voi. Un libro che dedico a uno dei più grandi gigantari della storia. E che anche voi scoprirete leggendo.
Ma ditemi, avete mai sentito parlare di #giganti e #gigantesse? E di tamburi e rullanti? E di maestosi #gigantari?
Io con i giganti mi sono cresciuta, ma non vi svelo altro.
Il grande Santo Gioffré vi introdurrà nella storia che a illustrare ci ha pensato una bravissima Annalisa Spadaro.
Un’abbuffata di divertente figliolanza.

P.S. è già possibile prenotare presentazioni per questo libro contattando direttamente l’autrice, o la casa editrice Laruffa editore.

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Picciridda – la Sicilia di Catena Fiorello

Ho finito di leggere, qualche giorno prima Natale, un grande libro. Parlo di Picciridda, Giunti editore, di Catena Fiorello.gg

Adesso però, ammetto di essere molto dispiaciuta. Non pensavo finisse così. Così presto intendo. Avrei voluto stare ancora lì e sentire Lucia raccontare di Maria Amoroso. Starmene assopita in quella terra di Sicilia dove tutto sembra cotto dalla calura ossessa che trasuda dalla terra che sale in alto come pirìa di forno,  fin dentro i pittindiani con la pala spinosa e i frutti dolci, che mentre leggevo, sentivo vivacchiare in quelle pagine autentiche, di vita. Nell’intimo rapporto tra Lucia e sua nonna. Come lo erano le “novene”. che la nonna faceva alla bambina. Vivendo così una terra posta all’insud della cartina geografica ma non del cuore, con la felicità e l’amarezza dei suoi giorni belli e dei finali certe volte tristi, ma necessari.

Una dualità carnale, tra la saggezza della nonna, che è una, e la leggerezza della nipote che è l’altra.

Non conoscevo Catena primo di questo romanzo, che ho incontrato per caso in libreria attratta dalla copertina, ma ancor più dal titolo che aveva in sé una complicità inspiegabile con il mio stesso animo. Quella parte di me che ride, pensa, e ama nel dialetto della propria terra. Con l’intensità della tenerezza che questo linguaggio, intimamente offre.

– È un bel libro – mi dice la libraia. Comunque avevo già deciso di comprarlo. E ho fatto, come si dice in gergo un ottimo acquisto. A me però piace dire: un ottimo incontro. Perché aver conosciuto Lucia e sua nonna è stato importante. Perché aver maledetto il Lercio insieme a loro è stato necessario. Perché l’erranza per il fetusazzo bisogno che al Sud ancora vive e miete partenze, è un destino comune. Perché il Sud è un destino dentro al cuore che ti prende e non lo sai lasciare. Un destino prepotente che rischia si lasciarti senza niente.

Una storia bellissima. Una storia come le tante vissute da mille bambine come Lucia. E dalle tante Maria Amoroso che abitano la Sicilia, ma anche la mia Calabria. Tutto il Sud. Una storia che ti senti addosso come una seconda pelle. Perché la vita di Lucia, per esempio, segue un destino che per certi versi può apparire tipico di certe parti. Invece ha una struttura del tutto ampia,  che può essere di tutte le Lucie, e non, del mondo. Perché Catena Fiorello fa sì che i luoghi diventano stato d’animo. Lo stesso che i lettori provano leggendo un libro così bello e intenso.

Giusy Staropoli Calafati

Una ‘picciridda’ scrittrice calabrese

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La recensione. Il prof. Vincenzo La Valva racconta ‘La Terra del Ritorno’ di Giusy Staropoli Calafati

jjAutori distanti tra loro per cultura e storia hanno utilizzato, con declinazioni e sensibilità differenti, il Tema del “tòpos”, del luogo, della terra, delle radici e del ritorno come motivo ricorrente, facendo sì che da luogo comune (scusate il gioco di parole)  si sublimi in riscatto e rivincita contro  la natura, i prepotenti, l’avverso destino. Alla riconquista delle radici perdute, percepite come sottratte, ma mai strappate. Ali per volare e radici e motivi per tornare. Sentimento salvifico che è il più potente strumento per superare la miserevole condizione umana ed il senso di smarrimento che  attanaglia e blocca gli uomini di ogni tempo, purchè in possesso di sensibilità, senso civico, tensione al Bene comune..

Non si può parlare del tema del  “ritorno” in letteratura senza soffermarsi e fissare il pensiero sul capolavoro Omerico, l’Odissea, che appartiene al ciclo dei Nòstoi, i poemi del rientro degli  eroi in patria dopo la distruzione di Troia. La riconquista di ciò che appartiene dopo un periodo di erranza, durante il quale non c’è un sentiero tracciato, ma nel corso del quale “ il sentiero si fa camminando”. Viaggio intriso di Segni, che trova infine Valore nel riappropriarsi di ciò che è sempre stato proprio, non solo in termini materiali ma soprattutto Spirituali ed affettivi.

per spaziare nel teatro classico greco, alle opere di Eschilo e Sofocle, alla Storia dei Persiani, a Catullo….

“Vi è felicità più grande che scordare gli affanni, / quando, stremati da viaggi in terra straniera, / la mente si libera del proprio peso e a casa / si torna per riposare nel letto sospirato? / Di tutte le fatiche questo è l’unico premio. /” nel LiberCatulliano. Nelle stesse tragedie di Seneca si ricorre più volte alla situazione drammatica del ritorno, come in numerosi autori successivi, fino  a giungere attraverso Medioevo e Barocco all’età moderna. Come dimenticare Foscolo, con il sonetto Nè più mai toccherò le sacre sponde, dove emerge in tutta la sua drammaticità  il dolore del non ritorno ad Itaca-Zante, , l’Addio ai Monti dei Promessi sposi, che è stato accostato da molti Autori alla cacciata dall’Eden narrata nel  Libro della Genesi, ambedue rappresentati come  una condanna al non –ritorno.  In realtà l’anelito al ricongiungimento salvifico e rappacificatore con il Creatore fa sì che inizi un viaggio teso al “ritorno” .
Come dimenticare i  Malavoglia, il ciclo dei Vinti, il nòstos del giovane ‘Ntoni ad Aci Trezza.

In questo maestoso panorama letterario si inserisce a pieno titolo e con un’Arte narrativa eccelsa la Nostra Giusy Staropoli Calafati.

La terra del ritorno di Giusy Staropoli Calafati, edito da Pellegrini. ci fa percepire odori, sapori, sensazioni, desideri familiari, ci conduce per mano attraverso la più estrema forma del viaggio, un’erranza disperata e dolorosa che trova pace nella sola rivoluzione possibile: Tornare per restare. «A ogni ritorno, l’aria che respiravo si avvertiva saporita come il sambuco con il quale mia madre guarniva le pitte filate, che ogni domenica mattina alla buon’ora, infornava con le sue mani sperte, assieme al pane, assiso dentro al forno come alla destra del Padreterno.» L’odore della mentuccia, del rosmarino e del basilico, gli ulivi e i fichi melanzana, La terra come entità reale, che pulsa e vive, che assume connotazioni umane, ci chiama, implora, grida, “non posso rimanere da sola , rientra, ti prego, non cercare altrove ciò che qui hai già e che uguale giammai troverai, qui troverai ristoro e felicità. “ Questa implorazione giunge al cuore del nostro protagonista Turi Nassi, degli altri nostri eroi,  ridona forza e vigore, purifica e vivifica e si ricomincia a lottare per dare realizzazione ai propri sogni, per riappropriarsi della propria identità. Il rientro temporaneo, come ogni estate, quasi un rito, al  paese natìo, Pietra grande, col pensiero rivolto alla professione medica e al luogo di lavoro, Torino, il risdchio di vedersi espropriata la terra del Padre Peppi, l’Amore improvviso per Tascia, compagna di scuola sbocciata Donna, forte come una quercia e ispiratrice e Musa. Quando, per rispondere ad un sopruso  ed alla prepotenza, comincia a pensare di rimanere, lottare, coinvolgere, vincere, ecco il bivio: una opportunità prestigiosa di lavoro ( le ALI )  o la Terra natìa (le RADICI) .  E qui, deus ex machina, appare Lui, Saverio Strati, l’incontro e la folgorazione.  «…io sono andato via da qui, quando ero giovane come voi. – dice Strati – Abbastanza giovane, incosciente e sognatore. Con sogni dentro la valigia e niente panni, e ora torno con panni e neanche un sogno. La distanza dalla mia casa, mi ha torturato giorno dopo giorno, e quando torno, non essere riconosciuto, significa morire. E può secondo te un uomo morire più volte? Certo che può. Io muoio ogni volta che torno. Guardami Tascia, io sono morto. Morto dentro. Ma pur sempre morto. »«Da ragazzo, – dice ancora Strati – mi sarei fatto crocifiggere nella terra, ma poi ho compreso che il mio dovere nei suoi confronti era raccontarla da lontano come se ci fossi dentro, lasciando ad altri, per iscritto, il vero volto del Sud. Quello reale. Le istruzioni per distruggere l’ignoranza conquistando la propria terra. Questo dovete fare, Tascia! Battetevi per la terra con l’intelligenza, la conoscenza, la cultura. Imparate a leggere e scrivere e insegnatelo agli altri. Mandate a scuola i vostri figli e pretendete che conoscano la propria terra. La studino in ogni parte in considerazione dei nuovi sviluppi che la avvaloreranno. Quanto al carbone, non lasciatevi trascinare in certe idee balorde. Lassù ci hanno sempre considerato peggio dei porci, morti di fame. Senza il Sud, ricordatevelo ragazzi, nessuna Italia è fatta.»

Queste parole risuonano, dopo la morte di Strati,  nelle orecchie di Turi e Tascia, uno a Torino, l’altra a Pietra Grande, ma ancor di più avvolgono il loro Cuore e illuminano le menti. E quando Turi sembra cedere allo sconforto e vanificare il suo viaggio circolare, ecco Tuscia che lo accompagna, lo indirizza, lo stringe a se per la giusta scelta. Tuscia rappresenta la grandezza delle DONNE meridionali, meraviglioso emblema di roccia fedele e bussola ispiratrice , stavolta elemento salvifico, altre volte, purtroppo, presenza dominante e distruttrice, come le donne di mafia di cui tanti studiosi, a vari livelli, si sono occupati sotto varie prospettive familiari, sociali, politiche se volete….

La conclusione cui entrambi arrivano, Turi e Tascia,  è che bisogna cercare nella terra del Sud, un nuovo futuro: «Per dare al Sud un futuro migliore. Perché nessuno può costruire per il futuro degli altri nuovi binari da percorrere e aprire anche solo una strada diversa, che possa essere quella che non abbiamo scelto. È sul passato dei padri che sono costruiti i futuri dei figli. La terra è nostra, e noi apparteniamo alla terra. Sulla storia della terra sono forgiate le migliori generazioni. E non v’è cosa più bella. Terra più abbondante della nostra. La vera rivoluzione, per chi c’è ancora, è restare. Per chi è partito invece, tornare. Assaporare la più estrema forma di viaggio.»

Un paese agonizzante riprende  a respirare, a vivere, con nuove prospettive e mentalità rinnovate.

La vita non è fatta per guardare indietro la strada percorsa, ma per sognare quella ancora da fare. Guardati dentro durante il viaggio e scoprirai di non essere cambiato mai. Perchè, ci dice l’autrice, il tempo non invecchia l’Anima di chì sogna, spera e vive. E leggere nelle scuole questo libro, analizzarlo e discuterne è opera meritoria di Giusy Staropoli Calafati, affinchè si squarci il velo di rassegnazione e la percezione di essere nati già vinti, sconfitti, per far si che si sublimi l’orgoglio delle nostre tradizioni e si operi, INSIEME, per cambiare le cose. E’ un processo lento, difficile, irto di difficoltà, macigni quali la prepotenza, il pregiudizio, la rassegnazione, il gattopardesco Tutto cambia perché nulla cambi. Ma NOI non accettiamo passivamente questa deriva, lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto ai nostri Figli e nipoti, ai nostri successori. Il patrimonio che dobbiamo tramandare non è ignavia, rassegnazione. Polvere, ma fili di Magia, orgoglio, sacrificio fattivo, cooperazione, ri-nascita, Vittoria. E’ un processo lento, irto di difficoltà, di cadute, di abbandoni, di ripresa, di lotta….

Grazie Giusy, perché Lei, con i suoi capolavori, il suo messaggio,  il suo quotidiano impegno ci pungola e ci sprona, rappresenta e identifica le nostre coscienze che non devono mai distrarsi, mai assopirsi, mai assuefarsi a stereotipi e luoghi comuni. In particolare, la terra del ritorno è una lama dorata e taumaturgica che va dritta al cuore,uno stimolo alle nostre coscienze, un imperioso invito alla riconquista di ciò che ci appartiene e che .inconsciamente, pensiamo non ci spetti, per atavica, storica, immutabile, maledizione e quasi predestinazione. Grazie davvero, Lei è chiamata e quasi “precettata” , per attitudini, meriti, sensibilità,   a ripercorrere le orme dei Grandi della letteratura e rappresenta il Nostro patrimonio ed orgoglio regionale.

Concludo così

  • Perché Odisseo torna ad Itaca Malgrado Calipso gli prometta l’Immortalità se resta con Lei?
  • Perché l’identità vale più dell’immortalità.

Signori, Giusy Staropoli Calafati.

                                                     Vincenzo La Valva

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La terra del ritorno a Bisignano

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Premio narrativa Mick Bagalà a Giusy Staropoli Calafati con ‘La Terra del ritorno’

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“La terra del ritorno”, premio Cultura “Mick Bagalà”, sez. Narrativa, durante la tradizionale serata della “Befana del Ferroviere”, giunta alla 37ma edizione
“La vita non è fatta per guardare indietro la strada percorsa, ma per sognare quella ancora da fare. Guardati dentro durante il viaggio e scoprirai di non essere cambiato mai. Perché, ci dice l’Autrice, il tempo non invecchia l’Anima di chi sogna, spera e vive. E leggere nelle scuole questo libro, analizzarlo e discuterne è opera meritoria di Giusy Staropoli Calafati, affinchè si squarci il velo di rassegnazione e la percezione di essere nati già vinti, sconfitti, per far si che si sublimi l’orgoglio delle nostre tradizioni e si operi, INSIEME, per cambiare le cose. E’ un processo lento, difficile, irto di difficoltà, macigni quali la prepotenza, il pregiudizio, la rassegnazione, il gattopardesco “Tutto cambia perché nulla cambi”. Ma NOI non accettiamo passivamente questa deriva, lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto ai nostri Figli e Nipoti, ai nostri successori. Il patrimonio che dobbiamo tramandare non è ignavia, rassegnazione, ma Polvere di Stelle, fili di Magia, orgoglio, sacrificio fattivo, cooperazione, ri-nascita, Vittoria. Grazie Giusy, perché con i Tuoi capolavori, il Tuo messaggio, il Tuo quotidiano impegno ci pungoli e ci sproni, rappresenti e identifichi le nostre coscienze che non devono mai distrarsi, mai assopirsi, mai assuefarsi a stereotipi e luoghi comuni. In particolare, la “terra del ritorno” è una lama dorata e taumaturgica che va dritta al cuore, uno stimolo alla nostre coscienze, un imperioso invito alla riconquista di ciò che ci appartiene e che inconsciamente pensiamo non ci spetti, per atavica, storica, immutabile maledizione . Grazie davvero, sei predestinata a ripercorrere le orme dei Grandi della letteratura e rappresenti un nostro sicuro patrimonio e un prezioso orgoglio regionale.
Concludo così : Perché Odisseo torna ad Itaca malgrado Calipso gli prometta l’Immortalità se resta con Lei?
-Perché l’Identità vale più dell’immortalità. “(V.L.V.)

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DOMENICO LUCANO: una fiction girata a Riace dal vivo tutti i giorni

crisis-de-inmigrantes-en-europa-2181658w620L’nfamia è la peggiore delle condanne. Quella seria non quella sacrilega dell’onore, intendo. E la Calabria ne è vittima esistenziale dai tempi delle calende greche. E quel che più rode è che il peggiore nemico del calabrese è il calabrese stesso.
Ovvio che l’Italia quando trova moju scava fundu. E così quel che di buono c’è ce lo condannano. Non è che lo accusano e basta. Lo condannano, cazzolina!
Ma senza prove, mi domanda un ragazzino, come si fa a capire che uno è colpevole oppure no?
Chi ha colpa sono i valori, la dignità, la moralità. E allora giù con i bastoni. Queste cose qui danno noia. Portano le genti alla rivoluzione e destabilizzano il potere. E allora vanno distrutte. mandate a farsi fottere, nella sostanza dei fatti.
Domenico Lucano, un metro e mezzo di Calabria circa, è  personaggio di seconda battuta, che diventa però, e  inconsapevolmente, protagonista di una favola che a Riace, e badate bene, non ha scritto lui per primo, ma è stato Ararat. Un vascello carico di uomini con il nome della speranza. Lucano si è solo soffermato. Quello che oggi i suoi antagonisti, che non sappiamo bene chi siano, non riescono a fare. Manco fossero scecchi!
Certo che schierarsi coi tempi che corrano è pericoloso. Mia nonna però mi diceva che schierarsi invece è un atto di coraggio. E io l’ho fatto qualche volta. E oggi mi ripeto. Mi schiero con Domenico Lucano. Come donna, come calabrese, come scrittrice, mi sento di doverlo fare. Se poi avrò sbagliato, che Dio mi perdoni, ma ho solo seguito la mia coscienza. O meglio ancora l’istinto che nannima, buon’anima sempre lei, mi diceva ca esti fimmana.

Oggi alcune testate giornalistiche sul web titolano all’incirca così:

«È indagato»: Rai cancella la fiction sul sindaco di Riace con Beppe Fiorello.

Una bella minchiata. Infatti il produttore smentisce. Ma se la fuga di notizia c’è stata, gatta ci cova.  Chi ha in mano  la paglia per il fuoco? Tanto a Lucano resta comunque una fiction girata a Riace, dal vivo, tutti i giorni.
#iostocondomenicolucano, e se a febbraio non uscirà la fiction, pubblicherò il mio romanzo: Mimì il curdo. Lo avrei fatto comunque più avanti, ma ci sono priorità nelle vita!
“- È indagato. E se la Legge gli è arrivata addosso è perché sotto c’è qualcosa. Una puzza. Un feto.
Che cosa credeva di fare? L’eroe, forse? Un metro e mezzo d’uomo, paladino delle sciarre nere. Manco fosse il Messia. E a Riace, poi! Ma che è, Riace? Una cosa che si mangia è? Ah sì, ho capito! È la capa del cazzo.
– Ma smettila. Sulla dignità e la coscienza degli uomini io non ci scherzo. Tortora per una cosa così, ci è morto. Ché non lo sai?!
– Adesso ci pensa la Legge. Se ha mangiato franco, caca.
Sta facendo troppo casino questa testa di minchia di Lucano. E a cosa non è para. Para pé nenti.
– Perché la Legge, non sbaglia mai? E se invece è innocente?
– Peppi, fidati. Si nci calau la Leggi di ncoju, a paga.
– Eppure non capisco…
– Chi nc’è di capisciri, Peppi? Ti rendi conto quanti soldi sono arrivati a Riace in questi anni? Se l’avissi avuti io mi l’avvarria pigghjati tutti. Sugnu onestu.
– Lascia perdere Nico. Mimì non esti comu a tia. Con Lucano ci siamo cresciuti. Non ne sarria capaci di certe infamie.
– Hai ragione, Peppi. Ma Lucano, troppo rumore ha fatto! Mi dispiace nu pocu, sai… Lo so che non è nu malu cristianu. Ma oramai se lo sono giocato, capisci?
– Staremo a vedere, Nico. L’Italia in fondo è un paese strano. Curioso. T’accusano che sei innocente e ti scarcerano colpevole.
– E Lucano chi esti, Peppi?
– Esti patri, Nico. Esti patri.”
giusy staropoli calafati
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DOMENICO LUCANO: LA MORALE DELLA FAVOLA DI RIACE

domenico-lucanoUn’indagine non è un’accusa.
#iostoconilcurdo
La nave batteva bandiera curda. Portava un nome strano: ararat: speranza.[…]
[…] – Sono sbarcati in centinaia. Boccheggiavano come pesci.[…] – Cosa credevi, Lucano? – gli dissero. – I voti quaggiù non si prendono certo parlando di immigrazione. La pelle nera va scorciata altrove.[…]
A Riace venivano riaperte case e balconi. Annaffiati e festeggiati i gerani.[…]
[…]– Ma Lucano è legale quello che stai facendo? – gli chiesero.
– È un problema che non mi sono ancora posto.[…]
[…]In Calabria secondo certe pregiudiziali, v’erano tante teste di minchia. Alcune erano quelle che per quattro soldi si vendevano l’onore; certe altre invece quelle che propagandavano il Mediterraneo, il mare dei pesci neri, diventati grossi a carne di migranti. Ma per certo Mimì Lucano era il più grande testa di minchia di tutti. Restituiva dignità ai migranti dandogli degli uomini, e ridava vita al suo paese.[…]
[…]– Questa è solo utopia Lucano. La politica non ha tempo di investire nei sogni.
– Allora sarà l’utopia della normalità.[…]
[…] – Vogliamo ringraziarti per quello che hai fatto per noi – gli disse una mattina Zaccaria.
– Non ho fatto nulla di importante. I fratelli si aiutano, Zaccaria. E io semplicemente l’ho fatto.
– Grazie, Lucano, grazie.[…]
[…] Vennero allestiti laboratori di tessitura, producendo il filo della ginestra. E poi quelli di ceramica, vetro, ricamo…
Abeba veniva dall’Etiopia: – Sono a Riace dal 2008. Traduco dall’arabo, tigrino, amarico per la gente che viene qua e che non parla l’italiano. Mi trovo bene.
Helem dall’Eritrea. Lavorava in un laboratorio di ricamo. Era incinta di otto mesi quando era arrivata. Con i soldi guadagnati a Riace, cresceva bene sua figlia.
Issa invece aveva trovato lavoro nel laboratorio di ceramica.
– Sono arrivato dalla Turchia con la nave. Prima ho lavorato al telaio, poi ho fatto le marmellate d’arancia e ho raccolto le olive.
– Hai nostalgia dell’Afghanistan? – gli chiede avvicinandolo Mimì.
– Sì, tanta. Laggiù c’è la mia famiglia.
– Vorresti tornarci?
– Se non ci fosse la guerra! – sospira Issa con le lacrime agli occhi.[…]
[…]La scuola a Riace riapriva dopo circa un decennio di inattività e venivano assunti docenti. I nuovi riacesi aprivano negozi. Servivano macellai, fornai… C’era lavoro per tutti.
Anche Melo, oramai in pensione, riprendeva la sua attività facendo scarpe di pelle per gli ospiti.
– Vengono e mi chiedono di riparargli le scarpe vecchie – diceva. – Lo faccio con piacere e non mi pago. Non hanno soldi loro, poveri cristi. E li aiuto così, come posso.[…]
[…]Ramudullah era solo. Non aveva una famiglia. Niente padre e niente madre. I talebani erano entrati sulla sua casa e l’avevano distrutta. Avevano ucciso. Lui l’avevano ferito. Con una bomba l’avevano colpito all’addome.[…]
[…]– Assomigli al mio papà, gli disse un giorno Ramudullah nella sua lingua.
– Tu somigli forte a un figlio, Ramudullah – rispose Mimì stringendoselo al petto.[…]
[…]– Grazie, sindaco – gli disse Biase. – Nessuno mai mi aveva dato un ruolo in questo paese. Non finirò mai di ringraziarla – sentendosi finalmente qualcuno. Protagonista.
– Non ringraziarmi, Biase. Fa un buon lavoro e fa vedere chi sei.
– E chi sono io?!, Biase sono![…]
[…]– Come ti senti, Lucano, adesso che una rivista come Fortune ti da dato visibilità nel mondo?
Mimì sorrise. Fece spallette, poi rispose: – Non è che adesso perché una rivista americana mi ha inserito tra i sessanta uomini più influenti al mondo posso dire di volere chissà cosa. No!, non avrei coerenza con quelle che sono le mie sensibilità. A me non interessa né l’economia, né il potere. Neppure avere ruoli importanti mi interessa. Già mi piace quello che sto facendo.[…]
[…]Riace, non restava altro che un coccio di mondo. Freddo d’inverno e mite d’estate. Un paesetto dell’entroterra, dove non tutti arrivavano e dove in molti invece cercavano di restare. Un coccio antico sopra il mare. Figliato con parto dolente, dalla montagna.
Un groviglio di voci. Mugolii di gatti sparsi, abbai di cani e poi odore selvaggio di lupi.[…]
#Hastasiempre
TRATTO DAL MIO ROMANZO INEDITO: Mimì il curdo
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