A BRIATICO I BRIATICOTI. AL MONDO I BRIATICESI.

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Da qualche giorno imperversano sul web rovesci e contrari su Briatico e Briaticesi. Briatico nel mondo e Briaticesi del ritorno.
Ma so bene come vanno queste cose e allora, mi son detta, perchè intromettersi in fatti che fondamentalmente Briatico non lo riguardano?
Ma ai commenti raccapriccianti a dir poco, non posso starmene zitta. Solo due righe per dire che Briatico non è nel mondo. Nel mondo ci sono i Briaticesi. Briatico è a Marina, a Cocca, o Farcò, a Solaru, o Barraccuni, nta Chjazza, o Populittu, a Stazioni, o Specchju, e Pittejari… ecc, ecc.
E a Briatico seppur regna ancora gente varia fatta anche di briaticesi come quelli del nì e del né, di più sono i briaticoti precisi precisi, quelli che più vivono la sacra alma del paese e che tali si chiamano per viscerale appartenenza alla terra, come si raccomandava di definirci il grande Padre Maffeo Pretto, che per anni e anni, chiuso tra i suoi libri ha studiato Briatico e la sua storia, i Briaticoti e il loro paese.
Qualcuno, e mi riferisco all’emigrante al suo ritorno, parla di una Briatico sfinita, sconquassata quasi. Qualche altro, sempre l’emigrante quando torna, di una Briatico abbandonata, sola. Io, e non me ne vogliate, ché emigrante non lo sono, parlo di una Briatico mia. E non perchè un paese lo si può avere tutto per se, o lo si possa comprare come fece Totò con la Fontana di Trevi, ma perchè quando qualche d’uno mi ha detto: prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro, io lo presi tutto. E perchè quando mio marito mi disse “partiamo”, io ho detto che resto. E perchè quando i miei figli mi dicono che qui non c’è nulla, io gli dico che bisogna provarci. E perchè nonostante non sia mai stata profeta in patria, nei miei libri il mio paese, lo racconto raccontandomi. E poi ancora, perchè scelsi sin da ragazza, di fare del mio paese una culla e non il sepolcro. E seppure per avere il pane a tavola, qualche volta mi tocca chiedere i soldi a mia madre, perchè il lavoro non basta e quattro figli vogliono mangiare, ché non tutto quel che luccica è oro, non mi arrendo. MAI.
E non è vanto al coraggio, ché di coraggio ce ne vuole anche a partire, lo so bene. Ma è solo bisogno di condividere con le proprie radici, fino in fondo, le vittorie e le sconfitte, la compagnia e la solitudine. Come fa la liquirizia a Briatico vecchio, che seppure il paese è stato distrutto dal terremoto e oggi è triste, moribondo tra vecchi ruderi e rovi, solo sotto il cielo e col sole in faccia, cresce ancora. Perché quel pezzo di terra se l’è fatta culla. E ancora la si va a raccogliere. Si va fin lassù, sul monte solo, apposta per lei. E poi la provvidenza che ci sta a fare?!
E mi inquieta, mi disturba l’anima, sentir dire da certi briaticesi che tornano per le ferie, “questo paese è na cazza di pezza”. O più ferocemente: “guarda come l’avete ridotto!”.
Ma chi l’ha ridotto!? L’ha gambizzato chi ci è rimasto? NO!
Quando siete partiti a murra per il Nord delle conquiste ricche, avete risalito la testa del paese e a noialtri quel che è rimasto è la coda. E la coda, cari signori, è dura da scorciare.
Chi è rimasto quaggiù, tra il Murria e lo Spataro, innanzi al mare col sole negli occhi, come le spine dei pittindiani, lavora e con doglie forti, mettendosi alla prova nella quotidianità di un inverno che non passa, o di un’estate che passa veloce. E tutto tra i rovesci e i contrari di un paese che esiste, ovvio.
Non si può sopportare sentire un emigrato con il nì o con il né dire: ” ndi ruvinavistivu u paisi, poveri cazzuni”.
Perchè se proprio la devo dire tutta, ve la voglio dire alla SAVERIO STRATI: «dovrebbe essere nostro dovere tornare al Sud, specie noi che abbiamo imparato qualcosa. Tornare e introdurre la nuova mentalità ed ecco che il Sud da morto che è può riprendere a vivere. […] la loro terra, se essi non torneranno, diventerà un deserto africano vero e proprio.[…] Al Sud […]. C’è sempre una ragione d’impiego, di occupazione, di protezione al fondo delle intenzioni. Lo constato ogni volta che scendo al mio paese per salutare mio padre e mia madre. Il nonno mi rimprovera che ora che ho preso definitivamente il volo, la nostra terra muore. Muore insieme al padrone, la terra. La terra fiorisce insieme al padrone, invecchia insieme al padrone, muore insieme al padrone. […] basta buttare uno sguardo alla campagna abbandonata e morente come un vecchio stanco di vivere. In questo corpo malato fiorisce e prolifica la mafia […]. S’incarognisce la mafia».
Avete un doppiopetto? Voi sì e noi no?!
Non credo. Un cuore solo,  in due posti diversi contemporaneamente lo si deve saper mantenere. Non è facile. Costa fatica. Qualche d’uno, sempre emigrato, quando torna lo vedi piangere di gioia, in silenzio. E seppure lo vede cambiato il paese, perchè tutto cambia, anche gli occhi con cui si guarda cambiano, lo adora come fa col Santissimo. E allora sì che quello è il vero volto dell’emigrazione. Il cuore vero dell’emigrante che torna per sentire odori, sapori, musiche, versi. Senza pregiudiziali ma con la consapevolezza dei cambiamenti, a cui tutti egli incluso ha partecipato. E te lo godi il suo ritorno, perchè non ha dimenticato quello che è stato, e accetta quello che è.
Agli altri invece, emigranti del nì e del né, che vanno e vengono come fossero rindine bianche, il cuore o gli resta dove si nasce o va dove si vive. È la legge dei banderuoli di conquista. di quelli che spesse volte vanno perché qui non hanno più nulla da dire o da fare. Ed è in questi casi che il diritto di parola, nell’agorà del paese stesso, lo si perde nel viaggio di quell’andata che si è certi non avrà ritorno. Perchè si è già scelto di non ritornare. E certi diritti solo la restanza li da. L’erranza invece, li porta via con sé.
Quaggiù non v’è l’occasione che fa l’uomo ladro, lo so. Te la devi andare a cercare a luci di lumera. Ma quando la trovi, so’ soddisfazione so’. Quaggiù oltre al coraggio di restare, è perennemente viva la virtù della sopportazione, della lotta, e ci si arrampica con le unghie e spesse volte le si lascia aggrappate alla terra, senza più neanche un tramonto da gustare.  Non dormiamo noi briaticoti, no. Al massimo ci appisoliamo a guardare ‘illu’ Stromboli fumante, dallo sperone di Cocca.
Qui c’è il senso dell’appartenenza che ci consente di superare le durezze di un Sud che spesso chiede il doppio di quanto da.
C’è un vecchio detto che dice: haj mu ti passi a ‘stati a undi ti passasti u mbernu, e viceversa.
Ed è verità, pa lu Dio!
#briaticonelcuoremio
A BRIATICO I BRIATICOTI. AL MONDO I BRIATICESI.ultima modifica: 2016-08-23T16:25:41+00:00da giusystar99
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