17/05/2013

Salone Internazionale del libro: Natuzza Evolo due chiacchiere con Maria

NUOVO LAVORO: Natuzza Evolo -due chiacchiere con Maria

Natuzza Evolo -due chiacchiere con Maria / Calabria Ora 16/05/2013

11:24 Scritto da giusystar99 in calabria, le mie poesie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

14/05/2013

RIDATEMI IL PAESE

Si son fottuti tutto il mio paese
e pure la madre che l’ha partorito
facendo affari loschi e male cose
a nome della patria e di un partito.
L'hanno sputtanato in fronte al mondo,
togliendo pure Iddio sopra la croce
come uno zingaro che nomade va andando
senza di un nome, senza la sua voce.
Un malfattore appeso a capa sotto
che muto tiene il grido suo dolente,
a pancia piena a con il culo rotto
per colpa di un fetuso governante.
Tutti eleganti, intitolati e buoni,
‘sti figli di ciuccia con il sacco grosso
con corna di vacca e ammanchi di coglioni
spolpandogli, fetenti, osso e mastr'osso.
In processione politici ruffiani
che han da ripezzar le pezze al culo.
Fedeli assoluti di santuari pagani, 
dov’è che Cristo esce ed entra il mulo.
Brutti assassini che se ne stanno a spasso
'sti mangia franchi di un governo matto
a celebrar l'orror che hanno commesso 
che pure il lutto si son giocati al lotto.
Uno scirocco spira sui pennacchi
scordandosi l’onor della bandiera.
Niente uomini al governo, tutti scecchi,
a impappinar la storia e farla amara.
Tornatemi il paese, voi, profeti, 
che avete fatto solo il cazzo vostro
quand’è che con i nostri voti
pure un cazzone,qui, s’è fatto mastro.
Ridatemi quel che m’avete preso
ché io voglio campare a testa alta,
non voglio più tenere duro il muso
che l’ignoranza mò s’è fatta colta.
Politico di turno che stai sazio
e del paese mio tieni la chiave,
guarda il paese e piangiti lo strazio
che parte e non ritorna più la nave.
Mò passa il santo ed è l’ultima volta
che si scappella al popolo italiano,
pensa a tuo figlio e ammansa la rivolta
questo è il paese mio, non di nessuno.
Nessuno sarai tu, l’ingovernato,
che si è mangiato cose case e chiese
ti prego e questo è l’ultimo mio invito
di figlia italiana e mamma calabrese:
“Tornatemi il paese mio, in contante,
l’Italia che vi ho dato e il suo valore 
la dignità e la dote mia di sempre
                                              la casa di mio padre e pure il cuore”.       (giusy staropoli calafati)

11:21 Scritto da giusystar99 in le mie poesie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

la poesia è.......

La poesia è una scatoletta di carne saporita, che resta senza termini di scadenza nella credenza di chi la sperimenta, da mangiare mano a mano a pranzo e a cena; è un cunicolo a giorno senza dazi per il pedaggio, da attraversare lento nei giorni pari e dispari; è la prima e ultima scoperta da fare appena si nasce e prima di morire. E' la sola occasione di parole che ha l'uomo, che propaganda l'essere che gli appartiene, concedendogli, nella misericordia dei versi, la grazia che spera, accompagandolo nel raccoglimento armonioso che questi merita attraverso la conversione di cui ha bisogno per vivere. E poi non importa se la politica rosica, la società risica e la cultura ansima...., il poeta si spreme sfinendosi donando agli altri la salvazione dello spirito di cui l'anima ha bisogno.... E per la redenzione altrui, si allontana egli stesso dai versi, dopo che scrive. Perde la poesia cedendola a chicchessia, cosciente che la poesia, non perderà mai il poeta.
E non c'è scampo: la poesia resta poesia da questa all'altra sponda. Sempre....
E saremo salvati, se avendola, porzioni d'ogni misura ne serviremo a chi ha fame, nel primo secondo terzo e quarto mondo! gsc

(...)

Le mani sopra il petto e il tuppo in testa, con la veletta in segno di rispetto al Padreterno e a tutto il paese, in processione verso la chiesiola, solevano portarsi le signore. Tutte pacchiane dalla testa ai piedi, e pure fino a dentro il regipetto, dove portavano i soldi dell'offerta, arrivoltati dentro un fazzoletto. E tra le mani rosari fatti a coccio da sgranellare durante il cammino, che come l'arciprete sopra il pulpito, si presentava come un corvo nero, le donne tutte a fila e tutte assieme, un segno della croce e santa messa. E fuori una cordata di bambini a fare monellate e giri tondi, coi pantaloni corti e un'ignoranza da farci cotolette per cent'anni. Poveri 'nocenti! E che colpavano sti disgraziatelli, se la carne trita non la conoscevano, e ridacchiavano a scoprire alla gallina, se lo teneva l'uovo dentro al culo. La vita se la spassa all'infinito, al sud al nord e in tutto il mondo intero. Chi nasce povero, chi tondo chi quadrato, chi senza un Padreterno e una Madonna in cielo. E chi Madonna e madre ammaglia sempre, e alle minnelle latte porta ancora, che al sud, pure che il tempo passa, la storia del paese non finisce. E si ripete un'altra volta ancora.... gsc

11:05 Scritto da giusystar99 in calabria, le mie poesie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

02/05/2013

...

Se la Calabria è un peccato andrò piantata all'inferno; se è l'inferno, scontato il peccato d'abitarla, cavalcherò l'ascesa al paradiso; se è il paradiso, ci sono e ci resto a godermelo come Dio comanda...,    alla faccia di chi non ne ha voluto che sapere, scappandosela lontano da sua madre, mille miglia. gsc


15:03 Scritto da giusystar99 in calabria, le mie poesie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

15/04/2013

Calabria: scrittoio di tanti scrittori ieri e oggi

Tra i fiumi di ginepri indolenti, le essenze magàre dei cedri, la corale dei gelsomini, la prepotenza delle zagare e il profumo essenziale dei bergamotti, la Calabria, da sempre chiusa nel silenzio mistico del suo Sud, che le appartiene col sangue e con la carne, tra scecchi, fienili, case coloniche e manovali a cottimo e a giornata, dà i natali a grandi intelletti e luminari. Uomini di penna con teste gloriose da passare agli annali della storia e della letteratura come patrimonio dell'umanità. E si va in groppa a un asinello, che va legato dove il padrone vuole, a zonzo per le fiere letterate calabresi: da Crotone che partorì Pitagora, a Cosenza che vide fumare la scienza di Telesio, a Sambiase che fiorì la rosa di Costabile, a Melicuccà che registrò all'anagrafe la poesia di Calogero, fino all'insud più assoluto e ostinato, verso più infiniti paralleli che si aprono lungo il kilometro più bello d'Italia, come il poetare volle nominare, dove uomini che hanno lasciato il segno e la giacchetta senza fiore nell'occhiello, ma una penna dentro nel taschino che di inchiostro ne ha versato a vita, regnano ininterrottamente nei latifondi colti della memoria che s'apre, vivente, tra le ariose pagine di una potente letteratura nazionale. E’ proprio sù sù, in sù le vette alto elevate che si affacciano sul sacerdotale mare dello stretto, tra i cavalloni che corrono fin sopra la spuma di miti e leggende, che in più terreni, da ventri materni furono appostate mine intelligenti in carne ed ossa. Una fiera di letteratura: Tommaso Campanella , Corrado Alvaro, Leonida Repaci, Mario La Cava, Francesco Perri, Saverio Strati. Tutti figli di Calabria, tutti eletti. Saverio Strati, tra tutti ancora vivente, diventa altro che una questione meridionale. E lascia la manicola per la penna! Se lo sono scordati tutti, pover'uomo, profeta dei libri scritti a mano. Pure i parenti e la terra. Eppure ne scrisse di Calabria, Aspromonte e uomini, che in quei libri non smettono mai di raccontarsi. Figlio di muratore, povero dalla nascita, grazie allo zio d'America trovato, Strati inizia la sua carriera di scrittore, penetrando come una furia ruggente, nel panorama letterario italiano, cogliendo di sorpresa il lettore, che diede nell'immediato, pieni consensi alla sua coinvolgente, ricca e vivente prosa. Saverio Strati, oggi, rappresenta uno degli ultimi scrittori viventi del ‘900, al quale la Calabria deve grandi riconoscenze, per aver saputo nelle sue opere, riportare per esteso, in maniera concreta e reale, la vita i profumi e i venti furiosi e ribelli di una terra, che comunque vada, anche dopo morto gli resterà parente tale e quale a sua madre. Strati nasce nell'Aspromonte delle meraviglie, lassù dove c'è una felicità tale, che solo a piedi è possibile raggiungere. Lo stesso Aspromonte di Corrado Alvaro e della sua gente in Aspromonte, che quando Strati pubblicava "La Marchesina", lo stesso anno, Alvaro moriva. La stessa terra di Francesco Perri sofferente per il lascito e la spartenza dei suoi “Emigranti”. Tanti uomini di Calabria e un solo Aspromonte, una sola Sila, un Pollino e una trama antica raccontata in tanti libri perchè il mondo non se ne scordi e la sua gente non finisca mai di essere raccontata raccontandosi. Di Calabria letteraria è tempo toujours, perchè dopo che muore ogni scrittore ne nasce sempre un altro che racconta ancora. 
La Calabria pare voler essere uno scrittoio per tanti scrittori, tutti figli, di notte e di giorno, nella quiete e nella tempesta, sempre. 
Non abbiate paura a riesumare scrittori del secolo scorso leggendone i libri. Non temete a leggere scrittori del secolo odierno creatori di infinità di libri nuovi, fatti di morale e decenza propria. La concorrenza è invendibile, l'accostamento inevitabile, la differenza possibile, la singolarità ineguagliabile, la continuità legittima! I vecchi con la saggezza e la potenza di una manovalanza antica, non offuscheranno mai i nuovi, nè i nuovi scaraventeranno i vecchi all'ombra di un fico o di un ulivo che sia.... Quello che è stato scritto ieri è storia oggi, quello scritto oggi sarà storia domani.... La letteratura calabrese sembra un treno in corsa, e per fortuna. Gli scrittori di questa epoca contemporanea sono grandi penne di cui andare fieri, vantarsi, che se anche in maniera differente, seguono il lavoro duro di chi per prima è passato agli annali della storia... E dopo Strati, che vive ancora pur appartenendo alla vecchia nomenclatura letteraria, legata a secoli passati, la Calabria scrive come allora, più di allora. E presenta Mimmo Gangemi che seppure ancora non è stato coronato del Campiello, (chè qualcosa di più gli spettava) con la Signora di Ellis Island, ha lasciato il lettore col fiato sospeso, libro straordinario che si apre in ritratti autentici della Calabria famigliare ed emigrante, palesandone l'intimo assoluto della sua gente, con un'affinità di parole bellissime; Carmine Abate, con Campiello meritatissimo, che ha saputo diffondere in più mondi il profumo del Rossarco con la fatica de La Collina del vento; Gioacchino Criaco, con le sue Anime nere, garante di una Calabria aspromontana autentica e matriarcale; Daniel Cundariri che impartisce lezioni di difesa offrendo a chiunque le giuste Istruzioni per distruggere il vento; Francesco Bevilacqua che presenta itinerari di Calabria autentici, narranti più infinti in una stessa terra; Santo Gioffrè che eleva una piana assunta di ulivi secolari, perpetuando la sua Seminara al fianco virtuoso di Artemisia Sanchez; Pino Macrì che fronteggia la bellezza indicibile di questa terra portando allo scoperto gli inediti straordinari di Eduard Lear che ne disse di belle dopo il suo viaggio in Calabria, e tanti altri (e perdonatemi se non ho scritto tutti, nome per nome) che scrivono e raccontano così come è giusto che questa terra e le sue tante storie vengano raccontate, perchè un modo e un tempo giusto per farlo non esistono. Quaggiù esiste solo il tempo per scrivere, e grazie a Dio, da tutti i tempi, le penne non mancano..... e se la fanno crescendo. Perchè scrivere in Calabria è un godimento, scrivere della Calabria è più godereccio ancora...
E dopo queste bellezze della penna, vi lascio l'appuntamento con la mia prosa sconosciuta..., che se presto o tardi un editore la scoperchia, ne leggerete delle belle, storie cotte e crude e tutte fatte nella biblioteca del contadino dall'Aspromonte al Pollino.
" (...) e si voliti boni mu staciti / aviti mu scriviti e mu lejiti." gsc

09/04/2013

(...)poe....ta...sia

"Se il poeta tace bruceranno di sale le mani sul cuore. Egli, il poeta, non può tacere. (...) E scrive un altro verso ancora......."gsc

E' l'illuso il poeta, è un guitto, un giullare che non sa commediare, è palese reale crudo e nudo, sanguinante e scosciato come un agnello che suda per scrivere e s'affatica. Possiede tempo per scrivere, tanto tempo che l'uomo che gli resta accanto non capisce, mai, che è egli stesso il tempo che tiene il poeta e lo accompagna nel peregrinare di versi faticosi e ribelli....

Chi fermerà il poeta? La morte? No! Nessuno fermerà il poeta...

Il poeta è come la poesia che scrive: per tutti e per sempre.... La poesia è la fede del poeta, il solo miracolo, in terra, che riproduce a parole i suoni impercettibili del cuore. Il coraggio del poeta e tale e quale a quello delle madri che non si curano delle doglie e partoriscono..... 
E buona poesia al mondo che non ha concorrenti in poesia, eccetto Dio...gsc

04/04/2013

IO RESTO IN CALABRIA

Resto in Calabria perché non rinnego mia madre terra;                                                                                                                                    

Resto in Calabria perche' sotto questa terra riposano i miei padri;
Resto in Calabria perchè è la terra dei miei figli e non la  disconoscano nella  stanchezza;
 Resto in Calabria perché bambini che sognano ne nascono ancora;
 Resto in Calabria perche' la mia terra mi vuole;
 Resto in Calabria perche' io voglio la mia terra;
 Resto in Calabria per ché devo rispondere alle sue chiamate;
 Resto in Calabria perche' devo sollevarla nelle cadute;
 Resto in Calabria perche' la voglio presentare alla gente;
 Resto in Calabria perche' il potere non me l’ammazzi;
 Resto in Calabria perche' il mondo non se ne scordi;
 Resto in Calabria perche' questa terra mia non si addormenti;
 Resto in Calabria perche' i miei sogni siano la sua veglia;
 Resto in Calabria perche' la Calabria è dentro di me;
 Resto in Calabria perche' il mio cuore è legato a catene;
 Resto in Calabria perche' le mie radici sono più forti delle mie ali;
 Resto in Calabria perché la Calabria è un destino dentro al cuore che ti prende e non lo sai lasciare;
 Resto in Calabria perche' si muore dove si nasce;

 Resto in Calabria perchè qui nacqui con il sapore del mosto e quando la vidi, a mia madre dissi: "questa è  la mia terra e qui ci resto, madre, perchè altri vivano dopo di me!.(giusy staropoli calafati)

 

 

 

12:00 Scritto da giusystar99 in calabria, le mie poesie | Link permanente | Commenti (10) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

18/03/2013

A PAPA FRANCESCO


E se l'uomo ha un tempo che non sa d'esistere,
il tempo di Dio non è, una passatella d'ore, uguale al suo.
Nemmanco una chiacchiera di troppo all'osteria,
nè l'enalotto combinato che se sbanca fa allegria.
Non gli è pari nel perpetuarsi, 
in qualunque parte della terra esso sia. 
E' differente il suo tempo!
Lo sacramenta nei poveri; 
nelle mangiatoie disabitate e deserte;
nelle culle innocenti e incompiute;
nei ventri disabitati e sfitti; 
nelle case contaminate, mai benedette;
nelle famiglie contese, nelle chiese disfatte;
nei presepi sconsacrati dalla fame, 
per la farina finita e la fine del pane;
nelle distese d'ossi di seppia consumati, 
che li sdossano dal niente che rimane 
i cani sciolti infamati;
dentro i giorni soli, più mondani, 
dove sono i padroni a confessare i cani;
in mezzo alle croci povere senza Cristi 
dove i diavoli pazzi si prendono i gusti.
E' un tempo che non tiene un orologio,
il tempo di Dio, è il perdono egregio .
Niente anni, secoli eterni... Tutto è tempo suo,
tempo d'amore che non va perduto,
tempo che scopa paletta e cuore, va recuperato.
E scorre con la meraviglia delle fiumare erranti, di montagna, 
nell'arioso meritevole letto che gli è dato 
che rimira inaudito la lontananza del cielo
che si pone sopra il capo scialli azzurri,
e ricami di nuvole bianche smerlate di grazia eterna,
ne contiene dozzine interminabili.
Ti disturbo oh mio Signore, vieni,
io non mi stanco, tu non mi stancare, mai,
finchè non ti sarò vicina, inesauribile, sopra il tuo petto, 
e tra le tue mani, patite di paterno alare,
avrò posato la mia rosa di maggio, del mio sud,
color di rosa, essenziale. 
Papa Francesco, 
è il passero, solista, in mezzo ai poveri Cristi di tant'anni,
che cinguettano beati in riva al cielo vecchio, 
che non ne vuol sapere di morire.
E tiene incorporati, con creanza,
anni di spirito santo, sapienze di sud,
di terre finite, nel mondo alla fine. 
Ha la manovalanza del pastore, Francesco,
é lui, il pastore, che porta sopra il volto di creatura,
l'anzianità inesauribile del Padreterno suo e del mio.
I pastori sono uomini antichi e belli...., 
che si conservano intatti nel tempo, 
gli indici della vita.
E ripenso, alla misericordia 
che conservano nell' età che passa, 
i pastori dell'Aspromonte e della Sila. 
Anziani coltivatori di storie, 
padri amorevoli di greggi assunte 
che invecchiano beati tra le pecore: novantanove più una..... 
Uomini di Dio, fatevi della terra, 
terra degli uomini, fatti di Dio! 
E di tempo ne avanzeranno intere giornate....
Giornate di Chiesa, donna serva e servita, 
contemplate dall'innocenza filiale, 
che s'alza novella sopra il mondo
e s'alzerà ancora, un'altra volta,
quando Francesco, che scelse l'offerta di Dio, 
accettandosi Papa della chiesa,
mandando al rogo,l'offerta sacramentata del diavolo,
se ne starà, di giorno in giorno, uomo e Dio,
a parlare con i suoi liberi uccelli 
confessandogli l'amore per suo Padre...
Da sud a sud si spartono i sogni e l'amore, 
su tutte le terre e sopra qualunque mare:
eccomi Francesco, davanti a Dio, 
mi chino a pregare per te, 
che sei la chiesa dell'amore povero e popolare....
Rabbunì, aiutami Francesco, 
aiutami a pregare (per lui). GSC

15:23 Scritto da giusystar99 in le mie poesie | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

13/03/2013

A TRILUSSA(e perdonatimi se ho errato nel linguaggio, non son di Roma, ma vengo dal paese, che ha voce di una donzella calabrese)

16:59 Scritto da giusystar99 in le mie poesie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

01/03/2013

(...) CENNI

19:44 Scritto da giusystar99 in le mie poesie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Dal "Quotidiano della Calabria" del 01 marzo 2013

23/01/2013

(...) CENNI

Una carriola torna dal lavoro

Mentre risuonano le voci dei paesi.

E vale quanto più ne vale l’oro

il canto degli ulivi calabresi. gsc

12:00 Scritto da giusystar99 in le mie poesie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

COLOR DI ROSA

Susan, innocente e bella come sua madre, portava, risoluta, un dipinto di rose antiche, sopra il volto giovane, color di rosa. L'incoscienza che aveva dalla nascita, e portava sanizza, posata in piedi,  sulle sue gambette lunghe,  le compiva all’istante, la vivacità degli anni, imparati tutti a memoria, in una sola lezione di vita e di numeri.

E le profumavano le rose, come quelle di maggio, nella calura flemma del sud, quando le madri in braccetto alle figlie, col petto teso e il tuppo in testa pure, ne raccolgono, in voto, mazzi di tredici a pila, per la Vergine col tiepido manto, sciallata d’azzurro, che le attende, spinate una ad una, in vasellami di terracotta, tutti antichi, al torno suo, nella cappella ammirabile in cima alla strada di pietra, che di secoli ne imbraccia da poterne ancora, rimasta per sempre la sola entrata e uscita del paese, a Cocca nuova.

Correva a perdifiato Susan, contro vento, in fretta in fretta, mentre improvviso e inimmaginabile, riviveva su di lei, in fondo agli occhi che le rose vestivano di nuovo, il tempo che non sapeva potesse esistere al suo fianco, vivo come un uomo, come suo padre, rinato, pronto a riflettere, copioso, la sua immagine trasparente, delineata dai colori sparsi per aria, lasciando con malizia, alle rose, milioni di parole da dire.

La veste, bianca come le conchiglie spiaggiate dal mare, in fondo alla baia, le cadeva indolente sulle caviglie color latte di mandorla, e il petto le si scopriva come le perle di un’ostrica appena pescata, con una verginità mirabile in ognuno dei seni che frizzavano e s’aprivano come le primule in recondite armonie di bellezza, spampanandosi in mezzo ai flutti dell’aria ridente, che si lasciava finire dentro i risvolti, accentuati dal sole, del suo vestito imperiale, di seta e di bianco.

Sulla testa portava, composto, senza pennellature alla rinfusa, un cappello di maglia, finito nei fianchi con un timido accento retrò, mentre Susan, rinvenuta in quel mondo, per caso, si ritrova, alle spalle, tremolante e disfatta, la stagione ariosa di primavera non appena alla fine, sopra un pianoro di luce, pronta a partire, emigrando a man tese, verso terre vicine e lontane, portanti in cielo sfere festanti più cotte e corvine. E negli occhi arrossati dal vento del sud, si specchiano i confini rinnovati, nel suo cuore, di una terra baldanzosa per natura...

E s’aprono, nell'immediato vicolo ceco, storie di signori eleganti e mandriani, che portano nomi mai sentiti prima, discussi in silenzio, lavorati con trame grammaticali inafferrabili. Una qualsiasi fittizia scommessa della terra natale, svernata nel suo lungo andare degli anni, per sempre, che ai signori, manzi e gravosi con se stessi, gli veniva parente come una madre.

E Susan rivide la sua, bellissima, vestita di niente e fiorita, in un ricordo che le si avvicinava preciso, contento e reale, a quel fiore di maggio, avuto in dote dai giardini del sud, che portava dipinto sul volto e non sapeva da chi ne avesse preso, il color di rosa. (...) gsc

11:53 Scritto da giusystar99 in le mie poesie, narrativa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

10/01/2013

(...) narrando

Si vedeva dritta davanti ai nostri occhi la millenaria montagna d’Aspromonte, in quello scorrere perpetuo e inconcludente delle sue acque antiche, che cascavano ostinate e abbondanti a pieno inverno.
Una voce s’alzava in quei millenni d’acqua e la fratellanza di quelle cime mozzafiato, parlava. E si sentiva il risalire di un fremito tra le vene della terra. 
Sorvolando cieli frammentati da nuvole di bianco fino, sostammo su un piccolo callo di terra che orienta a mare l’occhio di un paese che si affaccia da sopra le balconate di una storia che la gente custodisce come un “trisoru populari”.
L’unica a sfoggiare in grande stile tutta la sua bellezza e senza fare mute di veduta, è la luna, che nelle ripetute orge con le stelle riesce a fottersi sempre gli occhi più belli da nord a sud.
Percorremmo mari e scalammo montagne come i migliori escursionisti. Ma il nostro viaggio non finiva. Attraversammo a occhi aperti, intere distese di campi biondi di un’estate alla fine e immensità di vigne dove la brezza si spaparanzava tra le ali vergini delle farfalle. Percorremmo sentieri arretrati come il tempo che nelle strade pareva essersi fermato di tant’anni. Ed era bello e brutto. Non c’era il solo modo di poter capire quel vivere mill’anni addietro a cosa servisse, l’unica cosa era continuare la scalata lungo una terra finita e sperduta. E passammo sotto le fioriture degli agrumi nella piana sibilante degli ulivi e ne assaggiammo l’acre gusto dei bergamotti trasformati in fresche essenze e nei liquori. E ci imbattemmo nella saggezza antica e secolare delle olive, che parevano accrescersi sul ramo mentre che se ne stavano assorte tra le chiacchiere arruffate dei braccianti che si trascinavano sul volto il disappunto di novelle meridionali, trascritte con strutture che del sud non ne sapevano parlare. Osservammo con interesse, i ghirigori dell’aria meridionale che finiva sempre con interrarsi nello scroscio delle fiumare, e giungemmo dove la questione da sbrigare aveva uno sbuffo meridionale e terrone.
Un mezzogiorno di fuoco, che ardeva a ogni paese, dove era forte il canto del pastore e delle cose. Dalla montagna al mare, dal mare alla montagna, quadri autentici di chissà quale incompreso artista adornavano il paesaggio, intonando suoni antichi e mai perduti…. 
Canti calabresi recuperati!
Stava appollaiata sotto il sole, quella terra stancata dai pensieri. E chiacchierava prima con il mare e poi con il suo fiume. Ed era una di quelle nate e non nate. Una terra di paese!

giusy staropoli calafati

11:38 Scritto da giusystar99 in le mie poesie, narrativa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

31/12/2012

SUD

09:05 Scritto da giusystar99 in le mie poesie | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

GRAZIE A TUTTI!

 

Grazie a tutti!

Grazie a chi mi chiama col mio nome

A chi mi porta il sole anche se piove.

Grazie a chi ha costruito la mia culla

A chi mi ha insegnato a calciare una palla.

Grazie a chi ha diviso con me le figurine

All’amica che giocavamo da bambine.

Grazie a chi mi ha massacrato il cuore

A chi mi insegna Dio e parla dell’amore.

Grazie a chi mi ha chiamata figlia di terrone

A tutti quelli che gratis mi hanno voluto amare.

Grazie a chi ha estratto il mio biglietto a Natale

A chi ha letto di giorno la mia poesia più banale.

Grazie a chi ha bevuto acqua insieme a me

A chi sa che non bevo e mi ha offerto un caffè.

Grazie al prete che di domenica mi ha confessato

A mia madre che di giovedì mi ha partorito.

Grazie a quell’amico che non ha preteso

A quell’altro folle che mi ha giudicato.

Grazie a mio padre che ci ha sempre creduto

A quel signore che non ho mai conosciuto.

Grazie all’editore che non mi ha letto

A chi ha aggiustato il mio mondo disfatto.

Grazie a mio nonno che non è morto mai

A te che ti voglio bene e non lo sai.

Grazie a chi mi ha detto grazie senza fare niente

a chi mi ha dato una carezza gratuitamente.

Grazie a mio figlio che mi chiama mamma

A sua sorella che adesso è già una donna.

Grazie a chi non mi ha mai fatto  un regalo

All’aquila che mi fa volare sul suo volo.

Grazie alle rondini che vengono a primavera

Alla luna che splende quando si fa sera.

Grazie alla notte che porta buon consiglio

A chi non sa capire ciò che voglio.

Grazie a chi non mi ha mai sopportato

A chi da bambina mi ha picchiato.

Grazie al mare che non si sa fermare

Alla tarantella che sa farmi ballare.

Grazie a chi con me ha creduto di fare

A chi gli sbagli non mi sa perdonare.

Grazie ai parenti che non sanno che esisto

A chi mi ha guardata e non mi ha visto.

Grazie a chi ha imparato dai miei errori

A chi dalla sua casa mi ha cacciata fuori.

Grazie a chi con  me non vuole parlare

A chi mi ama e mi vorrebbe odiare.

Grazie al fruttivendolo che mi porge l’uva

Alla gallina che cova le sue uova.

Grazie a quel gallo che quando s’alza canta

A chi stornelli antichi mi racconta.

Grazie alla maestra dell’elementare

A quel sorriso che mi ha insegnato a dare.

Grazie al fornaio che mi vende il pane

A chi non me lo dice e mi vuol bene.

Grazie all’operaio che lavora anche per me

A ogni madre e a quel figlio che non c’è.

Grazie a quel soldato in guerra morto  ammazzato

Ai compagni di scuola che  mi hanno suggerito.

Grazie allo scrittore che mi fa leggere il suo libro

A chi mi porta la posta e pure al fabbro.

Grazie a chi ha fatto la torta al mio compleanno

a chi ha passato con me ogni fine e inizio anno.

Grazie a chi prega per me e non ha voce

A chi mi guarda negli occhi e mi da pace.

Grazie a tutti gli amici che non ho

A chi mi ha condannata e non lo so.

Grazie a chi per strada non mi saluta più

A chi ha passato sul mio indirizzo inchiostro blu.

Grazie a chi mi ha fatto lo sgambetto per cadere

A chi si è fermato alla mia bancarella per comprare.

Grazie a chi sto bene come sto

A chi mi dice si, e a chi mi dice no.

Grazie chi ha fatto il crocifisso appeso sul mio letto

A chi ha costruito la bambola che mi hanno rotto.

Grazie a Gesù bambino che mi cerca per giocare

Alla sua mamma che da me lo fa venire.

Grazie ai bambini che ho dentro la mia casa

A chi ha scritto per me favole rosa.

Grazie a chi ha fatto il mio velo da sposa

A chi ha fabbricato la mia casa.

Grazie a tutti quelli che sono amici miei

a chi non mi conosce,

… e grazie pure a tutti voi.

Grazie a tutti!

Giusy Staropoli Calafati

09:00 Scritto da giusystar99 in le mie poesie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

BUON NATALE

08:57 Scritto da giusystar99 in le mie poesie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook