È L’ ORA DELLA RIVOLUZIONE (meridionale)

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La vera rivoluzione, per chi c’è ancora è continuare a restare. Per chi è partito invece, tornare.

Come si può restare se manca il pane e la dignità della farina?

Come invece si può tornare nel paese delle mafie?

Qualche d’uno che resta dice che potrebbe venire lo Stato a salvarci dalle carestie, gli agguati, e forse anche dalle litanie pastorali. Ma non mi fido. Aiutati, sapevo io, che Dio ti aiuta.

Qualche altro che è partito invece, questa terra la bestemmia. Impreca e si danna perché è qui che è rimasta la casa di suo padre.

Chi ci resta e la abita, non sbarca mai il lunario. Stenta. Aspetta e spera. E si batte per dignità e lavoro.

Chi si allontana, pur dignitosamente lavora, ma se fa quella ‘cazza’ di fortuna a cui ognuno gratuitamente ambisce, allora  rinnega pure la casa del padre e indietro non si volta neanche più.

Ma che si volta a fare!?

Mi dicono d’esser nata nella terra di nessuno. Ma son falsi sti profeti. Questa è la mia terra. La stessa che ha pianto, patito, sofferto e perso sangue assai, quando l’unità d’Italia gliel’hanno imposta dando vita a quelle mafie che oggi fanno la sua più grande colpa.

E c’è chi va e chi  non viene. Chi non viene e chi va soltanto.

E nessuno mai sente dire: “dove vai tu povero ragazzo frale? Là, nella mia terra, la dove io nacqui e mi divise l’Italia”.  Perché nessuno torna. Perché non può tornare.

È brutta bestia la dualità tra erranza e restanza. Un cranio randagio il pregiudiziale che ci mette alla gogna noi meridionali. Una cancrena lo sputo dentro il piatto dove si è mangiato di certuni.

È bruttu l’occhju du mundu, mi diceva mia nonna. Ed è vero. Aveva ragione. Agli occhi del mondo siamo solo terra di mafie. L’aristocratica ndranghetown.

Laggiù c’è ciucci e pure scecchi – vanno dicendo. – Bestie da soma e soma per uomini. C’è una madre ignorante sempre gravida che sforna figli come conigli. E chi ci va più laggiù?!

E invece no. Non è vero. Ché se poco poco alziamo la mano, per dire che la risposta la sappiamo, ci chiamano terroni. E se ce ne stiamo citti, cazzoni. Ma c’è scienze quaggiù, sapete! Teste sode.

Quanto ad altro, non abbiamo grandi fabbriche perché se le son portate tutte via. Non ci sono soldi perché sono partiti con le fabbriche. E se non c’è dignitosa farina è perché se la son tenuta tutta per loro. E ci obbligano a partire. A vivere con due cuori: uno che dice va e l’altro, che vai a fare.

“[…]Anche a Terrarossa vivono uomini con la bocca, con la testa, con i piedi….

Pane e lavoro vogliamo.

E se voi […]non ci mandate la farina faremo la rivoluzione”[…]SAVERIO STRATI

E poi ci sono libri di letteratura che sono come autentici manuali di vita. Ve lo direbbe finanche Corrado Alvaro. E ci sono memorie che seppure non quietano la fame, non la saziano, se innestate su giovani rami, danno buon frutto. E poi ci sono pure io. Io sì. Io che sto dalla parte di chi non aspetta lo Stato a portare il bene; di chi la rivoluzione la fa se ha fame e se piove.

E oggi ho tanta fame ( i miei figli ce l’hanno) e fuori piove. E loro padre non lavora.

Non mi credete vero?

Venite a vedere il paese di chi resta come me. Troverete cose che nessuno vi ha mai raccontato. Neppure chi è partito. Eppur ci sono.

E io[…]qui ci resto /a scoppiare come le cicale/ finché morte non mi separi/ e un figlio m’atterri lontano/ senza l’odore dei mandarini.

(è questa la mia vera rivoluzione!)

 Giusy Staropoli Calafati

 

È L’ ORA DELLA RIVOLUZIONE (meridionale)ultima modifica: 2016-11-22T17:07:15+00:00da giusystar99
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