08/02/2010

BENVENUTI IN CALABRIA

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Rotte le code, rotte le file: "Benvenuti in Calabria....................."

 Dopo anni di partitismi, anni di clientelismo e favoritismi, e' ora che i feudi crollino e i regni diventino fondi comuni.

Muore la sudditanza perche' la mia terra ha voglia di vivere e io , resto qui, tra i suoi campi, i suoi monti e le sue acque, perche' con i miei fratelli , con i quali assieme abbiamo attinto vita  dalle sue acque , faremo scudo contro i barbari distruttori.

La spada tratta nei giorni, che saranno notti e torneranno giorni e poi notti, sara’ il solo infinito orgoglio di essere calabresi orgogliosi della propria terra, detentori di forti ideali e conservatori di autenticita’ e valori.

Combatteremo per la nostra terra con la “dignita’”.

 Allora che siano usate le zappe e tolta la gramigna che lega nodi e strozza la terra,

 siano usate le pinze e tolte le catene che legano le viti all'aria che le ammala,

che siano usati i tridenti cosi che le foglie marce che intralciano il cammino possono essere raccolte e bruciate nel fuoco .

Lo stesso fuoco che in noi arde  nell'orgoglio infinito di essere figli della Calabria, terra d’Italia, dove vogliamo arare i  campi, renderli fecondi , spargerne semi buoni e poi vederli con i nostri occhi germogliare sotto le ali calde del sole.

 

Giusy

02/02/2010

IL TEMPO DELLE ARANCE A ROSARNO

Finisce il tempo delle arance

A  Rosarno.

Finisce ora che finisce con le arance

Il tempo dell’uomo…..

L’uomo nero e il suo sudato sudore 

Servo, di spremute di razza

Dentro  calici d’oro.

Ma finisce il tempo delle arance

A  Rosarno

Finisce ,perche’ il tempo delle arance

A Rosarno,

non e’ mai cominciato!

Giusy Staropoli

29/01/2010

LA MARINA

 

L’aria della mia marina

In un pugno mi possiede

Entra nel mio essere e inebria i sensi,

Il mio piccolo corpo e lo spirito muto.

A gocce si posa e leviga la mia pelle,

sottile, penetra dalle dolci crepe delle mie labbra,

lungo la schiena si cala tra le minute vertebre

e si infonde , tiepida e dolce nelle profondita’ dell’anima.

Mormora alle mie orecchie , ma non parla

Solo vibra a toni composti e soavi,

si isola furbesca, ogni volta  che un mio respiro esce

e dentro, per sempre resta , la mia aria.

Giusy Staropoli

15/01/2010

TERRA DEL SUD

 

A le pendici sconfinate del mio sud,

mormorano i mari ,alitano le vette,

spandono i raggi del tiepido sole

nel sapore  di una profumata terra.

Sibila d’essa il tormento

Rammarica in essa ogni piccola prole,

il travaglio d’ogni bestia tra i campi

scompone le primule schiuse.

Mutilato il canto degli alberi

All’ombra buia delle foglie rosse

Posate sulle piaghe putrefatte

D’ogni stuprato angolo di terra a Sud.

A sud mi fermo, tra gli ulivi

Mastico il sapore dell’incertezza

Ingoio i sussurri della paura

L’asprezza della pena mi percuote.

A sud, piange la terra

A sud, grida una madre.

A sud io vivo e,

la’  immensamente t’amo .Terra mia.

 

Giusy Staropoli

 

 

12/01/2010

GENTI I MALARRAZZA( a tutti i calabresi per i fatti succesi negli ultimi tempi in Calabria- in questa terra dove c'e' gente che vive, che ama, che lavora e che sogna- La Calabria non e' il riflesso dei giornali - anche qui' vive la vita-

Scurau lu cielu ‘cca’ ‘mmenzu la via

Pregandu u Cristu in cruci e cusi’ sia.

Subba stu lignu i cruci anzemi a tia

Gesu’ , non ta scordari, a terra mia.

Briganti non e’ chillu chi  l’ammazza

E i  nui dici ca simu a  malarrazza.

Nu poveru garzuni ammenzu a via

Prega la  stessa cruci e a terra mia

“distruggi stu penzuru o Gesu’ mio

Ca io ‘cca’ su chi pregu, pregu pe’ tia.

 Po’  mali chi la ‘mpurri e poi la scaccia

U cori soi ‘nci mori e nesci paccia.

Gesu’ ti pregu , prega a terra mia

Ca io pe’ tia’ mo’ pregu ammenzu a via.

“Oi Cristu ‘ncruci , oi cruci i Cristu

Fammi sta grazia, fammila prestu

E tu oi Madonna non la lassari

A terra mia ‘nna’ di moriri.”

‘Nna’ di moriri stu meridioni

Di bona genti e no’ ladroni.

‘Nna’ di dormiri a genti o suli

Suli i stu sud meridionali.

Bestemmia nu bon’onomu ammenzu a chjazza

Quandu ‘nci dinnu “si na malarrazza”

E l’acqua a la funtana scurri e ‘mpazza

Ca nui no’ simu genti i malarrazza.

Perdunala  Gesu’ sta terra mia

Si ‘nta la ‘rraggia si scordau di tia.

Distruggilu stu mali chi la spezza

E sutta o suli e a luna la strapazza.

Gesu’ non ta scordari a terra mia

Non ta scordari no, fallu pe’ mia.

Dincillu a chilla genti chi l’ammazza

Ca nui no simu no , na malarrazza.

“Oi Cristu ‘ncruci , oi cruci i Cristu

Fammi sta grazia, fammila prestu

E tu oi Madonna non la lassari

A terra mia ‘nna’ di moriri.”

‘Nna’ di moriri stu meridioni

Di bona genti e no’ ladroni.

‘Nna’ di dormiri a genti o  suli

Suli i stu sud meridionali.

 

No, no, no, non po’ dormiri no

No, no, no, non po’ moriri no’

Pe’ carita’ fallu pe’ mia

Gesu’, non ta scordari a terra mia.

 Giusy Staropoli

 

 

08/01/2010

A BRIATICO DUE ANGELI DALLE ALI D’ORO

 

Non avrei mai pensato avvenisse cosi’, eppure e’ avvenuto.
A settembre partono via dal paese dopo quasi trenta anni di storia i padri Scalabriniani e Dio che mai abbandona manda nella mia comunita’ due angeli delle ali d’oro: Don Salvatore e Don Nino…….
E’ stato davvero sorprendente e per certi versi anche un po’ strano abituarsi all’idea di avere dei sacerdoti, dei nuovi pastori che mi fossero coetanei , mai avevo visto tra di noi a Briatico dei preti cosi’ giovani.
Presa da tante cose , mi impegno insieme ad altri per il saluto all’ultimo degli Scalabriniani , Padre Maffeo Pretto; e manco alla messa di accoglienza per non averlo saputo e con delusione dei nuovi padri che conoscero’ poi in seguito prima per sentito dire e poi di persona.
Dio mio ,due ragazzi, e’ stato stupendo poter vedere da vicino la loro semplicita’ e schiettezza essendo portatori della parola di Dio ,e nuovi pastori di un gregge tanto difficile e ribelle come Briatico…… Eppure e’ proprio qui che questi giovani sono arrivati ……
E’ stato straordinario leggere negli occhi di Don Nino la sua semplicita’ e bellezza d’animo nel rapportarsi con i ragazzi , i giovani e con quelli piu’ grandi e ancor di piu’ e’ stato stupendo vedere la fermezza di Don Salvatore nella semplicita’ della sua parola e nell’umilta’ dei piccoli gesti verso una comunita’ nuova e un po’ dispersa come la nostra….
Poi ho riflettuto ed ora piu’ che mai ho capito che il periodo passato, fatto di prove, controversie, disagi, e spartizioni di anime e di cuori era oramai passato e che per Briatico incominciava un nuovo tempo di avvento dove il Signore mandando dei nuovi pastori ha voluto chiedere ad ognuno di noi di sentire almeno questa volta che non ha mai smesso di bussare alle nostre porte! Per Briatico e’ giunta l’ora di aprire i portoni del cuore, questo ho  capito.
La trascendenza verso Dio in cui Don Salvatore ti porta senza distrazione durante la messa ogni volta, diventa una profondita’ di preghiera e di ritrovamento con Dio che sembra vedere una simbiosi di gesti, pensieri e parole racchiusi nella confidenza piu’ assoluta ,fatta preghiera.
Il suo carisma giovane, flessibile, ma decisamente tenace e arduo verso Dio e la Madonna Trasforma ogni singola messa, ogni singolo passo in un confronto diretto tra il popolo e Dio….
E’ incredibile quante volte io,mi sono vista in questo tempo , messa al confronto con Dio, ad esaminare ogni mia parola ,un mio gesto, le mie azioni di madre, di donna, di moglie e quando meno me lo aspettavo ho capito che Dio e’ stato sempre con me, da me non si era mai allontanato e che ora abbiamo piu’ di prima ricominciato a viaggiare nella stessa direzione ,sulla stessa via ! La comprensione di una vita che diventa impossibile senza quella assidua presenza che ti spalleggia in ogni difficolta’, in ogni sbaglio…… E poi la bellezza di quelle parole che mai scordero’ dove sono entrata piu’ che mai in contatto con il Signore:Dio potrebbe fermarci , dice Don Salvatore, quando sbagliamo , ma non lo fa’ perche’ ci permette di sbagliare per poi perdonare…..Qui’ ho capito che il Signore non ha mandato uomini tra la mia gente, ma pastori . Giovani, forti, sapienti…….. cercati dai giovani per un aperitivo, per una partita a calcio, una pizza, una tombolata, una chiacchierata…….un consiglio, una parola in piu’ proprio ora che in questa piccola e ancor piu’ piccola comunita’ le torture della societa’ moderna stanno divorando ogni sua dignita’ con i pregiudizi, il mancato saluto, le divisioni, la droga, la mancanza della famiglia, la delinquenza, la cattiveria , la mancanza di lodi alla vita …….l’incapacita’ di guardare il mare, apprezzare il sole o il vento caldo, godersi le onde o il silenzio di un tramonto …… un autentico disprezzo di se’ stessi……
Ma ne sono certa, li’ dove il pastore mandato da Dio fa’ dimora saranno lese le divisioni, le esibizioni degli uomini, le morti, perche’ anche nell’inconsapevolezza verranno adeguate a Dio le strade e ognuno non potra’ camminare su una strada diversa che non sia la stessa che converga alla direzione esatta……
Don Salvatore lo vedo , amante dei giovani, della quotidianita’ e non delle illusioni, delle verita’ e non delle bugie, lo vedo un uomo come vidi Karol studiando la sua vita, quell’uomo semplice diventato papa…. Deciso, forte , pieno di Dio……. Certo io chi sono per dire questo’ . E’ vero non sono nessuno, sono meno di niente , ma e’ il mio primo pensiero che ho voluto scrivere nel mio cuore ad alta voce ora che piano piano ogni giorno sto imparando a conoscere una realta’ che mai ho creduto cosi’ vicina a me.
Allora e’ per questo che penso che se qui’ , ora,la mia Briatico sapra’ confessare e chiedere perdono delle proprie colpe avra’ il tempo di rinascere abbattendo muri, pregiudizi, e ogni barriera e sotto lo stesso cielo bagnata dalle stesse acque risorgera’ a vita’ nuova una comunita’ della speranza…………………. Non so’ se saro' io l’illusa, ma io ci credo,e lo faccio per me ,per i miei tre figlie e per quello che sta per arrivare , per i miei padri e per quella storia che ci ha rivestiti di Dio piu’ volte quando ancora eravamo sordi e non vedenti….. Ma ora , ora che possiamo vedere il sole, la luna le stelle e sentire, il mare, il vento e la pioggia non possiamo piu’ dormire ma e’ necessario rimanere vigili e pronti che quando si presentera’ il Signore, possiamo accoglierlo e ringraziarlo delle gioie vissute in questa vita e di questi doni che lui ci ha mandato: questi due angeli dalle ali d’oro……….
Auguro allora a Don Salvatore e Don Nino davvero una buona vita in mezzo a noi , riconosco certo il grande sacrificio da fare, ma la speranza sara’ poterci vedere un giorno tutti insieme a fare una catena d’amore : tutti per una sola comunita’……. perche’ Briatico per smettere di piangere e’ di questo che ha bisogno, e sono sicura che un giorno avvera’ perche’ laddove oggi ci sono i chiodi del dolore , domani ci sara' il sangue della risurrezione.
Grazie Signore  per questo immenso dono…..

 

Giusy Staropoli

30/12/2009

LA BETTLEMME DEL POVERO

Era solo!

Di  gelo fumava  l’asfalto

E riempiva di lacrime i suoi occhi…

Ma nemmeno sapeva se mai avesse avuto degli occhi,

piccoli, appena per piangere.

Quegli occhi!

Sepolti come nicchia di legna bruciata

Tra i carboni scartati

i rifiuti rovesciati dalla bocca del mondo

mentre sull’asfalto

rimaneva  gelato dal fumo, povero e solo.

Un barbone , povero e solo

Le lacrime il solo colore degli occhi,

nell’ultimo battito delle sue ciglia.

A Natale, lui povero e solo

Incontra gli occhi e il suo pianto d’amore……

Questa e’ la Bettlemme del povero!

 

Giusy Staropoli

22/12/2009

A NATALE PUOI

A Natale puoi...

 

Fa' sorridere i piccoli occhi

che tra  travi di ghiaccio  cercano,

il calore del fuoco , che arde la  paglia.

Da' la tua mano,

e spezza il pane col fratello piu' piccolo

sotto l'iride dello stesso cielo.

Da' i tuoi occhi

per guardare  pur solo la luna

a lui, povero figlio che lemosina il sole.

Fa' che il tuo abbraccio

sia polvere di luce

sotto un cielo di fervide stelle

e per un attimo la tua vita sia sua

 e gli dia occhi per piangere

guardando il cielo…………..

 

 

A Natale puoi.... se Natale e' ogni giorno che vivi!!

 

LU BAMBINEJU

 

 

Picciriju, picciriju venisti

‘nta la pagghja ti posasti

cu la Vergini Santa Maria

e Giuseppi chi ti joculia.

 

‘Nta li mundi lu gloria sonau

quandu l’angioleju a li pasturi annunciau

“Ha nesciutu lu redentori

figghju dilettu, nostro Signuri.

 

Ha nesciutu ‘nta lu friddu amaru

u voi e u somaru lu caddiaru,

ciangia chija notti lu picciriju Signuri

ciangia pe’ dari lu soi grandi amuri.

 

Li panni mancavanu a chiju criaturi

a nuda ‘nta lu friddu, nostru Signuri,

pe’ dari a l’omini l’amuri eternu

di lu principi primu, d’ogni regnu.

 

La Madonneja u ‘ccuppava 'nta lu santu vilu

ma, finu li saggi arrivau lu duci gridu

pe’ la grutta si partiru di l’orienti

e la stella li portau ja’ o Re viventi.

 

Cantati pasturi a lu duci bambinu,

cantati l’amuri a lu figghju divinu,

a li genti portati la bona novella

ca lu bambineju e’ nesciutu sutta chija stella.

 

L’omini tutti, su d’allegrizza signati

li cieli festusi, su luminati

luci lu mari, s’allesti la terra

m’accogghj la luci chi mandau la stella.

 

Giusy Staropoli

 

14/12/2009

AD MAJORA SAVERIO STRATI

Ed e’ cosi’ che spenti i riflettori su Saverio Strati , chiuso il sipario dove ando’ in scena lo Strati e le sue glorie come grande scrittore del panorama letterario del ‘900 italiano, la Calabria a guardare non ci puo’ proprio restare!!!

Ed io che sono piccola poetessa , cosi’ mi si definisce , e scrittrice del sud , sconosciuta ed esiliata con onore e orgoglio in questo fondo di terra, a Saverio Strati sento di dovergli grande riconoscenza per la sua grandezza di scrittore calabrese che ha reso onore all’Italia intera portando luce nei salotti letterari italiani…..

Ed ora? Ora che gli editori sono sordi si vuole provare a ridare voce allo scrittore nascosto, inchiostro alla penna in disuso….        E l’obiettivo?

L’obiettivo e’ arduo, e’ uno ed e’ importante…….

Proporre a gran voce all’editore che vide nascere Strati scrittore, lo stesso scrittore con la pubblicazione del suo ultimo romanzo rimasto del tutto inedito…….

Per questo da facebook, agli amici, alla vita reale , ai giornali , alle associazioni, sto cercando ri raccogliere tante voci in un unico grido da proporre alla Mondadori rendendo cosi’ a Saverio Strati il merito di essere stato grande scrittore italiano del ‘900, e rendendogli la dignita’ di percorrere non in ginocchio ma ad occhi dritti al sole questo ultimo fascio di vita sia come uomo che come scrittore………….

L’impresa non e’ facile, l’impresa non e’ impossibile….

E domani…………..non avremmo certo il rimorso di non averci provato……..

Chi volesse lasciare una sua testimonianza su Saverio Strati non esiti a contattarmi o lasciare un commento a proposito………. Chiunque volesse far sentire la propria voce ci provi … insieme tutti insieme scriveremo magari un “grazie” comune ad un grande scrittore italiano……

Ad majora Saverio Strati….

12/12/2009

LE MIE SPOGLIE

Nemmeno all’odor di morte

Nessuno osi portar via

Da questa terra

Le mie leggere spoglie!

Giusy Staropoli

04/12/2009

A SAVERIO STRATI “ scrittore dimenticato”

Accendete le luci:

lo scrittore va in scena.

Pellegrino sopra i fogli piu’ bianchi

Dove canta i parenti e la terra,

volteggia cinto in capo di corone dorate.

Quanti plausi e recite a lui dedicate

Ma cala il sole poi  e lui cade.

E sanguinano le sue mani

I suoi occhi deserti di sale.

Una danza di voci lo incanta

divora l’inchiostro delle pagine scritte

e lui, guarda.

Incapace , incompreso continua a guardare.

Il sipario si chiude

La scena si svuota,

spente tutte le luci,

l’ombra cala e si posa.

Ora e’ seduto lo scrittore

Esiliato sopra il  braccio del tempo

Piccolo, povero

Coltivatore  delle pallide terre

Rimaste inchiodate dentro i venti del sud.

Senza penna  ne’ foglio

Senza mani ne’ piedi

Senza occhi ne’ bocca.

Il corpo,pieghettato e rugoso

Senza ali ne’ piume , gira aria tra le mani impaurite.

Abita al buio ora quello stesso scrittore

Tra le paludi e le cere piu’ pallide

Lo spettro delle mille e piu’ luci passate.

Dove e’ disabitata la terra

Mai percepita la voce

Letta nessuna sua riga.

Abita tra i ricami ingialliti

E le muffe sui libri ora

Senza fodere e nessuna cornice.

Racconta alle mura dei cementi

Impastati dentro i secchi piu’ svegli

E le medaglie dalla ruggine oramai, sole e arrese.

E quella terra, la sua , nel sud del sole

quella stessa mai piu’ calpestata

ancora legge e non scorda

gli abbracci e la gloria,

gli affanni e la pena

e per lo scrittore a porte chiuse

scrive di pugno l’ultimo libro…

e dopo ancora canta

mentre di lui si consuma lenta

l’ultima pagina  d’inchiostro, l’ultima goccia.

E dello scrittore cade a terra la voce

E il mondo tace e non parla.

Giusy Staropoli

02/12/2009

O POETA

Ti bacio sulle mani

Mentre apparecchio il cielo

Con i tuoi occhi.

E fuggi tu,

viaggiatore delle fughe mortali,

fuggi sulle braccia dell’aria

mentre contorce la lingua

quell’annaspo di vento

che disegna su una tela parole.

Le mie, le tue suggerite

Dal sudore inasprito del sangue

Mentre  asciutta fermenta a gradini

La piu’ amara  saliva.

Apro le mie stanze

Ai suoni dell’arpa dei limoni sul mare

E delle viole sopra le pietre

In alto alle vette e alla carne.

Sei pensatore e voli

Tra i miei pensieri e quelli del mondo

E temi il tempo  e la sua treccia

Che ti scompone ,dentro versi e catene.

 Viandante nelle fughe di notte, tu

 accovacci le ali dentro i canti poetici

Che per quell’uomo o l’altro non han ferite

Ma svelano  ai mondi del dolore

Il silenzio che dei suoi intonaci ne fa’ umili piaghe.

Mio compagno dai passi secchi e veloci ……………

Dalla bocca asciutta e le mani di sangue,

fuggi, e mentre brucia la gola

scrivi sulla fronte di un foglio

un altro verso.

E son qui’ io che aspetto

Per leggere i dittonghi del cuore

Con i piedi nel vento,

o poeta.

Giusy Staropoli

01/12/2009

BRIATICO MIA

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In te , Briatico mia, ci perdo il core.

Tra i tuoi riflessi d’oro e argento

Annego i miei sospiri, ristoro il mi amore

Sotto il velo tiepido del tuo firmamento.

Dai cespi delle nobili genti

Odo il vento che lento sfibra le tue membra,

gusto i tarli d’aria ricamare le menti

e il tempo tesser la sua tela, appare o sembra.

In tra le rughe mulattere

Accorcio dei dintorni spazi , i riflessi spenti,

sfido la vita di chi furon parole vere

e nel cor mio colgo le radici, i passi lenti.

Din su quel monte, esulo l’esser mio presente,

spazio l’occhio fino al grande mare,

come pettirosso , sulla cima godo soavemente

e di Briatico l’essere passato, soffia e m’appare.

Sillaba il disio di cavalcar su vecchi muli,

al sol chinarsi, ai pie’ della marina

vaneggiar tra limoni e stanchi ulivi

onde l’acqua specchia la vita ora e di prima.

Saltello tra le spine dolci della terra,

lascio gli avi miei, pian piano sussurrare,

sui sassi filtro oltre il raggio di una stella

e in te Briatico, incomincio a vagare.

Vago sotto l’arco del mulino,

la’, i sogni miei fan danze di colori

vivaci suoni spande il campo vicino

allor che l’arco, vien custode degli amori.

Su la torre,d ‘ogni veste resto nuda

E anch’io muoio sulla rampa morta,

d’essa, glorioso amato rude la fronte suda

di povera storia a tratti distorta.

Risalgo la rupe e , sul balcone sosto

De la piccola San Leo , leggiadra musa

Onde sporgo il naso tra il sapor del mosto

Nel tino che ribolle a bocca chiusa.

Stromboli all’orizzonte sempre irto e teso,

culla il sole che l’ore tinge,

furbo, tra la foschia gioca sospeso,

si cela riappare di luce si cinge.

Le vertebre tue, Briatico esploro.

Pavoneggio nella storia di San Costantino,

tra le colte mura , mi ristoro

sotto i melograni d’un soave giardino.

Medito sul monte Lapa , all’aria fresca,

oppressa dalle nubi oscurate

onde Ulisse a giocar co’ le sirene s’appresta,

io rigetto i leggendari canti, le gesta magate.

Danzo lieta e, percorro la mia storia,

Potenzoni e Mandaradoni, gusto dopo San Costantino

Sull’ali d’uno stormo inquieto risalgo la gloria,

dal Murria allo Spataro illustre mio cammino.

Mi specchio nei campi d’oro in salita,

Conidoni , intrepido loco cheta sorvolo,

a Sciconi, sull’uscio miro dolce vita,

a Paradisoni solo l’occhio volgo e, riapprodo sul briaticoto molo.

L’arco caro ricalco, nobile mito,

a la torre torno e veglio dolce loco,

scorgo i miei pensieri al largo infinito

e in te Briatico mia, mi perdo poco a poco.

Giusy

28/11/2009

IL CIELO DI GAZA (Menzione al premio Mondiale di poesia "Nosside" 2009)

 

 

Come grida deboli, schiarite,

sul suolo il vento tenero devasta.

Inerte, la luna pallida, mira.

Dignita’ distrutte, essiccate:

e’ l’abisso di morte!

S’alzano polveri a grumi,

timidi tetti si piegano feriti

e a terra spezzano  sogni di veglia.

Il cielo, pallottola al buio,

rimbalza, tra il fuoco di razzi:

“E’ il teatro di Gaza”.

Un rivo di uomini,

carni crude, ormai asciutte

crusca nel vento: e’ il tremore dei martiri.

Umili voci, tra sterpi  d’odio

mucchietti di ossa legnose

 i pianti , fiumare gia’ asciutte

tra ciuffi di gozzi feriti.

Ritratto gelato di mura e di pianto,

senz’aria quei muti respiri,

tessuti sgozzati , gorgogli di sangue bambino.

E’ il pianto di Gaza,

sudore sul viso bianco dei feriti

pioggia putrida sul corpo dei morti

paura del delirio degli orfani.

Sotto il manto del cielo

tonanti d’odio, e’ l’udito dei sordi

grida accorate, il soffio dei muti

luce oscurata, lo sguardo dei ciechi.

A Gaza, si sventrano storie,

tra gli sguazzi di sangue,

come graffiti su lingue d’asfalto

tra le strade, corone di spine.

Nell’ultima ora, e’ a Gaza che un Dio e’ deriso

alle povere colonne, frustato,

sputato dalle scorie di bombe mancine.

Dentro un campo di morte, incoronato di spine.

Alla morte, rosa nera alla sera,

un Dio, e’ portato alla Croce.

E, a Gaza, tra l’erba verde sottile

un Dio e’ trafitto, e perisce.

A Gaza,  agonizza un respiro.

A Gaza, slitta a zolle la terra.

A Gaza, crolla il tempio di pietra.

Giusy Staropoli

25/11/2009

MALE DI VIVERE

Male di vivere

Che tormenti i grappoli

E ai piedi delle viti , porgi catene.

Uomo, che hai incontrato

gramigna  trai i tuoi piedi ……..

torcile i nodi a le radici.

Oltre le sue forze,

sgomita tra le fronde …..

Perforale l’ascia

E, tagliale il petto.

Male amaro,

Che le viscere contorci

Chi tu sia, dillo!

Dillo e spoglia le tue colpe,

srotola nel fondo del tuo limbo

e onde tu sia, vile serpe,

col calcagno la donna

………..ti schiacci.

O misero,

che vivi come alito di fuoco  mai stanco,

sotto cieli dannati

di pioggia battente.

Possa crepare al primo bivio

E li’ lasciar, le ossa bianche

Imputridirsi al sole.

Giusy Staropoli

18/11/2009

Mi fido di lui

467320216.jpgMi fido di lui, quando comincia il giorno

Mi fido di lui quando arriva la notte

Mi fido di lui quando ho paura d'amare

Mi fido di lui quando ho gli occhi bagnati dal pianto

Mi fido di lui quando soffro

Mi fido di lui quando piove

Mi fido di lui quando il cielo non ha luce

Mi fido di lui quando mancano le stelle

Mi fido di lui quando la luna e' scura

Di lui mi fido,  ogni momento che vivo...................

Giusy

16/11/2009

Alla mia terra amata....Calabria

06-04-23%20vallata%20di%20stilo%201.JPGAmo la Calabria e quanto racchiude. Amo le sue gesta , i suoi sorrisi, amo le sue parole seducenti e d’amore.

“L'amo la mia casa, mi ama la mia casa:  le mie orme ovunque viandando vanno riflettono la sua maestosa ombra, la sua ombra ovunque rifletta cerca le mie piccole orme”.Ogni pietra delle sue vecchie mezze  mura pare raccontarsi , ma poi si cheta e non procede per ragion che  il tempo  l’ha debilitata e a stento  regge l’altra a se affiancata.La mia terra incanta sguardi, rapisce cuori, e’ il ritratto prezioso di un artista e il componimento melodico di un pianista. Essa e ‘ scolpita in un gioiello maliziosamente creato e con eleganza impreziosito.

“Di Briatico son io nascente, d’originar paterno e figlia vera”.

Nasco in questa terra mia con il sapore del mosto che fermenta, e il sale del mare che si posa sui cigli delle vecchie rughe , onde i gabbiani mormorano infrangendo le sommosse dell’aria che con fili sottili attraversano le crepe della mia bella torre Saracina  che da sempre mi vide crescere, in men che io fanciullina e donna , sgretolar vidi i suoi fianchi,e dalla sua rude bocca mi sentii per sempre catturata sotto il silenzio del mio amato mare.

Cosi’ vivo tra gli ulivi del mio sud, tra l’oro dei campi e il sapore della terra.

Assorta, assopita tra la campagna che nel silenzio lavora  alle pendici

dell’incontaminata costa di questa terra mia.

Sulle logge , dove l’aria velata remiga, mi poso e cullo i miei sospiri , e le mie pene per l’amata terra mia.Sospiro per tutte le volte che i figli suoi saluta e mai piu’ vede  ritornare, sospiro quando in essa stravizia ogni figlio ingrato che par che non senta le grida angosciate di questa disperata madre. Ogni giorno percorro le sue ferite , e la’ mi sento d’asciugar ogni amara lacrima sul suo bel viso. Amo la mia terra, la mia dolce Briatico per la quale il mio pensiero vola. Scrivo ancora di questa nobile terra di Calabria, per tutti quelli a cui il cuore piange per avergli detto addio in un lugubre giorno che li ha visti lasciare il nido come una rondine sperduta. Scrivo del mio amato mare per chi in esso annega la propria anima e da esso si vide per sempre cullato come fanciullino al seno fecondo, della pr0pria madre . Scrivo per chi questo paese mio ,non lo comprende, e ad esso rigetta le colpe dell’incertezza, dei fallimenti  e della malavita. Scrivo per dire  a chi e’ lontano  quali sono le doti nobili della mia terra, i frutti delle sue piante, i tratti fulgidi delle sue maestosita’; scrivo , per dire da dove provenne questa terra,  che ancora oggi ai forestieri cela le sue radici, tra le stanze della leggiadra arte, le mura sagge di  un grande passato, l’arco prezioso del passare del tempo.

Scrivo, perche’ un giorno a me stessa, giurai di cantare al  mondo di questo mio piccolo angolo di paradiso che di giorno sotto il sole si assopisce , e la notte dorme sotto le sfere della lusinghiera luna. A  chi leggera’ queste poche righe dico: se siete figli come me di questa terra, siate tali e abbiate rispetto della madre che vi porse il ventre , lavate ogni sua ferita , e che al sole si asciughi  e nel sole ritrovi il vigore d’essere per sempre la vostra amata madre. 

Giusy Staropoli

15/11/2009

BREZZATURA D'AMORE

 

Quanta l’attesa.

Intervello che precede l’intermittenza

Sopra i rami del giaciglio marino.

Ti cerco , mentre aspetto le ore

E intanto  l’’aria fredda del mondo

annoda a tappe la gola.

In un fasciame di fiato,

verso il fine palazzo

in un infinito di terra , ti cerco.

La casa….

Mi trasporta innocente,

la sospensione dell’aria.

Freccia destra, sul letto.

Intreccio sogni e passioni,

sbroglio nodi e  ricami.

Il piede va al  passo

Sul tappeto di legno.

Il pavimento un cesello d’ulivo

E le insidie del tronco, il bersaglio

Contro il quale scaglio tutto il mio peso.

Il letto , piuma d’oca lavata

e’  un oceano rimosso.

Cerco i flutti e ti sento.

Ingoio un lieve sorriso

e ti trovo,

carne calda nel battito vivo.

“Lui dorme”.

E’ il ritratto dal vivo, piu’ autentico.

Il dorso e’ lentamente appoggiato

Alla sponda ferrosa ,

dolce complice attiva.

Il collo in giu’ radunato

Alle pendici feconde

Dell’intellettuale petto.

Austero e autorevole

Maschio d’autore.

E le gambe !

Un saluto convesso

Nelle concave labbra delle lenzuola.

Cerchi nei cerchi,

gocce dentro le gocce.

Ti sveglio,

nel lancio di un tatto

 a stampo sulla tua bocca.

Il formicolio della polvere,

centrifuga l’istante mortale,

accoglie la fusione d’amore

oltre l’estro bramoso

quasi incredulo all’insinua amorosa.

Trovo aiuto nel sigillo del vento

Astrale compagno fidato

Che m’alza i ciondoli distesi sul letto

E ci entro.

Mi accogli…………..

Ah! Che alito caldo mi veste……

Mentre investe furioso le tempia.

E poi sento il gozzo morirmi sul cuore

Mentre morde la vita

 un abbraccio asfissiante.

Conto in mente, le mie ore rimaste,

nel fervore di scaglie di sale

Attaccate come ventose

Ai vetri esposti sul mare,

dove il suono di una sola conchiglia

gusta la brezzatura d’amore.

 

 

Giusy Staropoli

FOGLI DI CARTA

 

 

Cercavo parole per la mia poesia

In quella terra di sangue arata.

Cercavo i carboni mozzi

E le braci spente di quel fuoco

Tra i  canneti sfasciati e insecchiti.

E quella terra,

sotto i picchi del sole

gridava la sete,

mentre a gocce l’arsura

consumava pezze di carne

oramai tarlate dal fuoco.

E i manti di ulivi ,

silenti.

Nessun sonno,

in quelle vie sanguinanti

sopra i carri di pesanti bestemmie

senza padroni.

E il sudore acidulo

Di quei volti senza madre,

nella terra dei padri senza sonni,

senza rivi di carta

ad asciugare le mani,

dove i lutti di sangue

spargevano grida.

E in quella terra,

dai mille volti neri,

e nera terra,

senza nome ,dormivano

i figli dei padri

dentro il volto delle loro madri

fucilate ai margini di un giorno

che della notte ,

mai hanno visto luce.

E in quella terra di sangue arata,

per la mia poesia, solo il silenzio.

Nessun dorma ora!

Ora cerco sulle vostre bocche

altre parole ,lontane dal sangue

per i miei fogli di carta,

dove sara’ poesia

dare nomi ai volti delle madri

dei figli dei padri ,

svegliarli dal sonno

senza che si macchi di sangue

il foglio mio.

 

Giusy Staropoli

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