A BRIATICO I BRIATICOTI. AL MONDO I BRIATICESI.

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Da qualche giorno imperversano sul web rovesci e contrari su Briatico e Briaticesi. Briatico nel mondo e Briaticesi del ritorno.
Ma so bene come vanno queste cose e allora, mi son detta, perchè intromettersi in fatti che fondamentalmente Briatico non lo riguardano?
Ma ai commenti raccapriccianti a dir poco, non posso starmene zitta. Solo due righe per dire che Briatico non è nel mondo. Nel mondo ci sono i Briaticesi. Briatico è a Marina, a Cocca, o Farcò, a Solaru, o Barraccuni, nta Chjazza, o Populittu, a Stazioni, o Specchju, e Pittejari… ecc, ecc.
E a Briatico seppur regna ancora gente varia fatta anche di briaticesi come quelli del nì e del né, di più sono i briaticoti precisi precisi, quelli che più vivono la sacra alma del paese e che tali si chiamano per viscerale appartenenza alla terra, come si raccomandava di definirci il grande Padre Maffeo Pretto, che per anni e anni, chiuso tra i suoi libri ha studiato Briatico e la sua storia, i Briaticoti e il loro paese.
Qualcuno, e mi riferisco all’emigrante al suo ritorno, parla di una Briatico sfinita, sconquassata quasi. Qualche altro, sempre l’emigrante quando torna, di una Briatico abbandonata, sola. Io, e non me ne vogliate, ché emigrante non lo sono, parlo di una Briatico mia. E non perchè un paese lo si può avere tutto per se, o lo si possa comprare come fece Totò con la Fontana di Trevi, ma perchè quando qualche d’uno mi ha detto: prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro, io lo presi tutto. E perchè quando mio marito mi disse “partiamo”, io ho detto che resto. E perchè quando i miei figli mi dicono che qui non c’è nulla, io gli dico che bisogna provarci. E perchè nonostante non sia mai stata profeta in patria, nei miei libri il mio paese, lo racconto raccontandomi. E poi ancora, perchè scelsi sin da ragazza, di fare del mio paese una culla e non il sepolcro. E seppure per avere il pane a tavola, qualche volta mi tocca chiedere i soldi a mia madre, perchè il lavoro non basta e quattro figli vogliono mangiare, ché non tutto quel che luccica è oro, non mi arrendo. MAI.
E non è vanto al coraggio, ché di coraggio ce ne vuole anche a partire, lo so bene. Ma è solo bisogno di condividere con le proprie radici, fino in fondo, le vittorie e le sconfitte, la compagnia e la solitudine. Come fa la liquirizia a Briatico vecchio, che seppure il paese è stato distrutto dal terremoto e oggi è triste, moribondo tra vecchi ruderi e rovi, solo sotto il cielo e col sole in faccia, cresce ancora. Perché quel pezzo di terra se l’è fatta culla. E ancora la si va a raccogliere. Si va fin lassù, sul monte solo, apposta per lei. E poi la provvidenza che ci sta a fare?!
E mi inquieta, mi disturba l’anima, sentir dire da certi briaticesi che tornano per le ferie, “questo paese è na cazza di pezza”. O più ferocemente: “guarda come l’avete ridotto!”.
Ma chi l’ha ridotto!? L’ha gambizzato chi ci è rimasto? NO!
Quando siete partiti a murra per il Nord delle conquiste ricche, avete risalito la testa del paese e a noialtri quel che è rimasto è la coda. E la coda, cari signori, è dura da scorciare.
Chi è rimasto quaggiù, tra il Murria e lo Spataro, innanzi al mare col sole negli occhi, come le spine dei pittindiani, lavora e con doglie forti, mettendosi alla prova nella quotidianità di un inverno che non passa, o di un’estate che passa veloce. E tutto tra i rovesci e i contrari di un paese che esiste, ovvio.
Non si può sopportare sentire un emigrato con il nì o con il né dire: ” ndi ruvinavistivu u paisi, poveri cazzuni”.
Perchè se proprio la devo dire tutta, ve la voglio dire alla SAVERIO STRATI: «dovrebbe essere nostro dovere tornare al Sud, specie noi che abbiamo imparato qualcosa. Tornare e introdurre la nuova mentalità ed ecco che il Sud da morto che è può riprendere a vivere. [...] la loro terra, se essi non torneranno, diventerà un deserto africano vero e proprio.[…] Al Sud […]. C’è sempre una ragione d’impiego, di occupazione, di protezione al fondo delle intenzioni. Lo constato ogni volta che scendo al mio paese per salutare mio padre e mia madre. Il nonno mi rimprovera che ora che ho preso definitivamente il volo, la nostra terra muore. Muore insieme al padrone, la terra. La terra fiorisce insieme al padrone, invecchia insieme al padrone, muore insieme al padrone. […] basta buttare uno sguardo alla campagna abbandonata e morente come un vecchio stanco di vivere. In questo corpo malato fiorisce e prolifica la mafia […]. S’incarognisce la mafia».
Avete un doppiopetto? Voi sì e noi no?!
Non credo. Un cuore solo,  in due posti diversi contemporaneamente lo si deve saper mantenere. Non è facile. Costa fatica. Qualche d’uno, sempre emigrato, quando torna lo vedi piangere di gioia, in silenzio. E seppure lo vede cambiato il paese, perchè tutto cambia, anche gli occhi con cui si guarda cambiano, lo adora come fa col Santissimo. E allora sì che quello è il vero volto dell’emigrazione. Il cuore vero dell’emigrante che torna per sentire odori, sapori, musiche, versi. Senza pregiudiziali ma con la consapevolezza dei cambiamenti, a cui tutti egli incluso ha partecipato. E te lo godi il suo ritorno, perchè non ha dimenticato quello che è stato, e accetta quello che è.
Agli altri invece, emigranti del nì e del né, che vanno e vengono come fossero rindine bianche, il cuore o gli resta dove si nasce o va dove si vive. È la legge dei banderuoli di conquista. di quelli che spesse volte vanno perché qui non hanno più nulla da dire o da fare. Ed è in questi casi che il diritto di parola, nell’agorà del paese stesso, lo si perde nel viaggio di quell’andata che si è certi non avrà ritorno. Perchè si è già scelto di non ritornare. E certi diritti solo la restanza li da. L’erranza invece, li porta via con sé.
Quaggiù non v’è l’occasione che fa l’uomo ladro, lo so. Te la devi andare a cercare a luci di lumera. Ma quando la trovi, so’ soddisfazione so’. Quaggiù oltre al coraggio di restare, è perennemente viva la virtù della sopportazione, della lotta, e ci si arrampica con le unghie e spesse volte le si lascia aggrappate alla terra, senza più neanche un tramonto da gustare.  Non dormiamo noi briaticoti, no. Al massimo ci appisoliamo a guardare ‘illu’ Stromboli fumante, dallo sperone di Cocca.
Qui c’è il senso dell’appartenenza che ci consente di superare le durezze di un Sud che spesso chiede il doppio di quanto da.
C’è un vecchio detto che dice: haj mu ti passi a ‘stati a undi ti passasti u mbernu, e viceversa.
Ed è verità, pa lu Dio!
#briaticonelcuoremio
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PRESENTATO A SANT’AGATA DEL BIANCO IL LIBRO CURATO DA GIUSY STAROPOLI CALAFATI: SAVERIO STRATI due racconti

12 agosto 2016, borgo antico, piazzetta di Tibi e Tascia. Sant’Agata del Bianco come la terra del ritorno.

La prima del libro SAVERIO STRATI due racconti, è stato un grande successo nel vecchio borgo di SAVERIO STRATI. La piazzetta di Tibi e Tabia traboccava di gente. E c’era il sindaco, i professori, le maestre e i contadini. C’era la gente. Poi c’ero anch’io e c’era pure Mastro Saverio. Il mio maestro Saverio se ne stava affacciato al balconcino della sua casa natia. Lo sentivo. E sono certa, mentre noi parlavamo, lui rideva.
Grazie di cuore al cuore di Sant’Agata, per l’accoglienza, l’emozione e la bellezza delle sue cose. Del suo scrittore Saverio.
Grazie a Domenico StranieriAntonella Italiano Palma Comandè e alla famiglia di Saverio Strati.
C’è una Calabria che torna a essere terra della gente. Un paese che torna il paese di SAVERIO STRATI.
GRAZIE! 

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PRIMA UFFICIALE DEL LIBRO: SAVERIO STRATI due racconti. SANT’AGATA DEL BIANCO 12 agosto 2016

13900140_320142928329486_6240624269897110360_n   Avete presente quei borghi un po’ unici dove a volte capita che vi nasca uno scrittore? Ecco!, è lì che vi aspetto. SAVERIO STRATI due racconti, presentazione ufficiale, 12 agosto ore 19:00 Sant’Agata del Bianco -RC-

Interventi:

DOMENICO STRANIERI, sindaco Sant’Agata del Bianco

PALMA COMADE’, scrittrice e nipote di Saverio Strati

GIUSY STAROPOLI CALAFATI, curatrice del libro

ANTONELLA ITALIANO, giornalista  e direttore rivista ‘In Aspromonte’

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PROSSIMI APPUNTAMENTI CON GIUSY STAROPOLI CALAFATI

13883809_1142083092520834_1841912253_n12 agosto ore 19:00, Piazza Tibi e Tascia, Sant’Agata del Bianco – RC- presentazione ufficiale del libro SAVERIO STRATI due racconti;

18 agosto ore 21:30, Portico Svevo Museo Diocesano, Piazza Duomo Tropea -VV-, omaggio a Saverio Strati con SAVERIO STRATI due racconti;

20 agosto ore 21:30, Piazza Solari, Francavilla Angitola -VV-, presentazione del libro NATUZZA EVOLO due chiacchiere con Maria…

Non mancate!

 

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IN LIBRERIA! SAVERIO STRATI – Due Racconti a cura di Giusy Staropoli Calafati

 

 

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SAVERIO STRATI torna in libreria a cura di Giusy Staropoli Calafati. Ordina subito la tua copia…

Dopo anni di silenzio, in cui Saverio Strati, premio Campiello nel 1977, è anche morto, la scrittrice vibonese ripubblica lo scrittore calabrese con due racconti. Un nuovo lavoro quello di Giusy Staropoli Calafati che riporta alla luce due opere dello scrittore Saverio Strati che, in quanto sconosciute ai più, posso definirsi inedite. Con prefazione di Domenico Stranieri sindaco di Sant’Agata del Bianco e Postfazione di Palma Comandè, scrittrice e nipote di Saverio Strati.

Il libro è possibile acquistarlo mandando una richiesta via mail all’indirizzo: giusystaropoli@libero.it

SAVERIO STRATI due racconti / pag. 68 / Libritalianet/ €8,00/ spedizione €2,00

Un’occasione che un buon lettore non può perdersi.

dalla prefazione:  «C’è una scrittrice che non abita a Sant’Agata del Bianco, eppure ogni giorno con i suoi occhi e la sua mente arriva nella piazzetta di Tibi e Tàscia, o nel promontorio di Còla, trasportata da un bisogno viscerale. Difatti, il suo “faccia a faccia” con lo scrittore santagatese Saverio Strati non può che portarla, inevitabilmente, tra le fontane, le case di pietra e gli angoli più nascosti del nostro paese. Questo perché Giusy Staropoli Calafati è un’attenta studiosa di Strati, ne conosce la radice dolorosa, il talento, il respiro delle pagine». ( Domenico Stranieri sindaco di sant’Agata del Bianco)

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Piange la Puglia come Cristo nel Getsemani

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Come Cristo nel Getsemani, la Puglia piange tra gli ulivi.

- Allontana a da me questa calice – gridava al Padre il Figlio dell’uomo. I figli delle madri invece non hanno fatto neppure in tempo a dire al Figlio dell’uomo: – allontana da noi questo treno Signore. Perché al Sud si viaggia su un solo binario e quasi sempre sono viaggi di non ritorno. Si viaggia per morire con biglietti di sola andata. E in Terronia, quella bella, quella con tante case della gente e famiglie con figli e padri e madri, con gli alberi, le cicale, il mare, la montagna, si muore per viaggiare gente mia! Per raggiungere le case, incontrarsi con i parenti e fare festa… Si muore per uscire dal paese per quella strada che non ha fortuna. Ché è discola, frana, smotta, ha un senso di marcia solo e c’è chi va e c’è chi viene. E si confonde.

Da tempo oramai piangono gli ulivi pugliesi. Gli alberi come cristiani si disperano. Mai avrebbero pensato di divenire sepolcro. Erano stati sempre culla, da secoli accoglienti letti d’ulivi per molti, tanta gente. Anche per il contadino che ora non v’è più eppure par che è la che dorme. E non si lamenta sapete! Con la sua tempra meridionale tutto sopporta. Anche la morte sua.

Il pianto degli ulivi si sente. Come se si sente! Va col vento come la bandiera della Nazione. Mai, alberi miei!, avevano pensato che un giorno sarebbero serviti perché ad ogni loro piede vi si piantasse una croce. Una di nuovi Cristi. Una di solo legno e di ossa che è più grande di tutte e si sta al centro, tra Andria e Corato. Al centro della terra di padre Pio, quella stessa dei trulli, delle belle masserie, della pizzica tarantata. Al centro di due treni che nel più bello di un brindisi meridionale come i due più preziosi bicchieri di cristallo presi dalla credenza della nonna, urtando si frantumano.

E che ne sanno gli abitanti delle città devote allo Stato cosa piange oggi il nostro Sud? Che ne sa lo Stato dello stato d’animo di un Sud con gli occhi sgranati innanzi al feretro dei parenti ancora aperto?

Nulla di speciale sa. Appena i nomi di chi senza un volto, nel Getsemani pugliese, accetta il calice offerto da Dio.

Nel cuore di molti c’è tristezza e sdegno questo 13 di Luglio. Nel cuore di tanti però ancora nessun Sud per cui vale la pena di battersi il petto. Lottare.

Ma al Presidente Renzi, da meridionale, madre, moglie, figlia e scrittrice, una cosa la voglio proprio dire: “La storia si ripete presidente. Quelli di oggi son gli stessi morti di ieri. Quelli serviti a farVi una l’Italia.”

 Giusy Staropoli Calafati

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PREMIO ‘LA GIARA’ -RAI

Giusy Staropoli Calafati vince il Premio La Giara – Rai per la Calabria, con il romanzo ‘La terra del ritorno’.
Insieme a Dario Manti, vincitore anch’egli con il romanzo ‘Inchino a Santa Barbara’, rappresenterà la regione a Roma, alle nazionali.
Incrociamo le dita.

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APPUNTAMENTI CON L’AUTRICE

12791038_1037696279626183_8756889413473326714_n17/05/2016: Presentazione del libro Saverio Strati. Non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla, ore 16:30, Villetta De Nava, Reggio Calabria, nell’ambito della manifestazione Libereghion. (Maggio dei libri)

 

22/5/2016: Presentazione del libro Saverio Strati. Non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla, ore 18:00, Nuova Ave, Reggio Calabria.

 

23/5/2016: Presentazione del libro Saverio Strati. Non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla, ore 18:00, Palazzo Nicotera, Lamezia Terme. ( Maggio dei libri)

 

28/05/2016: Presentazione del libro Saverio Strati. Non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla, ore 10:00, Istituto Tecnico Economico L. Repaci, Villa San Giovanni. (Maggio dei libri)

 

29/4/2016: Il Rotary Club di Vibo valentia presenta: Calabresità: orgoglio e ostinazione attraverso gli occhi di una scrittrice “. Conversazione con l’autrice Giusy Staropoli Calafati sui libri: SUD – la terra di Costabie, e SAVERIO STRATI non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla. Ore 20:00, 501 Hotel, Vibo Valentia.

 26/04/2016: “Ricordare Natuzza Evolo”, letture poetiche tratte dal libro Natuzza Evolo- due chiacchiere con Maria. Ore 17:30, teatro comunale, Cassano All’Ionio.

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Per il maggio dei libri la scrittrice calabrese Giusy Staropoli Calafati ripropone il progetto “RILEGGIAMO SAVERIO STRATI”

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Per il maggio dei libri riparte il progetto della scrittrice Giusy Staropoli Calafati dal titolo “Rileggiamo Saverio Strati”.
L’invito è rivolto alle scuole calabresi di ogni grado e a tutti i centri di cultura. Agli amanti della letteratura calabrese, del bello e dei libri.
Presentando ‘SAVERIO STRATI non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla’, Disoblio edizioni 2015, Giusy S.C. terrà a discussione lo stesso S. Strati con annessa la calabresità nella letteratura. Un momento di esaltazione del senso dell’appartenenza e rievocazione della storia identitaria che attraverso l’opera stratiana ci racconta raccontandosi. Per ospitare l’autrice è possibile contattare direttamente la casa editrice Disoblio edizioni, o scrivere a: giusystaropoli@libero.it

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SAVERIO STRATI E LA MISS VIBONESE

…dal mensile In Aspromonte di Aprile 2016 / http://www.inaspromonte.it/

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Premio Anassilaos Mimosa 2016 a Giusy Staropoli Calafati

Reggio Calabria, 08 marzo 2016

A Giusy Staropoli Calafati il premio Anassilaos Mimosa 2016 per la sez. saggistica con il saggio SAVERIO STRATI non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla.

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ELEUTHERIA. gIUSY STAROPOLI CALAFATI AL NONO CAMPUS DELLA LEGALITA’ ALL’ISTITUTO SUPERIORE DI TROPEA

Tropea, 04 marzo 2016

Come esperta di letteratura calabrese, con una lezione su Saverio Strati, Giusy Staropoli Calafati è ospite al nono campus della legalità organizzato dall’Istituto Superiore di Tropea.

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L’INTERVISTA. SAVERIO STRATI: IL RITORNO NELLA SCUOLA AD OPERA DI GIUSY STAROPOLI CALAFATI

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Con gli studenti della V°A, dell’istituto Professionale Per I Servizi Commerciali E Turistici di Tropea, di recente, abbiamo percorso un grande e importante viaggio nella letteratura calabrese, scoprendo la vita, l’opera e il pensiero di Saverio Strati, mantenendo come linea guida, il saggio SAVERIO STRATI, non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla, Disoblio edizioni 2015.

A termine dell’incontro, i ragazzi che personalmente ringrazio, maturano l’esperienza rispondendo a qualche domanda. L’intervista all’interno della classe è coordinata dalla studentessa Virginia Contartese.

1)Quando avete appreso che sarei venuta in classe a parlarvi di Saverio Strati, a cosa avete pensato?

Alla notizia che una giovane scrittrice, sarebbe venuta a parlarci di uno scrittore calabrese, abbiamo subito pensato che sarebbe stato interessante vedere come anche i giovani possono accostarsi alla letteratura senza “annoiarsi”

2)Prima del nostro incontro nella vostra scuola, avevate mai sentito parlare di SAVERIO STRATI?

Prima dell’incontro non avevamo mai sentito parlare di Saverio Strati e, di conseguenza, non conoscevamo né la sua persona, né le sue opere.

3)Dopo la nostra intensa lezione su Saverio Strati, quale uomo e narratore calabrese di razza(nel mondo), pensate valga la pena per giovani come voi conoscere questo scrittore e quindi la Calabria che racconta nei suoi libri? Perché?

Dopo l’incontro abbiamo capito quanto sia fondamentale conoscere gli scrittori della nostra terra per cogliere al meglio l’essenza della Calabria che raccontano, proprio come il grande Strati che è sempre rimasto fedele ai suoi valori.

SEGUE SU: http://www.inaspromonte.it/lintervista-saverio-strati-ritorno-scuola-ad-opera-giusy-staropoli-calafati/

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Disponibile la seconda edizione del libro su NATUZZA EVOLO.

Disponibile la seconda edizione del libro “NATUZZA EVOLO due chiacchiere con Maria”. Per info: giusystaropoli@libero.it

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dalla prefazione: [...]Giusy Staropoli Calafati, con questa opera, ha voluto dare voce alla sua fede verso il “mistero” che ha avvolto la  vita di Natuzza e che oggi avvolge Paravati facendone «la terra delle meraviglie»: parliamo della presenza del Cuore Immacolato di Maria, Rifugio delle Anime. Le poesie di Giusy, molte in dialetto, hanno tradotto in immagi- ni ricche di significato emotivo i dialoghi tra la Madonna e Natuzza, mettendo in evidenza la personalità umile e amorevole, generosa e disponibile di mamma Natuzza.[...]

Padre Michele Cordiano / Don Pasquale Barone

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Nuova commissione scientifica per studiare gli inediti di Saverio Strati

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da: http://www.larivieraonline.com/nuova-commissione-scientifica-studiare-gli-inediti-di-saverio-strati

Pregevole l’iniziativa del presidente del consiglio regionale Nicola Irto: una commissione scientifica per valutare gli inediti di Saverio Strati.

Una politica che forma un comitato con nomi certamente di grande spessore culturale; personalità per le quali ammetto di nutrire profonda stima per l’operato, la professionalità e l’ingegno.

Ma è come se mancasse il lievito madre. Qualcosa di sfuggito. E nel caso “Strati”, il lievito madre, a parte i già selezionati, uomini e donne di grande intelletto, lo fanno i nomi di tanti, che lo scrittore lo hanno profondamente assaporato; decisamente conosciuto per mezzo di uno studio pregno di sottigliezze e attento dell’opera che lo compone. E questi, sono i nomi di coloro che di Strati e per Strati ne hanno fatto e ne fanno ragioni regionali; coloro che Strati lo hanno promosso prima in quel che era il suo centro del mondo: Sant’Agata del Bianco e di riflesso in tutta la Calabria, in Italia e come giusto che fosse nel mondo. Nomi di coloro che pur non essendo solo scrittori, laureati, o membri di commissione, si sono spesi per l’opera e nell’opera, per l’epopea e nell’epopea; per Strati e in Strati.

Nomi come: Giuseppe Strangio (sindaco di Sant’Agata del Bianco) che con la sua amministrazione da diversi anni, si prodiga con zelo e caparbietà, perché Saverio Strati riconquisti la sua terra promessa come uomo e come scrittore, divenendo inoltre capofila di una serie di iniziative promosse dentro e fuori il paese natio dello scrittore, dove casa Strati diviene “centro studi” e ove gli inediti potrebbero essere approfonditi, studiati ed elaborati; Luigi M. Lombardi Satriani, il cui studio su Strati e sulla Calabria, quali immagini massime del Meridione d’Italia, ha lo stesso carisma antropologico dello scrittore, dell’intellettuale e dell’uomo; Domenico Talia, che di Strati ne conosce tutti i fitti passi percorsi in quel di Sant’Agata fin su la collina di Cola e anche fuori; Vincenzo Stranieri, che ha sempre penetrato con profonda osservanza la figura di Strati nell’epopea che come uomo e scrittore, lo stesso ha vissuto; Vito Teti, che oggi rappresenta uno degli studiosi più eccelsi e di spicco del Meridione, letterato simbolo dell’Università della Calabria; Giuseppe Neri, critico di eccezionale spessore che di Strati curò diversi aspetti; Walter Pedullà, che di Strati visse gli esordi e l’amicizia sincera di universitari allievi di Giacomo Debenedetti; Palma Comandè, la cui conoscenza diretta dello scrittore, viene continuamente spesa a favore della cultura territoriale collettiva. Nomi tra i quali, altri inserirebbero anche il mio, ma ai posteri l’ardua sentenza.

Serie di nomi, ai quali v’è doveroso aggiungere qualche membro della famiglia (figlio e/o nipoti) che meglio di altri potrebbe contribuire a delineare il profilo umano dello scrittore. E poi ancora: Leonardo Alario, studioso di tradizioni popolari, conoscitore e amico di Strati, autore anche di un importante volume: “La narrativa di Saverio Strati”. E Piero Pananti (ammesso ne sia d’accordo). Tra i più grandi amici fiorentini di Strati, e suo editore in diverse pregiate pubblicazioni.

Nomi noti, alcuni dei quali sono parte di una commissione scientifica già esistente, fortemente dall’assessorato alla cultura della precedente amministrazione regionale, volta alla cura e allo studio dell’opera di Saverio Strati, e il cui obiettivo era ed è quello di rieditarne l’opera stessa e conseguenzialmente riuscire a reperire, studiare e pubblicare gli inediti. 5000 pagine scritte, alle quali S. Strati accenna nella sua lettera di richiesta della legge Bacchelli.

Gente che in quel di Sant’Agata si incontra, si confronta, studia e omaggia Strati.

Studiosi e ”appartenenze” di spessore che vengono sostituiti, quando invece la commissione tecnico-scientifica, poteva essere rafforzata e dunque anche ampliata. Invece viene rinnovata completamente. Scelta che sono certa il mio amato maestro Strati, non avrebbe approvato.

“Dodici mesi per i lavori del comitato, determinando la partecipazioni agli incontri a titolo gratuito e stabilendo il rimborso per i partecipanti per le spese di viaggio e soggiorno, «debitamente documentate, facendone gravare gli oneri derivanti dal presente provvedimento sul capitolo 6 art. 2 sub 493 del bilancio del Consiglio regionale», entro l’importo massimo complessivo di 20mila euro.”

I miei viaggi e i mie soggiorni a Sant’Agata non hanno mai avuto rimborsi; il mio viaggio a Scandicci neppure; la mia corrispondenza con casa Strati non è mai stata messa tra le spese da recuperare; il mio lavoro di diffusione dell’opera stratiana non percepisce assegni; le mie telefonate alle più case editrici non vengono conteggiate; Le mie giornate passate “piacevolmente” a studiare, leggere, comprendere e capire Strati, neppure. Il tempo impiegato nel riuscire, insieme ad altri, a rieditare le opere dello scrittore non ha un prezziario; la gioia di riuscire un giorno a pubblicare i suoi inediti nessun costo.

E nulla mi costa dire che Saverio Strati non può valere il tempo di dodici mesi al costo complessivo di 20.000€.

Ma dato l’obiettivo comune: riaccendere i riflettori su Saverio Strati perché si legga e si rilegga lo scrittore di sant’Agata, non mi resta che augurare alla commissione, a nome mio e dei calabresi sopra citati, un buon lavoro.

“[…]La Calabria, o meglio lo spirito della gente di Calabria è dentro le mie cose come il cuore dentro il petto di un uomo[…]” (Saverio Strati)

 Giusy Staropoli Calafati

(poetessa e scrittrice)

 

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APPUNTAMENTO. SABATO 23 GENNAIO, ORE 17:00,BAGNARA CALABRA,

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Si svolgerà sabato 23 gennaio, alle ore 17:00, presso la sala conferenze della Pro Loco di Bagnara Calabra, l’incontro con Giusy Staropoli Calafati, autrice del libro “Saverio Strati. Non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla” (Disoblio Edizioni). All’incontro interverranno Bruno Ienco (Presidente Pro Loco Bagnara Calabra), Mimma Garoffolo (Presidente SOMS Bagnara Calabra), Salvatore Bellantone (Editore).

L’opera propone un originalissimo sentiero di riflessione attraverso le intense pagine della vita e della vastissima produzione letteraria di Saverio Strati. Commentando di passo in passo le tappe cruciali della bio-bibliografia stratiana e mettendo a fuoco la stretta interconnessione delle questioni affrontate dallo scrittore santagatese nonché la loro attualità, l’autrice sostiene che Saverio Strati incarni lo spirito del Meridione, spirito divenuto parola mediante i suoi scritti.

Omaggiando lo scrittore di Sant’Agata del Bianco con una poesia e un racconto a lui dedicati, Giusy Staropoli Calafati attira l’attenzione su uno dei più grandi scrittori calabresi, denunciando la generale dimenticanza e il pericolo di non leggere più i suoi scritti, tanto decisivi per un Meridione bisognoso di indagarsi da sé e di delineare la propria identità, focalizzando quei pregi e quei difetti dai quali soltanto possono generarsi nuove prospettive per il domani.

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SCRITTORI CALABRESI per A LANTERNA. GIUSY STAROPOLI CALAFATI

- Il nonno mi aveva insegnato che il Bambinello andava aspettato con la luce accesa. Serviva luce per accogliere il Bambino nel presepe. E quella della lanterna era l’unica luce vera, che conoscevano i paesi di Calabria. Sette notti di luce avrebbero condotto senza indugi alla notte santa. Si fosse spenta la luce, anche solo una notte, la malaluna ruffiana e indispettita, dicevano i più vecchi, apparirà in cielo come preludio di disgrazie e di sventura. E si viveva nell’attesa dubbra, avvento di una storia che di bocca in bocca passava, e che gli anziani, meticolosi e ligi, ripetevano a memoria.

Io avevo tanta paura. In quella luce di lanterna, riponevo le mie speranze di bambino; coloravo con le sfumature della fiammella i miei sogni e fantasticavo fissando l’inesattezza della fiamma stessa, che pareva seguitare i fiati e gli sfiati fedeli e pure agnostici dei venti natalizi.

La gioia dell’attesa e la felicità del Bambinello, si confondevano con l’inquieto piglio che la lanterna, per quanto inanimata nell’essere, ma vivificante nella luce, si sarebbe potuta assoggettare ai giochetti scanzonati del vento, e dunque spegnere. Ma v’era pure il tormento ossesso, che qualche d’uno, disgraziato nell’anima pure a Natale, la spegnesse per stizza, d’improvviso.[...] (gsc)

SEGUE SU: http://www.zoomsud.it/index.php/cultura/86886-scrittori-calabresi-per-a-lanterna-giusy-staropoli-calafati.html

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IL RACCONTO. Pavese e l’amore segreto di Brancaleone

Arrivammo a Brancaleone che era pieno giorno. Un caldo che non dava scampo. Una piriainsopportabile. Sudavano persino le pale dei pittindianidisposti lungo i sentieri che perimetravano il paese. E portava affanno, quella bestiale calura.

Niente voci di bambini. Niente grida. Solo cicale, votate a un assordante frinire.

Un bar. A cerimoniare, alcuni maschi del loco. Te sette e scopa. Sull’insegna un gran nome: Roma.

- Che fessi!– dissi a mia zia, abbondando in sorrisi come forse le sciocche solevano fare.

- Danno a un bar un nome come Roma, e Brancaleone non è altro che uno dei paesi messi in culo alla luna. –  (gsc)

SEGUE SU: http://www.zoomsud.it/index.php/cultura/86289-il-racconto-pavese-e-l-amore-segreto-di-brancaleone.html

 

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SAVERIO STRATI ALLA NOTTE DEI LICEI

Per la notte nazionale dei licei, Giusy Staropoli Calafati porta SAVERIO STRATI al Liceo classico Michele Morelli di Vibo Valentia.

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Calabria in the books

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Questo Natale metti un libro sotto l’albero.

Disponibili su tutti gli store on-line:

-SUD -la terra di Costabile, Thoth edizioni

-SAVERIO STRATI non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla, Disoblio edizioni

-NATUZZA EVOLO due chiacchiere con Maria

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GUGLIELMO PAPALEO. UN UOMO DEL SUD

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 Un giovedì piovoso di Novembre al Politeama di Catanzaro rivive Guglielmo Papaleo. Risi e sorrisi. Emozioni, sussulti. Applausi. Imprenditori interpretano altri imprenditori del passato. La storia di un uomo del Sud. Un Sud che per mezzo di un uomo, fa storia.05_large.fotonotizia

Guglielmo Papaleo, diventa il titolo di una storia. Il protagonista di un romanzo che la Calabria continua a scrivere ancora. Guglielmo Papaleo è il nome dell’ imprenditore della bellezza meridionale. Il Meridione che si fa impresa del bello. Del profumato. Dell’essenziale e saporito. È lui, il volto inequivocabile, di una Calabria lavoratrice. Che tallona e pondera. Studia, valuta, fa le sue tesi e vince. È la resistenza di una terra che esiste, che ci prova, che insiste, che emerge. Una terra che seppur ribelle, crede e non si rifiuta. Fiuta invece. Sente e persegue il gusto del bello. L’aroma, l’essenza. Ne sorseggia i suoi caffè migliori.

Un garzone, Guglielmo. Le mani provate; gli stenti; la fatica; il rischio; la fiducia; il successo. La benevolenza della gente. La magnanimità del cuore. Un’idea che fa centro. Ma che idea! Un’impresa, quella di Guglielmo, eretta sulla spina dorsale della famiglia. Senza pigli e senza stizza. Con l’abbondanza del credo. Fedele a Dio per quanto Dio è fedele.

Un catanzarese che quando nessuno ci credeva, era già Guglielmo con tutta la bottega e il suo caffè. Un uomo, don Guglielmo, che quando al Politeama di Catanzaro, un giovedì piovoso di Novembre, mentre tutti ci credono, torna a rivivere nella memoria di una terra, che certi uomini, proprio non sa dimenticarli.

- Gugliè, sei tu? Sei tornato? -.

-Sì, Martelo’. Sono io. Sono tornato. -

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Un plauso a Gregorio Calabretta, che ha scritto e diretto lo spettacolo. A tutti i giovani di Confindustria Catanzaro, che hanno dato anima all’uomo e alla sua impresa.  A Marco Rubbettino che ha avuto questo lampo di genio.

giusy staropoli calafati

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Natuzza Evolo due chiacchiere con Maria. Sabato 5 dicembre ore 19:00 Paravati

 

Sabato 5 dicembre ore 19:00 presso la parrocchia Santa Maria degli Angeli in Paravati, verrà presentato il libro di Giusy S. Calafati, Natuzza Evolo due chiacchiere con Maria.
Interverranno:
-Don Francesco Sicari, parroco di Paravati
-Vincenzo Varone, corrispondente della Gazzetta del Sud
- don Enzo Gabrieli, postulatore della causa di beatificazione di Natuzza
Sarà presente l’autrice.

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LA MIA TERRA…

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POLSI. La Madonna è isolata. -Richiesti urgenti interventi. RICORDANDO A TUTTI CHE LA CALABRIA ESISTE PURE SE NON È IL VENETO

LA STRADA DELLA FEDE CHE PORTA A POLSI E ALLA SUA MONTAGNA GRIDA AIUTI URGENTI

L’alluvione di Novembre ci sbarrò la strada. Niente Vergine. Nessuna Polsi. In mezzo alla montagna gridava la pietà popolare. Si sentivano le eco diffuse, di una fede strappata primitivamente, ai luoghi. Gli stessi con i quali l’acqua aveva giocato. E aveva distrutto, inghiottito, rubato.

Quei luoghi ci appartenevano. Erano pari al ventre delle madri. Quelli che avevano patito le doglie. E la Montagna era Madre. Avevamo deciso di arrampicarci, se necessario, anche con le unghie. Con cuore già c’eravamo. La Vergine che abitava la Montagna da una vita, solo per quella strada l’avremmo potuta raggiungere. E le grazie andavano chieste soltanto lassù.

Scendemmo a San Luca per cercare don Pino. Aveva lui in custodia il santuario della montagna. Non v’era da nessuna parte. Cecè ci disse che era sceso alla marina. La montagna s’era confusa col mare portando con sé più di mille speranze. Un prete serviva come il pane anche laggiù.
Ma noi, pellegrini del meridione stesso che abitavamo, come avremmo potuto raggiungere Polsi?
Sollevammo una rivolta. Gli abitanti di San Luca e dintorni, gli aspromontani, i fedeli e tutti i devoti, volevano la loro Polsi.
A cercare grazie nessuno poteva aspettare.
L’alluvione aveva colpito al cuore una Calabria lontana. Una terra che seppure sempre presente su mappa, tanti non pensavano esistesse davvero. Eppure noi ci vivevamo da pastori e da signori. Non v’erano stati mai solo porcari quaggiù, ma uomini.
La Locride se ne stava in ginocchio. Troppi i danni. Di più le assenze. La disperazione. Le implorazioni perché altri se ne accorgessero. Sembrava che tutti i paesi se ne stessero in preghiera verso quella montagna irraggiungibile.
Una terra vomitata era la nostra terra. Una terra che nonostante avesse dato il nome a quell’Italia che aveva fatto unita, in Italia pare non vi fosse mai stata.
Minacciammo di raggiungere Polsi al costo delle nostre vite. Sacchi e fuoco. Ma nulla. Nessuno ci degnò di considerazioni. La regione che abitavamo se ne stette sorda. La Nazione muta.
Ammazzatevi pure per la terra e una Madonna, avranno pensato. In fondo ogni singolo uomo è responsabile delle proprie azioni. E noi lo eravamo della nostra vita.
Tanto si sapeva che a Polsi, senza aiuto, senza qualcuno che con un dovuto senso di pietà, fosse venuto a ricomporre le strade distrutte, non ci saremmo arrivati mai più.
Per fortuna eravamo stati abituati a non subire. A reagire. In fondo, Polsi ci apparteneva come le nostre case. Per di più era la casa della Madonna. E la Madonna è piena di grazie. In Calabria forse più che altrove. (giusy staropoli calafati)

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IO STO CON LA LOCRIDE. La Calabria patisce ma non fallisce.

Calabria. Ale, aggiorna il suo stato su facebook. Alle 15:21 del 2 novembre, scrive: “Forza Pulizzamu. Per quando arriva Renzi a dirci che gli dispiace, deve essere tutto pulito.” Un grido. O soltanto lo sfogo di una rabbia repressa.  L’indignazione di un giovane. O puramente lo sfottò di una  inennarrabile disperazione. Quella stessa che grava su Ale il locrideo, e su tutti quelli che come lui si ritrovano tutto un tratto vivi, nel fango. Un urlo, perché s’alzi alto il nome del paese, per chi vivo come lui non ci è rimasto. E in quel fango ci è morto. Senza fede e senza bandiera. Come Salvatore, che l’acqua ha travolto e rubato alla vita. Alla figlia. A sua moglie.

Lo stato facebook di Ale, non è altro che il pianto contenuto di una sfida. L’eco di una lotta continua. Un boumerang lanciato addosso  a quella che sa essere l’assenza delle istituzioni. Non è che il tuono di una malapolitica che esonda come l’Allarico e uccide. Infanga la dignità di una Calabria che si piega con la schiena ma(si ricordino) mai con la testa. Di una Calabria che è una ditta che patisce ma non fallisce.

Ale, non tace la costernazione dell’essere considerati quelli di sempre. I sempre uguali. I lontani, gli ultimi, i terroni meridionali che nella terra figliano, ci fanno l’amore, mangiano bevono e sognano. Quelli col cuore pietoso. Con la casa, il letto eppure i sogni dentro al fango, come fossero porci nelle zimbe. Gli  ’ndranghetisti pietosi da non considerare. I nuovi migranti raccontati da Costabile; quelli vivi con la carne e con le ossa, e dei quali il solo canto è il grido che attanaglia, quando l’acqua non pondera il suo peso, s’ingrossa, s’ingrassa, s’incazza e cade. I soliti noti senza santi e con tanti morti.

Ale ha prescia di pulire. Tutti quelli come lui ce l’hanno. Non vogliono la pietà che non avranno. Né le visite che non verranno.  Sa che quaggiù, oramai, è tempo di malaluna,  malanove e mala ura. E si mette fretta. Incita gli altri a sbrigarsi. Si gira le maniche Ale, mentre dalle TV di qualche altrove, forse, guardando la disfatta Locride, certuni  si gireranno i pollici.

Dovesse venire davvero, caro presidente, vedrà che  Ale e tutti gli altri avranno finito di “pulizzari”. Ma troverà sua madre piangere. Il fango, una notte di novembre, le ha portato via i sacrifici di tutta la sua vita.  (gsc)

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I LIBRI DI SAVERIO STRATI TORNANO NELLA SCUOLE CON GIUSY STAROPOLI CALAFATI

(Quotidiano del Sud del 02/11/2015)
[...]Quello andato in scena [...] rappresenta un passaggio importante del progetto “Rileggiamo Saverio Strati, portato avanti dalla Staropoli Calafati, con il quale si cerca di far conoscere il più possibile gli scritti e il pensiero dello scrittore calabrese.[...]

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LIBRIAMOCI 2015. Giusy Staropoli Calafati legge SAVERIO STRATI

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Libriamoci Calabria. Giusy Staropoli C. legge SAVERIO STRATI.

Rileggiamo Saverio Strati.

Da Lunedì 26 al 31 ottobre riparte libriamoci, libera la letture nelle scuole. Giusy Staropoli Calafati sarà ospite in alcune scuole calabresi, leggendo SAVERIO STRATI, non un meridionalista ma il Meridione in sé che parla. Un’immersione totale nella letteratura calabrese e meridionale, sulla quale l’autrice intendere riaccendere i riflettori, riesumando dalla memoria dormiente di una regione come la Calabria, i grandi autori del 900 italiano come Saverio Strati.

Rileggiamo SAVERIO STRATI:

-28 ottobre Liceo classico Tropea;

-29 ottobre istituto comprensivo statale. Scuola primaria Briatico;

-30 ottobre istituto Alberghiero Tropea;

-30 ottobre istituto Professionale Turismo Tropea;

-31 ottobre Liceo scientifico Tropea.

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A PALLINA (il mio omaggio alla più grande venditrice ambulante di pesce che io abbia mai conosciuto)

briatico, agosto 2009

Calandu a jiri vasciu o barraccuni,

subba o posteju e pedi da marina

quandu spaci li petri u sullauni

cu na cascietta i pisci è la pallina.

Oi chi bellizza, u la ‘ncuntravi ‘ngiru

a scaza, ‘nta la strata chi gugghja.

Alici sardi e mutuli finiru

cascetti i cicinneja ‘ndi vindia.

Comu la gran matressadi lu mari

di jiri munti a jiri vasciu jia

ammenzu di li varchi e n’è n’erruri

cu i santi ‘nta la nicchja discurria.

Nd’avìa la portamentu di na gnura

quandu calava a pedi alla marina.

Quandu la sira, prima pemmu u scura

vidiavu a spassu e scaza la pallina.

P’amuri, mu ti vindi un chilu i pisci

ti li portava puru finna dintra

‘nta la cascietta avìa mu lu finisci

e fussi a Dio, mu si facìa cunvinta.

A scaza ‘nta la stati e puru i ‘mbernu,

ca ‘nta’ li pedi, ormai avìa fattu u caju

ca menti sempri e sordi e mai o guvernu

e malanovi a testa nuci i coju.

Dicìa ca avìa a vilanza ‘nta’ li mani

e u menzu chilu a un chilu lu portava.

Ma i pisci avenu tutti i stessi soni

e passa ca dija a tia t’accuntentava.

E doppu chi ogni d’unu jia alla casa

ca nuju  ‘nci potìa diciri nenti

lu pisu c’avia dittu n’ era cosa.

ma dija ‘nd’avia a clemenza di li genti.

Mo’,  quandu spunta a luna alla marina

‘nd’haju speranza ca ‘nzonnu mi veni.

Nu gloria e patri tuttu pa pallina

tri numareja  mu mi duna e boni.

Ma a parti i chicchjarelli chi cuntamu

na cosa e jesti seria vi la dicu:

a lu paisi mio ch’è alla marina

campau, ca è veru Dio, Lina a Pallina.

Oi Lina, ca di tia nuju si scorda

mi parinu mill’anni e fu d’ajeri

quandu pe n’alicioccula e na sarda

mi torna la pallina ‘nte penzeri. (gsc)

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Filocamo- Strati- Pedullà. I tre allievi della Locride di Giacomo Debenedetti

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Filocamo, Strati e Pedullà. Tre per uno, tre; un per tre, tre. Questi i nomi con i quali viene coniato il glorioso “trittico delle lettere”.

Calabresi purosangue, compagni di studi all’Università di Messina. Carmelo Filocamo, Saverio Strati e Walter Pedullà, sono loro i tre allievi del maestro Giacomo Debenedetti. Gli allievi di spicco. I prediletti. I futuri scrittori. I meridionali non meridionalisti ma intellettuali italiani.

Cattedra tra le più eccellenti di tutto l’ateneo, quella del professore torinese. Figura di spicco della “Messina” d’autore. Critico di grande originalità, professore di un trio di studenti prodigiosi, provenienti tutti da un’unica vena geografica: la Locride.[...] CONTINUA SU: http://www.zoomsud.it/index.php/cultura/85177-filocamo-strati-pedulla-i-tre-allievi-della-locride-di-giacomo-debenedetti.html

gsc

 

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