18/11/2009

Mi fido di lui

467320216.jpgMi fido di lui, quando comincia il giorno

Mi fido di lui quando arriva la notte

Mi fido di lui quando ho paura d'amare

Mi fido di lui quando ho gli occhi bagnati dal pianto

Mi fido di lui quando soffro

Mi fido di lui quando piove

Mi fido di lui quando il cielo non ha luce

Mi fido di lui quando mancano le stelle

Mi fido di lui quando la luna e' scura

Di lui mi fido,  ogni momento che vivo...................

Giusy

16/11/2009

Alla mia terra amata....Calabria

06-04-23%20vallata%20di%20stilo%201.JPGAmo la Calabria e quanto racchiude. Amo le sue gesta , i suoi sorrisi, amo le sue parole seducenti e d’amore.

“L'amo la mia casa, mi ama la mia casa:  le mie orme ovunque viandando vanno riflettono la sua maestosa ombra, la sua ombra ovunque rifletta cerca le mie piccole orme”.Ogni pietra delle sue vecchie mezze  mura pare raccontarsi , ma poi si cheta e non procede per ragion che  il tempo  l’ha debilitata e a stento  regge l’altra a se affiancata.La mia terra incanta sguardi, rapisce cuori, e’ il ritratto prezioso di un artista e il componimento melodico di un pianista. Essa e ‘ scolpita in un gioiello maliziosamente creato e con eleganza impreziosito.

“Di Briatico son io nascente, d’originar paterno e figlia vera”.

Nasco in questa terra mia con il sapore del mosto che fermenta, e il sale del mare che si posa sui cigli delle vecchie rughe , onde i gabbiani mormorano infrangendo le sommosse dell’aria che con fili sottili attraversano le crepe della mia bella torre Saracina  che da sempre mi vide crescere, in men che io fanciullina e donna , sgretolar vidi i suoi fianchi,e dalla sua rude bocca mi sentii per sempre catturata sotto il silenzio del mio amato mare.

Cosi’ vivo tra gli ulivi del mio sud, tra l’oro dei campi e il sapore della terra.

Assorta, assopita tra la campagna che nel silenzio lavora  alle pendici

dell’incontaminata costa di questa terra mia.

Sulle logge , dove l’aria velata remiga, mi poso e cullo i miei sospiri , e le mie pene per l’amata terra mia.Sospiro per tutte le volte che i figli suoi saluta e mai piu’ vede  ritornare, sospiro quando in essa stravizia ogni figlio ingrato che par che non senta le grida angosciate di questa disperata madre. Ogni giorno percorro le sue ferite , e la’ mi sento d’asciugar ogni amara lacrima sul suo bel viso. Amo la mia terra, la mia dolce Briatico per la quale il mio pensiero vola. Scrivo ancora di questa nobile terra di Calabria, per tutti quelli a cui il cuore piange per avergli detto addio in un lugubre giorno che li ha visti lasciare il nido come una rondine sperduta. Scrivo del mio amato mare per chi in esso annega la propria anima e da esso si vide per sempre cullato come fanciullino al seno fecondo, della pr0pria madre . Scrivo per chi questo paese mio ,non lo comprende, e ad esso rigetta le colpe dell’incertezza, dei fallimenti  e della malavita. Scrivo per dire  a chi e’ lontano  quali sono le doti nobili della mia terra, i frutti delle sue piante, i tratti fulgidi delle sue maestosita’; scrivo , per dire da dove provenne questa terra,  che ancora oggi ai forestieri cela le sue radici, tra le stanze della leggiadra arte, le mura sagge di  un grande passato, l’arco prezioso del passare del tempo.

Scrivo, perche’ un giorno a me stessa, giurai di cantare al  mondo di questo mio piccolo angolo di paradiso che di giorno sotto il sole si assopisce , e la notte dorme sotto le sfere della lusinghiera luna. A  chi leggera’ queste poche righe dico: se siete figli come me di questa terra, siate tali e abbiate rispetto della madre che vi porse il ventre , lavate ogni sua ferita , e che al sole si asciughi  e nel sole ritrovi il vigore d’essere per sempre la vostra amata madre. 

Giusy Staropoli

15/11/2009

BREZZATURA D'AMORE

 

Quanta l’attesa.

Intervello che precede

L’intermittenza snervante

Sopra i rami del giaciglio marino.

Ti cerco , mentre aspetto le ore

O mio amore grande.

Dieci in punto.

Torno a casa,

che l’’aria fredda del mondo

annoda a tappe la gola.

In un fasciame di fiato,

verso il fine palazzo

il mormorio delle chiavi

dona  viva presenza.

Cerco dentro il magone,

trovo un flebile tintinnio

poi affondo , trovo il verso.

 Uno scatto, un secondo

e la porta ,

in un’arcata di spazio mi accoglie.

Sono pronta,

passo oltre la soglia.

Un respiro mi osserva stupito,

sento, scricchiola un tonfo,

l’ansia mi fara’ morire.

Il  corpo avvince l’aria

e io traforo, dentro il campo ambizioso

della mia cara casa.

Scivolo sul sapone,

e’ aperta la porta del bagno.

Entro in tutta tirata.

Un grotto di schiuma neve

Mi sfida.

Incomincio la marcia.

Tra le mura colate di blu,

dondolando , bisbiglio due note.

Oltre il corridoio, procedo smarrita

Mi trasporta innocente,

la sospensione dell’aria.

Freccia destra, sul letto.

Intreccio sogni e passioni,

sbroglio dolci ricami.

Il piede cede il passo

All’istinto inconsueto,

Sul tappeto di legno.

Il pavimento un cesello d’ulivo

E le insidie del tronco, sbracate,

le calpesto , sbatto contro il mio peso.

Il letto , piuma d’oca lavata

e’  un oceano rimosso.

Cerco i flutti e ti sento.

Ingoio un lieve sorriso

Squarcia la luce un sospiro.

Ti trovo,

carne calda nel battito vivo.

“Lui dorme”.

E’ il ritratto dal vivo, piu’ autentico.

Il dorso e’ lentamente appoggiato

Alla sponda ferrosa ,

dolce complice attiva.

Il collo in giu’ radunato

Alle pendici feconde

Dell’intellettuale petto.

Austero e autorevole

Maschio d’autore.

E le gambe !

Un saluto convesso

Nelle concave labbra delle lenzuola.

Cerchi nei cerchi,

gocce dentro le gocce.

Il sibilo dell’aria ferita

Dai cocci aguzzi,

dei fasci di luce sottile.

Nel baleno del perforo acuto

Delle lame feline,

attraverso gli intagli preziosi

delle flebili pezze di lino,

sentinelle alle finestre del piano.

Ti sveglio,

nel lancio di un tatto percepibile appena

posato a stampo sulla tua bocca.

Mentre il formicolio della polvere,

centrifuga l’istante mortale,

accoglie la fusione d’amore

oltre l’estro bramoso

quasi incredulo all’insinua amorosa.

Trovo aiuto nel sigillo del vento

Astrale compagno fidato

Che m’alza i ciondoli distesi sul letto

E ci entro.

Mi accogli…………..

Ah! Che alito caldo mi veste……

Mentre investe furioso le tempia.

E poi sento il gozzo morirmi sul cuore

Mentre morde la vita

 un abbraccio asfissiante.

Conto in mente, le mie ore rimaste,

nel fervore di scaglie di sale

Attaccate come ventose

Ai vetri esposti sul mare,

dove il suono di una sola conchiglia

gusta la brezzatura d’amore.

Giusy

FOGLI DI CARTA

 

 

Cercavo parole per la mia poesia

In quella terra di sangue arata.

Cercavo i carboni mozzi

E le braci spente di quel fuoco

Tra i  canneti sfasciati e insecchiti.

E quella terra,

sotto i picchi del sole

gridava la sete,

mentre a gocce l’arsura

consumava pezze di carne

oramai tarlate dal fuoco.

E i manti di ulivi ,

silenti.

Nessun sonno,

in quelle vie sanguinanti

sopra i carri di pesanti bestemmie

senza padroni.

E il sudore acidulo

Di quei volti senza madre,

nella terra dei padri senza sonni,

senza rivi di carta

ad asciugare le mani,

dove i lutti di sangue

spargevano grida.

E in quella terra,

dai mille volti neri,

e nera terra,

senza nome ,dormivano

i figli dei padri

dentro il volto delle loro madri

fucilate ai margini di un giorno

che della notte ,

mai hanno visto luce.

E in quella terra di sangue arata,

per la mia poesia, solo il silenzio.

Nessun dorma ora!

Ora cerco sulle vostre bocche

altre parole ,lontane dal sangue

per i miei fogli di carta,

dove sara’ poesia

dare nomi ai volti delle madri

dei figli dei padri ,

svegliarli dal sonno

senza che si macchi di sangue

il foglio mio.

 

Giusy Staropoli

10/11/2009

IL SENSO DEI LUOGHI ( un cuore di Calabria che ricomincia a battere)

Una marcia tra memoria e identita’ dei popoli……..

E’ cosi’ che in questo millennio, scolpito tra le cave di cemento ai confini della terra , innevato da nuove albe,  tramonti sbiaditi e smielati, sole piu’ spento e incupito e  ghiacciai piu’ caldi e sudati, le tradizioni , gli usi e i costumi dei popoli evaporano con irruenza la consistenza piu’ integra e piena dei luoghi comuni , quali senso di appartenenza e fune d’unione con le anfore dei tempi passati. Si, passati……………

Passati ,dai mille soffi di vento, dagli abituali pianti di pioggia ,le impicchiate frenetiche del sole, le spregiudicate pennellate di neve; passati silenti  nel mentre che la fugacita’ del tempo ne ha corroso gli occhi, le labbra e gli sguardi di un arazzo prezioso di cui  ancora oggi sembra echeggiare il canto lirico che sbraca le sue vesti dalle punte del sole, ai cavalloni della terra fino ai coralli del mare. Passati, che sostano sugli altari effimeri degli scorci epocali come sentinelle sulle logge smerlate dei palazzi reali , oggi ruderi in battaglia per il risveglio delle memorie, unici gladiatori nell’arena del tempo.

Il luogo, dentro la cavalcata degli anni , la maratona dei secoli, come rudere inerme,sfibrato dai tessuti possenti delle colonne di marmo, sulle crepe del legno oramai stanco e rugoso, attraversa il tempo, rivestito di quiete placida e dorme tra cuscini incontaminati di spine e altre pietre piu’ affrante e debilitate dalle secolari arie che hanno inflitto pene al  petto e alla forma piu’ che mai corrosa e livellata delle sue forze fisiche ..

Allora un solo alito si posa sulle memorie caste ancora indenni dalle giravolte del tempo, ed e’ l’elevazione innata , del senso dei luoghi.

Ma i luoghi che altro non sono che colonne di pietra , archi di fango modellato dalla tenacia ormai stinta di vecchi uomini , mattoni e ricami di cotto lavorati al sudore degli uomini, spesse volte ridotti in ginocchio tra le macerie putrefatte dal trascorrere lesto e indomito del tempo, come possono rianimare l’eclissi di una storia sepolta o spudoratamente lavata dall’indifferenza progressista ?

Eppure i luoghi che tessono l’unico anelito che da’ corpo vivace alla storia, i luoghi pur macinati dalle frastaglie dei passi, coperti dalle polveri di annebbiati ricordi, quei luoghi seppur abbandonati ,non muoiono mai. Ma rendono forti e solidi gli arazzi della memoria riedificando le essenze primarie di un’identita’ tenace.

E allora vivono i luoghi, nel sentimento che ne alimenta ogni respiro, traendo dalla loro fisicita’  ben radicata nella storia un innesto dalla cui pianta si ottengono membra immortali dalle grandi riserve; gli stessi luoghi, che spengono la staticita’ della posizione geografica fissa e marmorea d’ogni alcova in essi dipinta,vivono ancora e seguono un percorso che vede una loro continua riconquista. Ed e’ li’ , nel momento in cui perde quota ogni immagine catastale del luogo oramai ridotto all’ennesimo resto di pietra ,che questa riconquista presenta al modernismo esuberante ,eserciti pronti a sfidare battaglie seppur per difendere le sole misere fondamenta rimaste , addobbate  di sole sterpaglie e viscide lingue di sangue.

Eccola allora la riscoperta del luogo perduto, come riconquista della bandiera rubata! Il luogo perduto che possiede ferocemente anche le memorie piu’ lontane, seppur esso si mostra oramai sepolto. Si, sepolto da un modernismo accelerato e smisurato al confronto con il resto del tempo.

Pertanto portando  a mani giunte le proprie ossa davanti ai sepolcri di pietra , i luoghi cere perse ormai spente, sono aliti su cui passa il tempo ma non si posa. E non sgualcisce le coperte di lana che ne riparano i resti, piccoli, smussati e labili, ma uguali guerrieri per gloria e dignita’ nella battaglia abissale dei tempi scolpiti dall’innovazione e la tecnologia di una nuova era.

Dunque il senso dei luoghi e’ la sapienza sottile e distillata il cui stile porta alla rinascita di nuove stirpi le quali tra i sarcofagi delle potenze scoprono altari e giacigli d’era passata, il cui trascorso diventa unica identita’ diffusa tra i passi interrotti dall’evoluzione dei  popoli stessi.

E’ dunque che con passo lento, ritmico e misurato che vengono ripercorsi i luoghi di questi nostri piccolo paesi, entrando e uscendo dai portoni e sporgendosi sulle logge del tempo , dove ancora il soffio del vento,  emana il profumo d’appartenenza al luogo, fonte di stabilita’ e misura di un’ evoluzione compatta pronta al risveglio della memoria apparentemente addormentata.

Dunque il luogo non come struttura fisica , ma bensi’ come tepore di padronanza e riflessione della storia, rierge sulle sponde della memoria sensibile, formando a strofe la poesia memore del vissuto, tatuando tra le righe l’autenticita’ piu’ vera  in tutti i resti recuperabili che ne  intonano la poetica essenziale di cui si veste la sensibilita’ del senso dei luoghi.

Da qui’ la compassione e il forte senso di appartenenza tramutato in senso di colpa per i paesi abbandonati ai roghi del’indifferenza moderna, che quasi portano allo smarrimento compiuto dei sensi. Eppure anche se possa apparire che il luogo comune abbandonato il senso non ce l’abbia mai avuto, si conclude col dire che cosi’ non e’. C’e’ un senso, e ancor piu’ elevato e’ nei luoghi dimenticati. Il senso di sentirli, capirli e percorrerne i tratti lungo le pendici della storia , risalendo tra le vene della terra ancora calpestabile  . Proprio nei luoghi d’appartenenza oggi figli ritornati alla terra e al cielo,il senso del partire e del tornare luogo diventa  identita’ oltre memoria e coscienza.

Giusy Staropoli

07/11/2009

I° CONVEGNO DI ORGANETTO E LIRA CALABRESE 15 Novembre ore 18:00

L'Associazione Culturale Briaticese, presenta il I° Convegno Lira e Organetto curato dall'Ass. Culturale Sonu

Divinu.... che si terra Domenica 15 Novembre ore 18:00 presso l'oratorio San Nicola di Briatico-VV-.

Presenti i maestri Domenico Macri', maestro di lira calabrese, Giuseppe Luca' ,maestro di organetto e costruttore di

lira calabrese e Pino Rubino Maestro e costruttore di chitarra Battente Jonica..... ...Scopo della manifestazione e'

voler creare anche nella provincia di Vibo Valentia corsi di strumenti tradizionali come organetto e lira calabrese,

cercando di infondere tra i giovani il legame alle proprie radici senza mai dimenticare..... Vi aspettiamo numerosi...

per un pomeriggio all'insegna del folk made in Calabria...

Ingresso gratuito....

NON MANCATE..............

GENTI DI STA TERRA (Gente di Calabria)

Non c’e’ mancu argija mu ‘ndi teni,

oi genti di sta terra, chi u suli vaci e veni,

e si veni nu terramotu di lu fundu

ndi’ nghjutti lu diavulu e i nui si scorda u mundu…..

Pecchi’ troppu dormimu cuveruti ‘nta’ lu jazzu

E a la fatiga : “vattindi ca non pozzu”.

Di jerbi e suriaca o pocu o assai nui  ‘nda’ ‘rranciamu

E du restu du mundu  poi ‘ndi strafuttimu.

Ma tornanu li tempi di fimmani o tilaru

di l’omani all’anta e i figghjioli o focularu,

pe’ siti la sudura u ndi ‘mbivimu

u ‘nnettamu cicoria e trizzi i pagghja u facimu.

A sira mu pregamu ca lumera ad ogghju

Appressu jornu u ‘rriva e u jeni assai chju’megghju.

Simu sbafanti pe’ natura

Non avimu ne’ regula e ne’ misura

E quandu arriva domani e ndi’ lavamu a facci

Troppu tardi u capiscimu , ca restammu poveri e pacci.

Mentimundi addugnu prima u cala u suli

Ca  beni avimu a criari e nu chju’ mali

Ca doppu chi ndi accuppa u scuru abissu

Avogghja mu pregamu u Crucifissu!!!!

 Giusy Staropoli

04/11/2009

MAMMA NATUZZA(A Natuzza Evolo di Paravati)

Eccolo lo strumento di Dio!

In questo lembo estremo di terra

L’umilta’ devota si fa’ carne,

e resta  donna .

E a questa donna, Dio prepara

Con la carne una croce

e nelle ferite ,i chiodi d’amore.

Ah, mancato pianto,

che accetto’ la pena,

e schiuse dentro il campo del sud

i fiori per gli altari di terra

e le tombe risorte.

E si compiace la croce

Mentre gronda sui suoi piedi

A stille caste  quel sangue…

E la madre, accetta e non piange…

Sorride mentre ode le grida delle orme del mondo

E le sabbie mobili ne accomunano i passi nel fondo

Dei suoi figli.

E quanti i generati figli

Quanti, nel tuo rifugio o madre!

Nudi, a mani giunte davanti alla tua

Si’ povera dimora.

E tu, mamma tra i fiori,

mamma di tanti figli,

o Mamma Natuzza,

verme di questa terra,dicesti,

legno rugoso e foglia verde:

di me, di loro hai parlato

al cuore Immacolato della Madre col manto.

E ti facesti piccola violetta

Sulle sponde del fiume, nutrita

dallo sciabordio dell’acqua,

grande  piena divina

che ti lavo’ i segni di croce,  a cui come Cristo

 Crocifissa fusti in questa vita.

E ora , mamma cara

Che nel giorno del plauso

Alla tua forza ,

che fu giorno degli elevati santi

Ti abbandonasti alle braccia del Padre,

e tra le sue stanze entrasti ,

mandami un sorriso.

Uno, Ora, che possa la terra  procreare

ancora vermi e sul monte

crocefiggerli in fila,

senza mura dove tumulare le colpe,

senza pietre per il pestaggio dei piedi

senza spine per  insanguinare le ginocchia,

e senza polvere per accecare gli occhi.

Gli stessi che ai lumini di un campo santo,

sono morti e risorti.

Placa il cuore scuro del mondo,

sii, pastore delle pecore perse,

sentinella , delle veglia d’amore.

Mamma Cara, a te

le stigmate del mondo

Che piange lontano da Dio,

E cerca tra le terre del sangue,

i legni di croce e le squame del manto,

Il riparo dell’anima.

Leva le tue braccia e accogli il mondo

Dove l’immenso eterno non ha fine.

 Non finire la tua veglia ai sonni nostri,

e canta al Padre.

Il manicomio di terra e’ turbolente,

ma Tu che sei passata all’altra riva

Sarai ora, la radice viva che non ha dimora

Perche’ ovunque soffi il vento

Il profumo del fiore inodore

Inondera’ le stelle e il mare…

E verso di te vedrai i figli nuotare….

E sarai madre,

o mamma cara , un’altra volta

finche’ non muore il giorno

e l’altro avra’ iniziato a sorgere

nella stagione di primavera.

Giusy Staropoli

02/11/2009

DIINTO SULLA MENTE

 

 07-09-09 ISCHIA

Era l’immagine perfetta

Del quadro che senza saper dipingere

Avrei ritratto sulla tela di quel giorno.

Sagomando con un dito

I tratti nitidi di un ricordo

Ai bordi della mia mente,

scavai l’essenza gustosa

dell’uomo secco, senza passo ,

che incontrava i miei occhi.

I fili di paglia arenati tra i bulbi

Oramai nudi del capo bianco

Come i soffi delle nuvole incagliate

Tra il sole, a picco sui tranci di terra partenopea.

Quella paglia imponente e severa,

copriva i capelli ormai stanchi,

che nella rarita’ dei sparsi ciuffi,

trattenevano  gocce di sudore

sempre pronte a slittare.

Le mani, appena salate

Erano morbide pelli levigate

Da un’eta’ cadente.

Lisce, le smorfie sul suo volto,

dietro i vetri spessi

del pensatore attento.

Attento a replicare cadute nel fondo

E risalite .

L’eleganza innata della sua giacca

Tinta tutta d’un pezzo,

Riveriva autorita’  da trono,

ancora inondata d’un portamento

steso sulle spalle in salita,

di quell’eta’ ancora in corsa,

disinvolta a reggere il passo

di una vita distinta.

E si lega alla fune

Di quel giorno nitido di meta’ settembre

L’ombra sua, pacata,

innestata nel tepore fuggiasco,

di cui la tenerezza annuiva

e le gesta spontanee e tumultuose,

recitavano salmi di quotidianita’ stupita.

E la sua mezza eta’ avanzata,

fluiva tra le ascelle umide

del fervore inquieto

dell’aria mozza a due veli.

Capii d’impatto rapido

La sua flebile vita

E la vitalita’ indiscreta

Che cadenzava a cenni, ogni metafora viva

Intorno al passo suo eretto e incerto

E i vocalizzi estranei della sua voce.

E in quell’immagine,

che nella mente mia ritrasse il quadro

d’un vecchio uomo ancora in tono,

del vigore suo ne misi firma

con la ferma mano,

sopra l’unica tela che vicino mi trovai

e ancor mi trovo :

la mia mente.

Giusy Staropoli

MENZIONE AL PREMIO NOSSIDE 2009

 

Giusy Staropoli premiata con una Menzione nel XXV Premio Internazionale di Poesia Nosside tra poeti di 42 Paesi in 30 lingue. Il 27 novembre Premiazione a Reggio Calabria nel Palazzo Campanella.

Venerdì 27 novembre: alle cinque della sera a Reggio Calabria Premiazione nel Palazzo Campanella,
                                         Sede del Consiglio Regionale della Calabria 
 
Sabato 28 novembrealle 10,30 della mattina a Messina Seminario di Studi nell'Università,
                                         nella Sala Cannizzaro del
Lunedì 30 novembre:   alle 11 della mattina a Roma Incontro dei Vincitori e Menzionati Speciali con Stampa e Corpo Diplomatico nella Sala Vespucci 
di Palazzo Santacroce, Sede dell'IILA (Istituto Italo Latino Americano) in Piazza Cairoli 3.
 

26/10/2009

MAMMA

Mia mamma ha cinquanta anni

Ma il tempo mai la tocca.

Di lei, il corpo pare avvolto in candidi scialli,

il viso unto da profumati oli.

Il sole scalda la mia mano

In men che le prime tenere sue rughe, accarezzo,

mia mamma, e’ ancora la venere piu’ bella,

la sua luce e’ il riflesso di una stella.

Odo quella sua materna mano, leggera,

trapassarmi le dita tra i capelli,

vedo i suoi occhi azzurri e stanchi

cercare il mio sguardo e la’ assopirsi.

Mia mamma e’ la mia casa

Le sue braccia la mia culla

Il suo petto il mio cuscino

La sua voce, la  melodia piu’ amata.

In essa le mie lacrime fragili, si rifugiano

D’essa pende la mia vita,

poiche’, io piccolo fiore in essa nacqui.

Mia dolce mamma, mia dolce vita.

 Giusy Staropoli

23/10/2009

FIGLIO

Fuggente passa e mi sfiora,

e tutto tace intorno, e odo un gemito

che mi accarezza e delicato poggia la sua mano,

in quel di me profondo che a sentir mi e’ strano.

 

Mi parla , e io non odo

mi scuote e ancor non sento,

vicino mi sussurra e par che sia lontano

“Eccomi son giunto nel tuo mondo strano”.

 

Dentro me, par che s’assopisce,

si posa nel mio ventre, onde perisce

brevemente pere e poi ritorna,

a esser di me figlio, al mondo donna.

 

M’invade, allor che io tento

a capir in me quel sentimento,

sopprime l’esser di me in scompiglio

vibrandomi  ben forte:

mamma , io son tuo figlio”.

 

Giusy Staropoli

 

 

20/10/2009

CRISTO SI E’ FERMATO A EBOLI

O Cristo  Cristo.

Se il Cristo,

nostro Cristo e Signore

a Eboli dice che si e’ fermato,

In questo estremo sud

Di terra mia chi e’ arrivato?

Sara’ la polvere sospinta dal vento

Che i sandali suoi hanno levato,

Sara’ solo l’aria mossa delle sue grida

Che il vento in questo estremo, ha portato.

Sara’ il peso della sua croce,

che a quel legno questo sud ha inchiodato.

Ma se la scia del passo ha proseguito

Oltre i trafori dei chiodi,

il sangue liscio senza nodi

sara’ il Cristo , il Signore ,

crocifisso e  morto che a Eboli si e’ fermato

Che a questa terra mia dara’ conforto

Quando domani sara’ risuscitato.

 (Giusy Staropoli)

 

SASSI DI POMICE

Ho trovato una catena d'amore,

sotto un sasso di pomice ..............

E la luna,ritornello imperverso

 stava li' a guardare......

 Che indiscreta!

D’indiscrezione sconcatenata   ,

i cui occhi , capaci di agire

nel silenzio di una perfida notte,

penetravano lo stomaco

e foravano le mani

con il sale , complice  eletto

dalla brezza alleata.

E il gonfiore dell’ansia

Ansimava accanendo

Ogni cerchio di fiato

Sopra i passi dell’ombra

Che di me inglobava ,

il piu’ nero trapezio d’asfalto

e sotto i tacchi di zoccoli antichi

giaceva assonando parole

di interi giorni, e di quello appena finito.

Eppure , l’imbarazzo degli occhi

Si scioglieva incredulo,

dentro i moti di una marea oscillante

sopra i colli dei piedi

e le unghie piu’ asciutte e lontane.

E poi, dopo la luna indiscreta,

si presentava il sole, a  trafiggere l’acqua

e incrostare la pelle , di sale.

Ma perche’ non chiede udienza,

prima di sfogare i suoi piani?

Disinibito, soffocante….

E io, l’unica faccia inibita,

cercavo tra gli smerli della sabbia calda

una sola luce o scaglia

che mi portasse a te.

Eccolo un altro sasso di pomice.

Sciolto tra le corde di una bassa marea

Che regge l’amore mio per te

Sopra l’ala dell’onda.

Ora era un gabbiano, che mi osservava ….

Oh,  uccello indiscreto ………….

Vola lontano, e non guardarmi ……..

Che possa alzare il sasso di pomice,

piu’ dolce….

Solo oggi, che se anche il sole

Asciugasse il mare,

sono certa, la brezza

non avra’mai coraggio di sparire…….

E allora continuera’ a soffiare,

mentre io ricerco te,

e risollevo un altro sasso piu’ avanti.

“Mio cuore di pomice bianca”.

Giusy S.

16/10/2009

TIENI IL MIO PASSO

Tieni il mio passo, amore.

Non svegliare i sogni

In questo fascio di notte

Che incupisce gli occhi.

E con lo stesso battito di piedi,

Sali con me sulle scale del mare

Mentre sopra i volti,

i nostri volti felici

sara’ la schiuma dell’onda

a vezzeggiare con spruzzi di sale.

Sopra gli altari infiniti del mare

Dentro i calici d’acqua salata,

Scavalcheremo i muri del cielo,

 percorreremo le vie in salita

I tornanti di bianche nuvole,

E nell’immensita’ dell’acqua

Planeranno le nostre ali.

In questo unico soffio di vita

Tieni il mio passo, amore,

a colpi di mare , sotto gli occhi del cielo

tieni il mio passo.

E incominciamo a remare

Prima che  il mare s’alzi

E ci travolga.

Giusy Staropoli

RIMANERE IN CALABRIA, SUD DEI SUD PERCHE’ LA NOSTRA TERRA HA BISOGNO DI ESSERE RICONQUISTATA

……. senza Calabria nessuna Italia

Un Giorno quando ancora non sapevo chi fossi in questa terra mia , poeta ,scrivere, cantare al mondo della mia terra! E quando incominciai a incidere con inchiostro i fogli sui quali avrei parlato d’essa, decisi che in ogni mio passo, ogni mio sguardo, fosse proprio la mia terra la mia piu’ grande musa ispiratrice!

Da qui’ l’amore viscerale per ogni tassello che ne componesse il puzzle della sua storia ,volendone riesumare da vecchi bauli impolverati tra le ragnatele del tempo, le tradizioni , gli usi e i costumi che di essa ne hanno fatto sapienza e storia.

E mi avventai tra la punta di questo stivale tutta d’un pezzo , mi inerpicai tra le montagne e riscivolai verso il mare, feci sosta in campagna e poi ricominciai a girovagare .E con immensa gioia, scoprii di non essere l’unica ad amare della mia terra ogni forma , ogni parola , ogni  gesto, ma che tanti come me, tanti che fossero giovani e figli degli impatti feroci del modernismo sfrenato, erano  pronti a scavare con le mani  tra le macerie e i  cumuli d’abbandono che della Calabria e ogni suo singolo lembo di terra hanno sotterrato pezzi di vita. Ma poi ad un certo punto quando vidi in una notte di mezza stagione la luna in cielo senza neanche una stella, e fu’ li’ che rividi la mia terra e la rividi nuda e sfollata!!

E la sua gente?

Dove fosse nessuno lo diceva, ma io capii e piansi per me, e per questa terra lasciata sola sulla riva del suo mare. Prima o poi sarebbe accaduto! Era inevitabile la sorte di chi camminando in ginocchio aveva consumato ogni forza e ogni speranza. Era accaduto ora! I giovani , quelli che avrebbero dovuti esseri gli arbitri delle nuove partite in questo nuovo millennio, quelli che avrebbero dovuto abbozzare il futuro degli sviluppi della Calabria erano andati lontano pronti ad  arare altre terre. E lo capii perche’!

Era da tutta una vita che si camminava in ginocchio per le vie di questa terra , fino a consumersi tra sangue e dolore, e allora la fatica era troppa , il dolore di piu’ e la voglia di ritornare seppur scalzi a camminare in piedi era ancora piu’ grande. E oggi dove finisce l’emigrazione verso le lontane Americhe, dove finisce l’emigrazione delle famiglie nei mondi colti e dei grandi palazzi, si innesta in questo scorcio di terra del sud, l’emigrazione delle intelligenze.

E qui trema la terra!

La Calabria e’ in ginocchio da tutta una vita, nasce e vive in un sud lontano che e’ Sud estremo e perde pure i drappi piu’ pregiati della sua dote.  E come puo’ elevare colonne di marmo sulle quali ergere fiera la propria gloria semmai riuscisse a riconquistarla?

In realta’ un modo ci sarebbe!

…..e questo anche i giovani che senza guardarsi indietro partono verso il nord dell’industrializzazione lo sanno bene: RIMANERE E LOTTARE.

La lotta e’ qui’ al sud ,che diventa la piu’ dura fatica, ma lottare e’ l’unica speranza .

Lottare perche’ questa terra merita la riconquista, perche’ e’ qui che sono profonde le nostre radicate , e perche’ e’ una bandiera sotto la quale siamo nati e non si morirne lontani.

Lottare per quello stralcio di storia che la elogia, e per quell’invece infinita’ di mali che la schiaffeggiano.

Rimanere e lottare , per quell’orgoglio che e’ innato in queste terre del sud e quella voglia di riscatto per i tanti pugni in faccia che il mondo ogni giorno da’ in maniera gratuita facendo un gran male.

IL Sud esiste , esiste la Calabria, perche’ senza Calabria non si sarebbe potuta fare l’Italia, e al bando le allusioni poco eleganti di Antonello Venditti, a seguito delle polemiche degli ultimi tempi, con le quali sputa negli occhi questa terra volendola rendere meno del niente…

In Calabria , a Vibo Valentia , oggi considerata l’ultima della province d’Italia per sviluppo e capacita’ di interagire con il resto del mondo, c’e’ un cuore battente che pulsa, c’e’ il ragazzo di campagna che ha dei grandi sogni e quel padre che batte i denti perche’ il figlio porti alto nel mondo  l’orgolio di avercela fatta partendo da qui, dal sud dei sud e dirlo forte ai mondi “Sono calabrese”.

Ed e’ proprio per questo orgoglio, che sono  i giovani che possiedono una prorpieta’ intellettuale elevata sono quei giovani, a dover rimanere; lottare con denti e bastoni e fare che il sogno di uno  diventi il sogno di tutta una ragione pronta a reagire sperando.

 L’arte , la cultura, le tradizioni, le leggende e le storie fanno della Calabria la prima Italia.

Lottare e rimanere perche’!

 

Resto in Calabria perche’ non rinnego mia madre terra                                       

 

Resto in Calabria perche' sotto questa terra riposano i miei padri
Resto in Calabria perche' la mia terra mi vuole
Resto in Calabria perche' quando la mia terra cade, io possa rialzarla
Resto in Calabria perche' quando la mia terra chiama io possa ascoltare e rispondere
Resto in Calabria perche' quando viene il forestiero dovro' raccontargli di questa terra
Resto in Calabria perche' il potere non la scalfisca
Resto in Calabria perche' il mondo non se ne scordi
                                                                                                                                                                                                     
Resto in Calabria perche' questa terra mia non si addormenti
Resto in Calabria perche' i miei sogni siano la sua veglia...
Resto in Calabria perche' la Calabria resti con me 
                                                                                                                                                                                                     
Resto in Calabria perche' il mio cuore e' legato a catene
Resto in Calabria perche' le mie radici sono piu' forti delle mie ali
Resto in Calabria perche' qui nacqui con il sapore del mosto . Qui che quando la vidi io dissi: "Questa e' la mia terra".
In Calabria resto perche' un giorno decisi che essa fosse il palcoscenico ed io l'attore..e quando ancora non sapevo nella commedia della mia vita cosa avrei dovuto interpretare, scelsi d'essere poeta e volli che essa , la mia terra, fosse la piu' grande musa ispiratrice.
Io resto Calabria mia, perche' qui nacqui e qui voglio che le mie spoglie un giorno sentano per sempre il profumo della tua terra.
Ti Amo, o terra mia.

 

 

Giusy Staropoli 

 

14/10/2009

MANI DI SALE

Con le mani di sale

 ho scolpito tra le cave di pietra

 il mio amore .

Sulla coda dell'onda,

 nella calma piu' piatta dell'acqua,

ho accarezzato le sue mani.

Mani dolci , come fili di zucchero,

bianche come ali tra il cielo.

Ed era l’ unica carezza

 sotto il grido incandescente

 del sole di agosto.

Ah, quell’onda…..

Una, l’unica che mi  desse fiato.

Un pensiero costante annuiva ,

persuadeva i miei occhi,

Lasciando impronte dentro i solchi di terra.

E il pensiero costante ,

ancora mentiva ,

parlava , legava alle code dei ricci

i desideri caldi di agosto.

I pensieri delle mille notti

E la solita luna crescente.

E nella notte di agosto,

compagno il mio mare,

lasciavo scritti di carta,

tra le mie lenzuola,

fresche bucce di pesca.

E i pensieri , si,

alla notte, a essa, notte d’agosto

cedevo  le bolle appena soffiate.

I miei pensieri………..

Pensieri veloci, andati, venuti

Ora che penso ancora che………….

Se la mente dell'uomo fosse fatta di sale,

 non basterebbe un corpo di carne.

Il corpo suo, quel corpo

avrebbe dovuto essere

 un mare di acqua,dove sciogliersi,

e l'anima ,l’unica radice viva….

Essere  scoglio ,

e il sale  incrostare, con forza

fermenti di vita nutrita dal sole.

Pensieri, ah, pensieri cari….

Se solo  remando nella mente,

incagliassero i pensieri miei,

con le mani di sale, spaccate dal sole

 accarezzerei i tuoi occhi ,

amore , tra tutti, grande amore.

 E sarebbe, la dolcezza di un fiume

 a scivolare tra le sponde del viso.

E sarei sola,

 in questo mondo antico,

svelato dalle mille lune e

e arcipelaghi di candide stelle.

 Sola, a piangere  te , che perdi il passo mio,

sola, a cercare me, che perdo il passo tuo.

Senza ali, senza remi,

sola, a cercare te

...... nella mente , negli occhi, nell'anima.

Giusy Staropoli

FELICEMENTE VIVE

Felicemente vive chi mastica la terra e resta sazio

chi beve dalla pioggia e si disseta

Chi usa l’azzurro per dipingere il cielo

Felicemente vive chi combatte di carne la carne

E non fa’ sangue

Chi si punge il dito con le spine di una rosa

E sorride.

Felicemente vive chi corre all’aria aperta

Felicemente vive chi ascolta rumoreggiare il mare

Felicemente vive chi sente l’odore del legno

Chi si addormenta sereno nel tepore della notte,

chi fa scorrere il giorno senza rincorrere il tempo.

Felicemente vive chi vede riempire di grano le spighe.

Chi senza le gambe cammina sulle mani degli altri

Chi non disillude le illusioni felici

Chi guarda l’orizzonte dopo la pioggia

Chi guarda un lampo squarciare il cielo

E non ha paura.

Chi respira per vivere e non vive per respirare.

Chi fa’ del suo lavoro il piu’ bel sorriso

chi lascia che sia il vento ad asciugare il pianto..

Felicemente vive chi sorride nel pianto

Chi scrive la tristezza tra i momenti felici

Chi sfoglia un libro sentendo l’odore della carta

chi aspetta le rondini ritornare.

Felicemente vive chi guarda il sole dritto negli occhi

Chi va incontro alla luce senza paura

Chi non fugge al tramonto e lo insegue

chi vede la luna riflessa nel  mare

chi aspetta cadere una stella

Chi ama l’odore del fieno nella stalla.

Felicemente  vive chi osserva il lavoro delle api

Chi segue la strada di mille formiche

Chi apre le mani ai fiocchi della neve

E nel freddo sente il petto pieno d’amore.

Felicemente vive che spezza il pane ancora caldo

con chi ha fame

Chi beve vino quando non e’ da solo

Chi apre la porta di casa al sole d’inverno.

Felicemente vive chi guarda ardere il fuoco

Chi scrive sulla condensa del vetro un pensiero

Chi si bagna vestito sotto la pioggia

Chi si incrosta di sale dopo un bagno di mare

Felicemente vive chi sente il suono di una conchiglia

Chi non toglie ai sogni la luce

Chi  ascolta la voce di un bambino

E guarda le stelle con i suo stessi occhi.

Felicemente vive chi sorride alla serenita’ della morte

felicemente vive chi rende infinito un giorno

senza la consapevolezza che sia l’ultimo da poter vivere

prima che faccia polvere il corpo

e renda al sonno eterno la felicita’ vissuta.

G. Staropoli

GODURIE DI TERRA

Sulle verande della mia  terra cara

Vola nel  vento , seta  si’ rara.

Si asciugano  stoffe assai pregiate

Si stendono  storie, sui libri trovate.

Si tingono  quadri di pregio si’ fine

Co’ fibre argentate , ventata di mine.

Profumano incantati  sui lustri  balconi

I flutti dei cedri e dei magni limoni,

Quando Circe , alla riviera i maschi cercava

Gustando i tremori che in bocca portava.

Terra dei miti, Calabria pe’ ingiuria

Dea tra le veneri, di forte goduria.

Tra Scilla e Cariddi , i mostri marini

Le essenze di acacia e i bei gelsomini.

I  rosmarini e i fior dei  bergamotti

Che degli dei , furon  piene le botti.

Ma al centro tra le godurie estreme

a noi creature  umane e terrene ,

il canto raro dell'uccello  gufo

trionfo di gola , col nero  tartufo.

Nelle torri, di Pizzo,  gran signore,

Bagno di cacao a tutte le ore.

Per la gola peccato trionfale

Per la  citta’  sovrano  imperiale.

E tra i frastagli, di sole e di mare

Una terra del Sud tutta da amare.

(G.Staropoli)

30/09/2009

IO RESTO IN CALABRIA

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Resto in Calabria perche' non rinnego mia madre terra                                                                                                                                                                                                                         Resto in Calabria perche' sotto questa terra riposano i miei padri
Resto in Calabria perche' la mia terra mi vuole
Resto in Calabria perche' quando la mia terra cade, io possa rialzarla
Resto in Calabria perche' quando la mia terra chiama io possa ascoltare e rispondere
Resto in Calabria perche' quando viene il forestiero dovro' raccontargli di questa terra
Resto in Calabria perche' il potere non la scalfisca
Resto in Calabria perche' il mondo non se ne scordi  

Resto in Calabria perche' la mia terra non si addormenti

Resto in Calabria perche' i miei sogni siano la sua veglia

resto in Calabria perche' la Calabria resti con me                                                                                                                                    Resto in Calabria perche' il mio cuore e' legato a catene
Resto in Calabria perche' le mie radici sono piu' forti delle mie ali

Resto in Calabria perche' qui nacqui con il sapore del mosto . Qui che quando la vidi io dissi: "Questa e' la mia terra".
In Calabria resto perche' un giorno decisi che essa fosse il palcoscenico ed io l'attore..e quando ancora non sapevo nella commedia della mia vita cosa avrei dovuto interpretare, scelsi d'essere poeta e volli che essa , la mia terra, fosse la piu' grande musa ispiratrice.

Io resto Calabria mia, perche' qui nacqui e qui voglio che le mie spoglie un giorno sentano per sempre il profumo della tua terra.

Ti Amo, o terra mia.

Giusy Staropoli

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