I GIGANTI. La favola di Giusy Staropoli Calafati. In libreria dal 12 febbraio 2018

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Titolo: I GIGANTI
Editore: Laruffa
Uscita: 12 febbraio
Genere: favola
Introduzione: Santo Gioffrè
Copertina: fighissima
Una favola che son certa vi farà tornare bambini, e i bambini li farà divertire con il pazzo gioco di Rorò, che oggi dice sì e domani no.
Un lavoro che è costato fatica. Una fatica che però mi piace, e che voglio condividere con tutti voi. Un libro che dedico a uno dei più grandi gigantari della storia. E che anche voi scoprirete leggendo.
Ma ditemi, avete mai sentito parlare di #giganti e #gigantesse? E di tamburi e rullanti? E di maestosi #gigantari?
Io con i giganti mi sono cresciuta, ma non vi svelo altro.
Il grande Santo Gioffré vi introdurrà nella storia che a illustrare ci ha pensato una bravissima Annalisa Spadaro.
Un’abbuffata di divertente figliolanza.

P.S. è già possibile prenotare presentazioni per questo libro contattando direttamente l’autrice, o la casa editrice Laruffa editore.

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Picciridda – la Sicilia di Catena Fiorello

Ho finito di leggere, qualche giorno prima Natale, un grande libro. Parlo di Picciridda, Giunti editore, di Catena Fiorello.gg

Adesso però, ammetto di essere molto dispiaciuta. Non pensavo finisse così. Così presto intendo. Avrei voluto stare ancora lì e sentire Lucia raccontare di Maria Amoroso. Starmene assopita in quella terra di Sicilia dove tutto sembra cotto dalla calura ossessa che trasuda dalla terra che sale in alto come pirìa di forno,  fin dentro i pittindiani con la pala spinosa e i frutti dolci, che mentre leggevo, sentivo vivacchiare in quelle pagine autentiche, di vita. Nell’intimo rapporto tra Lucia e sua nonna. Come lo erano le “novene”. che la nonna faceva alla bambina. Vivendo così una terra posta all’insud della cartina geografica ma non del cuore, con la felicità e l’amarezza dei suoi giorni belli e dei finali certe volte tristi, ma necessari.

Una dualità carnale, tra la saggezza della nonna, che è una, e la leggerezza della nipote che è l’altra.

Non conoscevo Catena primo di questo romanzo, che ho incontrato per caso in libreria attratta dalla copertina, ma ancor più dal titolo che aveva in sé una complicità inspiegabile con il mio stesso animo. Quella parte di me che ride, pensa, e ama nel dialetto della propria terra. Con l’intensità della tenerezza che questo linguaggio, intimamente offre.

– È un bel libro – mi dice la libraia. Comunque avevo già deciso di comprarlo. E ho fatto, come si dice in gergo un ottimo acquisto. A me però piace dire: un ottimo incontro. Perché aver conosciuto Lucia e sua nonna è stato importante. Perché aver maledetto il Lercio insieme a loro è stato necessario. Perché l’erranza per il fetusazzo bisogno che al Sud ancora vive e miete partenze, è un destino comune. Perché il Sud è un destino dentro al cuore che ti prende e non lo sai lasciare. Un destino prepotente che rischia si lasciarti senza niente.

Una storia bellissima. Una storia come le tante vissute da mille bambine come Lucia. E dalle tante Maria Amoroso che abitano la Sicilia, ma anche la mia Calabria. Tutto il Sud. Una storia che ti senti addosso come una seconda pelle. Perché la vita di Lucia, per esempio, segue un destino che per certi versi può apparire tipico di certe parti. Invece ha una struttura del tutto ampia,  che può essere di tutte le Lucie, e non, del mondo. Perché Catena Fiorello fa sì che i luoghi diventano stato d’animo. Lo stesso che i lettori provano leggendo un libro così bello e intenso.

Giusy Staropoli Calafati

Una ‘picciridda’ scrittrice calabrese

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La recensione. Il prof. Vincenzo La Valva racconta ‘La Terra del Ritorno’ di Giusy Staropoli Calafati

jjAutori distanti tra loro per cultura e storia hanno utilizzato, con declinazioni e sensibilità differenti, il Tema del “tòpos”, del luogo, della terra, delle radici e del ritorno come motivo ricorrente, facendo sì che da luogo comune (scusate il gioco di parole)  si sublimi in riscatto e rivincita contro  la natura, i prepotenti, l’avverso destino. Alla riconquista delle radici perdute, percepite come sottratte, ma mai strappate. Ali per volare e radici e motivi per tornare. Sentimento salvifico che è il più potente strumento per superare la miserevole condizione umana ed il senso di smarrimento che  attanaglia e blocca gli uomini di ogni tempo, purchè in possesso di sensibilità, senso civico, tensione al Bene comune..

Non si può parlare del tema del  “ritorno” in letteratura senza soffermarsi e fissare il pensiero sul capolavoro Omerico, l’Odissea, che appartiene al ciclo dei Nòstoi, i poemi del rientro degli  eroi in patria dopo la distruzione di Troia. La riconquista di ciò che appartiene dopo un periodo di erranza, durante il quale non c’è un sentiero tracciato, ma nel corso del quale “ il sentiero si fa camminando”. Viaggio intriso di Segni, che trova infine Valore nel riappropriarsi di ciò che è sempre stato proprio, non solo in termini materiali ma soprattutto Spirituali ed affettivi.

per spaziare nel teatro classico greco, alle opere di Eschilo e Sofocle, alla Storia dei Persiani, a Catullo….

“Vi è felicità più grande che scordare gli affanni, / quando, stremati da viaggi in terra straniera, / la mente si libera del proprio peso e a casa / si torna per riposare nel letto sospirato? / Di tutte le fatiche questo è l’unico premio. /” nel LiberCatulliano. Nelle stesse tragedie di Seneca si ricorre più volte alla situazione drammatica del ritorno, come in numerosi autori successivi, fino  a giungere attraverso Medioevo e Barocco all’età moderna. Come dimenticare Foscolo, con il sonetto Nè più mai toccherò le sacre sponde, dove emerge in tutta la sua drammaticità  il dolore del non ritorno ad Itaca-Zante, , l’Addio ai Monti dei Promessi sposi, che è stato accostato da molti Autori alla cacciata dall’Eden narrata nel  Libro della Genesi, ambedue rappresentati come  una condanna al non –ritorno.  In realtà l’anelito al ricongiungimento salvifico e rappacificatore con il Creatore fa sì che inizi un viaggio teso al “ritorno” .
Come dimenticare i  Malavoglia, il ciclo dei Vinti, il nòstos del giovane ‘Ntoni ad Aci Trezza.

In questo maestoso panorama letterario si inserisce a pieno titolo e con un’Arte narrativa eccelsa la Nostra Giusy Staropoli Calafati.

La terra del ritorno di Giusy Staropoli Calafati, edito da Pellegrini. ci fa percepire odori, sapori, sensazioni, desideri familiari, ci conduce per mano attraverso la più estrema forma del viaggio, un’erranza disperata e dolorosa che trova pace nella sola rivoluzione possibile: Tornare per restare. «A ogni ritorno, l’aria che respiravo si avvertiva saporita come il sambuco con il quale mia madre guarniva le pitte filate, che ogni domenica mattina alla buon’ora, infornava con le sue mani sperte, assieme al pane, assiso dentro al forno come alla destra del Padreterno.» L’odore della mentuccia, del rosmarino e del basilico, gli ulivi e i fichi melanzana, La terra come entità reale, che pulsa e vive, che assume connotazioni umane, ci chiama, implora, grida, “non posso rimanere da sola , rientra, ti prego, non cercare altrove ciò che qui hai già e che uguale giammai troverai, qui troverai ristoro e felicità. “ Questa implorazione giunge al cuore del nostro protagonista Turi Nassi, degli altri nostri eroi,  ridona forza e vigore, purifica e vivifica e si ricomincia a lottare per dare realizzazione ai propri sogni, per riappropriarsi della propria identità. Il rientro temporaneo, come ogni estate, quasi un rito, al  paese natìo, Pietra grande, col pensiero rivolto alla professione medica e al luogo di lavoro, Torino, il risdchio di vedersi espropriata la terra del Padre Peppi, l’Amore improvviso per Tascia, compagna di scuola sbocciata Donna, forte come una quercia e ispiratrice e Musa. Quando, per rispondere ad un sopruso  ed alla prepotenza, comincia a pensare di rimanere, lottare, coinvolgere, vincere, ecco il bivio: una opportunità prestigiosa di lavoro ( le ALI )  o la Terra natìa (le RADICI) .  E qui, deus ex machina, appare Lui, Saverio Strati, l’incontro e la folgorazione.  «…io sono andato via da qui, quando ero giovane come voi. – dice Strati – Abbastanza giovane, incosciente e sognatore. Con sogni dentro la valigia e niente panni, e ora torno con panni e neanche un sogno. La distanza dalla mia casa, mi ha torturato giorno dopo giorno, e quando torno, non essere riconosciuto, significa morire. E può secondo te un uomo morire più volte? Certo che può. Io muoio ogni volta che torno. Guardami Tascia, io sono morto. Morto dentro. Ma pur sempre morto. »«Da ragazzo, – dice ancora Strati – mi sarei fatto crocifiggere nella terra, ma poi ho compreso che il mio dovere nei suoi confronti era raccontarla da lontano come se ci fossi dentro, lasciando ad altri, per iscritto, il vero volto del Sud. Quello reale. Le istruzioni per distruggere l’ignoranza conquistando la propria terra. Questo dovete fare, Tascia! Battetevi per la terra con l’intelligenza, la conoscenza, la cultura. Imparate a leggere e scrivere e insegnatelo agli altri. Mandate a scuola i vostri figli e pretendete che conoscano la propria terra. La studino in ogni parte in considerazione dei nuovi sviluppi che la avvaloreranno. Quanto al carbone, non lasciatevi trascinare in certe idee balorde. Lassù ci hanno sempre considerato peggio dei porci, morti di fame. Senza il Sud, ricordatevelo ragazzi, nessuna Italia è fatta.»

Queste parole risuonano, dopo la morte di Strati,  nelle orecchie di Turi e Tascia, uno a Torino, l’altra a Pietra Grande, ma ancor di più avvolgono il loro Cuore e illuminano le menti. E quando Turi sembra cedere allo sconforto e vanificare il suo viaggio circolare, ecco Tuscia che lo accompagna, lo indirizza, lo stringe a se per la giusta scelta. Tuscia rappresenta la grandezza delle DONNE meridionali, meraviglioso emblema di roccia fedele e bussola ispiratrice , stavolta elemento salvifico, altre volte, purtroppo, presenza dominante e distruttrice, come le donne di mafia di cui tanti studiosi, a vari livelli, si sono occupati sotto varie prospettive familiari, sociali, politiche se volete….

La conclusione cui entrambi arrivano, Turi e Tascia,  è che bisogna cercare nella terra del Sud, un nuovo futuro: «Per dare al Sud un futuro migliore. Perché nessuno può costruire per il futuro degli altri nuovi binari da percorrere e aprire anche solo una strada diversa, che possa essere quella che non abbiamo scelto. È sul passato dei padri che sono costruiti i futuri dei figli. La terra è nostra, e noi apparteniamo alla terra. Sulla storia della terra sono forgiate le migliori generazioni. E non v’è cosa più bella. Terra più abbondante della nostra. La vera rivoluzione, per chi c’è ancora, è restare. Per chi è partito invece, tornare. Assaporare la più estrema forma di viaggio.»

Un paese agonizzante riprende  a respirare, a vivere, con nuove prospettive e mentalità rinnovate.

La vita non è fatta per guardare indietro la strada percorsa, ma per sognare quella ancora da fare. Guardati dentro durante il viaggio e scoprirai di non essere cambiato mai. Perchè, ci dice l’autrice, il tempo non invecchia l’Anima di chì sogna, spera e vive. E leggere nelle scuole questo libro, analizzarlo e discuterne è opera meritoria di Giusy Staropoli Calafati, affinchè si squarci il velo di rassegnazione e la percezione di essere nati già vinti, sconfitti, per far si che si sublimi l’orgoglio delle nostre tradizioni e si operi, INSIEME, per cambiare le cose. E’ un processo lento, difficile, irto di difficoltà, macigni quali la prepotenza, il pregiudizio, la rassegnazione, il gattopardesco Tutto cambia perché nulla cambi. Ma NOI non accettiamo passivamente questa deriva, lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto ai nostri Figli e nipoti, ai nostri successori. Il patrimonio che dobbiamo tramandare non è ignavia, rassegnazione. Polvere, ma fili di Magia, orgoglio, sacrificio fattivo, cooperazione, ri-nascita, Vittoria. E’ un processo lento, irto di difficoltà, di cadute, di abbandoni, di ripresa, di lotta….

Grazie Giusy, perché Lei, con i suoi capolavori, il suo messaggio,  il suo quotidiano impegno ci pungola e ci sprona, rappresenta e identifica le nostre coscienze che non devono mai distrarsi, mai assopirsi, mai assuefarsi a stereotipi e luoghi comuni. In particolare, la terra del ritorno è una lama dorata e taumaturgica che va dritta al cuore,uno stimolo alle nostre coscienze, un imperioso invito alla riconquista di ciò che ci appartiene e che .inconsciamente, pensiamo non ci spetti, per atavica, storica, immutabile, maledizione e quasi predestinazione. Grazie davvero, Lei è chiamata e quasi “precettata” , per attitudini, meriti, sensibilità,   a ripercorrere le orme dei Grandi della letteratura e rappresenta il Nostro patrimonio ed orgoglio regionale.

Concludo così

  • Perché Odisseo torna ad Itaca Malgrado Calipso gli prometta l’Immortalità se resta con Lei?
  • Perché l’identità vale più dell’immortalità.

Signori, Giusy Staropoli Calafati.

                                                     Vincenzo La Valva

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La terra del ritorno a Bisignano

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Premio narrativa Mick Bagalà a Giusy Staropoli Calafati con ‘La Terra del ritorno’

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“La terra del ritorno”, premio Cultura “Mick Bagalà”, sez. Narrativa, durante la tradizionale serata della “Befana del Ferroviere”, giunta alla 37ma edizione
“La vita non è fatta per guardare indietro la strada percorsa, ma per sognare quella ancora da fare. Guardati dentro durante il viaggio e scoprirai di non essere cambiato mai. Perché, ci dice l’Autrice, il tempo non invecchia l’Anima di chi sogna, spera e vive. E leggere nelle scuole questo libro, analizzarlo e discuterne è opera meritoria di Giusy Staropoli Calafati, affinchè si squarci il velo di rassegnazione e la percezione di essere nati già vinti, sconfitti, per far si che si sublimi l’orgoglio delle nostre tradizioni e si operi, INSIEME, per cambiare le cose. E’ un processo lento, difficile, irto di difficoltà, macigni quali la prepotenza, il pregiudizio, la rassegnazione, il gattopardesco “Tutto cambia perché nulla cambi”. Ma NOI non accettiamo passivamente questa deriva, lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto ai nostri Figli e Nipoti, ai nostri successori. Il patrimonio che dobbiamo tramandare non è ignavia, rassegnazione, ma Polvere di Stelle, fili di Magia, orgoglio, sacrificio fattivo, cooperazione, ri-nascita, Vittoria. Grazie Giusy, perché con i Tuoi capolavori, il Tuo messaggio, il Tuo quotidiano impegno ci pungoli e ci sproni, rappresenti e identifichi le nostre coscienze che non devono mai distrarsi, mai assopirsi, mai assuefarsi a stereotipi e luoghi comuni. In particolare, la “terra del ritorno” è una lama dorata e taumaturgica che va dritta al cuore, uno stimolo alla nostre coscienze, un imperioso invito alla riconquista di ciò che ci appartiene e che inconsciamente pensiamo non ci spetti, per atavica, storica, immutabile maledizione . Grazie davvero, sei predestinata a ripercorrere le orme dei Grandi della letteratura e rappresenti un nostro sicuro patrimonio e un prezioso orgoglio regionale.
Concludo così : Perché Odisseo torna ad Itaca malgrado Calipso gli prometta l’Immortalità se resta con Lei?
-Perché l’Identità vale più dell’immortalità. “(V.L.V.)

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DOMENICO LUCANO: una fiction girata a Riace dal vivo tutti i giorni

crisis-de-inmigrantes-en-europa-2181658w620L’nfamia è la peggiore delle condanne. Quella seria non quella sacrilega dell’onore, intendo. E la Calabria ne è vittima esistenziale dai tempi delle calende greche. E quel che più rode è che il peggiore nemico del calabrese è il calabrese stesso.
Ovvio che l’Italia quando trova moju scava fundu. E così quel che di buono c’è ce lo condannano. Non è che lo accusano e basta. Lo condannano, cazzolina!
Ma senza prove, mi domanda un ragazzino, come si fa a capire che uno è colpevole oppure no?
Chi ha colpa sono i valori, la dignità, la moralità. E allora giù con i bastoni. Queste cose qui danno noia. Portano le genti alla rivoluzione e destabilizzano il potere. E allora vanno distrutte. mandate a farsi fottere, nella sostanza dei fatti.
Domenico Lucano, un metro e mezzo di Calabria circa, è  personaggio di seconda battuta, che diventa però, e  inconsapevolmente, protagonista di una favola che a Riace, e badate bene, non ha scritto lui per primo, ma è stato Ararat. Un vascello carico di uomini con il nome della speranza. Lucano si è solo soffermato. Quello che oggi i suoi antagonisti, che non sappiamo bene chi siano, non riescono a fare. Manco fossero scecchi!
Certo che schierarsi coi tempi che corrano è pericoloso. Mia nonna però mi diceva che schierarsi invece è un atto di coraggio. E io l’ho fatto qualche volta. E oggi mi ripeto. Mi schiero con Domenico Lucano. Come donna, come calabrese, come scrittrice, mi sento di doverlo fare. Se poi avrò sbagliato, che Dio mi perdoni, ma ho solo seguito la mia coscienza. O meglio ancora l’istinto che nannima, buon’anima sempre lei, mi diceva ca esti fimmana.

Oggi alcune testate giornalistiche sul web titolano all’incirca così:

«È indagato»: Rai cancella la fiction sul sindaco di Riace con Beppe Fiorello.

Una bella minchiata. Infatti il produttore smentisce. Ma se la fuga di notizia c’è stata, gatta ci cova.  Chi ha in mano  la paglia per il fuoco? Tanto a Lucano resta comunque una fiction girata a Riace, dal vivo, tutti i giorni.
#iostocondomenicolucano, e se a febbraio non uscirà la fiction, pubblicherò il mio romanzo: Mimì il curdo. Lo avrei fatto comunque più avanti, ma ci sono priorità nelle vita!
“- È indagato. E se la Legge gli è arrivata addosso è perché sotto c’è qualcosa. Una puzza. Un feto.
Che cosa credeva di fare? L’eroe, forse? Un metro e mezzo d’uomo, paladino delle sciarre nere. Manco fosse il Messia. E a Riace, poi! Ma che è, Riace? Una cosa che si mangia è? Ah sì, ho capito! È la capa del cazzo.
– Ma smettila. Sulla dignità e la coscienza degli uomini io non ci scherzo. Tortora per una cosa così, ci è morto. Ché non lo sai?!
– Adesso ci pensa la Legge. Se ha mangiato franco, caca.
Sta facendo troppo casino questa testa di minchia di Lucano. E a cosa non è para. Para pé nenti.
– Perché la Legge, non sbaglia mai? E se invece è innocente?
– Peppi, fidati. Si nci calau la Leggi di ncoju, a paga.
– Eppure non capisco…
– Chi nc’è di capisciri, Peppi? Ti rendi conto quanti soldi sono arrivati a Riace in questi anni? Se l’avissi avuti io mi l’avvarria pigghjati tutti. Sugnu onestu.
– Lascia perdere Nico. Mimì non esti comu a tia. Con Lucano ci siamo cresciuti. Non ne sarria capaci di certe infamie.
– Hai ragione, Peppi. Ma Lucano, troppo rumore ha fatto! Mi dispiace nu pocu, sai… Lo so che non è nu malu cristianu. Ma oramai se lo sono giocato, capisci?
– Staremo a vedere, Nico. L’Italia in fondo è un paese strano. Curioso. T’accusano che sei innocente e ti scarcerano colpevole.
– E Lucano chi esti, Peppi?
– Esti patri, Nico. Esti patri.”
giusy staropoli calafati
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DOMENICO LUCANO: LA MORALE DELLA FAVOLA DI RIACE

domenico-lucanoUn’indagine non è un’accusa.
#iostoconilcurdo
La nave batteva bandiera curda. Portava un nome strano: ararat: speranza.[…]
[…] – Sono sbarcati in centinaia. Boccheggiavano come pesci.[…] – Cosa credevi, Lucano? – gli dissero. – I voti quaggiù non si prendono certo parlando di immigrazione. La pelle nera va scorciata altrove.[…]
A Riace venivano riaperte case e balconi. Annaffiati e festeggiati i gerani.[…]
[…]– Ma Lucano è legale quello che stai facendo? – gli chiesero.
– È un problema che non mi sono ancora posto.[…]
[…]In Calabria secondo certe pregiudiziali, v’erano tante teste di minchia. Alcune erano quelle che per quattro soldi si vendevano l’onore; certe altre invece quelle che propagandavano il Mediterraneo, il mare dei pesci neri, diventati grossi a carne di migranti. Ma per certo Mimì Lucano era il più grande testa di minchia di tutti. Restituiva dignità ai migranti dandogli degli uomini, e ridava vita al suo paese.[…]
[…]– Questa è solo utopia Lucano. La politica non ha tempo di investire nei sogni.
– Allora sarà l’utopia della normalità.[…]
[…] – Vogliamo ringraziarti per quello che hai fatto per noi – gli disse una mattina Zaccaria.
– Non ho fatto nulla di importante. I fratelli si aiutano, Zaccaria. E io semplicemente l’ho fatto.
– Grazie, Lucano, grazie.[…]
[…] Vennero allestiti laboratori di tessitura, producendo il filo della ginestra. E poi quelli di ceramica, vetro, ricamo…
Abeba veniva dall’Etiopia: – Sono a Riace dal 2008. Traduco dall’arabo, tigrino, amarico per la gente che viene qua e che non parla l’italiano. Mi trovo bene.
Helem dall’Eritrea. Lavorava in un laboratorio di ricamo. Era incinta di otto mesi quando era arrivata. Con i soldi guadagnati a Riace, cresceva bene sua figlia.
Issa invece aveva trovato lavoro nel laboratorio di ceramica.
– Sono arrivato dalla Turchia con la nave. Prima ho lavorato al telaio, poi ho fatto le marmellate d’arancia e ho raccolto le olive.
– Hai nostalgia dell’Afghanistan? – gli chiede avvicinandolo Mimì.
– Sì, tanta. Laggiù c’è la mia famiglia.
– Vorresti tornarci?
– Se non ci fosse la guerra! – sospira Issa con le lacrime agli occhi.[…]
[…]La scuola a Riace riapriva dopo circa un decennio di inattività e venivano assunti docenti. I nuovi riacesi aprivano negozi. Servivano macellai, fornai… C’era lavoro per tutti.
Anche Melo, oramai in pensione, riprendeva la sua attività facendo scarpe di pelle per gli ospiti.
– Vengono e mi chiedono di riparargli le scarpe vecchie – diceva. – Lo faccio con piacere e non mi pago. Non hanno soldi loro, poveri cristi. E li aiuto così, come posso.[…]
[…]Ramudullah era solo. Non aveva una famiglia. Niente padre e niente madre. I talebani erano entrati sulla sua casa e l’avevano distrutta. Avevano ucciso. Lui l’avevano ferito. Con una bomba l’avevano colpito all’addome.[…]
[…]– Assomigli al mio papà, gli disse un giorno Ramudullah nella sua lingua.
– Tu somigli forte a un figlio, Ramudullah – rispose Mimì stringendoselo al petto.[…]
[…]– Grazie, sindaco – gli disse Biase. – Nessuno mai mi aveva dato un ruolo in questo paese. Non finirò mai di ringraziarla – sentendosi finalmente qualcuno. Protagonista.
– Non ringraziarmi, Biase. Fa un buon lavoro e fa vedere chi sei.
– E chi sono io?!, Biase sono![…]
[…]– Come ti senti, Lucano, adesso che una rivista come Fortune ti da dato visibilità nel mondo?
Mimì sorrise. Fece spallette, poi rispose: – Non è che adesso perché una rivista americana mi ha inserito tra i sessanta uomini più influenti al mondo posso dire di volere chissà cosa. No!, non avrei coerenza con quelle che sono le mie sensibilità. A me non interessa né l’economia, né il potere. Neppure avere ruoli importanti mi interessa. Già mi piace quello che sto facendo.[…]
[…]Riace, non restava altro che un coccio di mondo. Freddo d’inverno e mite d’estate. Un paesetto dell’entroterra, dove non tutti arrivavano e dove in molti invece cercavano di restare. Un coccio antico sopra il mare. Figliato con parto dolente, dalla montagna.
Un groviglio di voci. Mugolii di gatti sparsi, abbai di cani e poi odore selvaggio di lupi.[…]
#Hastasiempre
TRATTO DAL MIO ROMANZO INEDITO: Mimì il curdo
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Successi e consensi per #LATERRADELRITORNO di Giusy Staropoli Calafati

 

cc#LATERRADELRITORNO di Giusy Staropoli Calafati miete successi e consensi.  Un’estate tra la gente, nei paesi, nelle piazze, tra i salotti letterari d’Italia a raccontare la storia di Turi Nassi. Dall’Aspromonte al Pollino, a narrare di Tascia e e del professore Saverio. Di Peppino e Rosetta Nassi. Erranza e restanza…. Emozioni. Il scillaRacconto di gente che torna per restare. Una storia d’amore che fa da sfondo al romanzo letto da lettori di ogni età. Giovanissimi, giovani e meno giovani. Una condivisione di essenze, di fame. La condivisione della bellezza del pane sulla cui faccia Peppino e Turi poseranno ripetutamente la loro mano.

Sentimenti che riportano nei luoghi del cuore chiunque ha una terra da amare. Un paese da cui si è partiti e si sogna di ritornare. Una terra che aspetta. Aspetta i ritorni.mgg

E i nostri ragazzi che cosa sono disposti o “costretti” a fare? Quali opportunità gli diamo? Che tipo di futuro promettiamo? Glielo abbiamo lasciato in questa terra un minimo di futuro?
I giovani calabresi, meridionali, hanno l’occasione della scelta?
Andare o restare? Erranza o restanza?
Turi Nassi decide di non dare le sue braccia alla terra. Va ma poi torna. Torna e con una nuova mentalità. E il paese da morto che è riprende a vivere. b

Cos’è La Terra del Ritorno? È solo una storia scritta in un libro? È una terra inventata? … Assolutamente no. Esiste allo stesso modo di come noi esistiamo sulla terra.
È quella in cui siamo nati, è la Calabria, Il Sud, il mondo. La terra in cui si fa l’amore allo stesso modo di come si fal pane. E si fa l’amore con la donna e con la terra allo stesso modo.
Una terra reale che ha bisogno di uomini, giovani che tornano e per restare. Di gente che resta.

Un libro che invita i giovani a rimettersi in discussione. Che rimarca e riscopre il  senso dell’appartenenza. Rende chiari l’identità i luoghi e quanto questi ci appartengono. Un ritorno dunque al senso della responsabilità verso la terra natia e il pane della crescenza, non come luoghi ma stati d’animo.

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Cose di Paese. (Briatico, un giorno di settembre)

piazzaPaese. Briatico. 18/09/2017
Lunedì. Sveglia di buon’ora. Si ricomincia.
L’aria ancora croccante di fine estate sembra attendere le uscite di tutti. Chi va a lavoro, chi a scuola. La vicina annaffia le ultime foglioline del basilico, mentre a farfugliare sulla sua testa almeno una dozzina di vecchi bigodini raccolti in una retina rosa.
Maria è di già sulla strada per il cimitero con un fascio di garofani per il suo Giacomino, e il paniere pieno di provviste. Dopo andrà in campagna.
Borse, zaini. Macchine in moto. Si va.
Chi si addentra in paese e chi ci esce. Io mi addentro per portare a scuola i figli. Alcuni bambini escono dal negozio di generi alimentari di Giovanni. Tra le mani panini con mortadella, salame…
In via Gabriele D’Annunzio all’altezza del consorzio un piccolo ingorgo. Mi accosto per far passare l’automobile in sosta davanti a me, mentre dall’altra corsia vedo mettersi in moto la macchina di Pasqalino il falegname. Con lui il fratello, uno degli ultimi emigrati ancora rimasti al paese. È lui. È Leone.
Ricordo immediatamente la data di oggi. Il 18 settembre parto per la Merica, mi aveva detto quando era venuto in giugno.
Non posso crederci. Gli vedo negli occhi tutta Briatico: la torre, il mare. Il bar di Giuditta, il covo, la piazza, i tramonti.
– Allora si parte?
E lui: – yes.
Avrei voluto dirgli: torna presto. Non ce l’ho fatta. Una macchina dietro già suonava.
Appena in tempo per un veloce: buon viaggio.
E procediamo entrambi: lui verso il #ritorno oltreoceano, io verso il paese.
Mio figlio mi chiede: ma’, dove va?
E io: parte?
-E dove va?
– Alla Merica.
– Ma torna?
– Certo che torna. Questo è il suo paese.
– Sarà triste il tuo amico. Non è vero, ma’?
– Credo proprio di sì. Ma lui Briatico lo ha nel cuore.
– E pure negli occhi. Non hai visto com’erano innamorati? – dice mio figlio.
– Li ho visti, li ho visti – rispondo.
Arriviamo a scuola. Lì davanti mamme e bambini. Papà, maestre, i vigili urbani. Voci concitate, zaini…
È bella la scuola. È tutto in un paese. Lo adorna. Lo guarnisce come il “cucco” nelle pitte filate. È saporita, sperta. E senza, niente ha senso.
Lascio i miei figli in quel vivaio meraviglioso di ragazzi e mi rimetto in marcia.
Il paese oramai è tutto sveglio. Molte donne escono dalla chiesa. Pure la messa del mattino è terminata, grazie al Signore!
Mio padre è già al negozio. Mantiene questa attività dal ’73. Oggi è il suo compleanno. Eppure non si risparmia. Nessuno lo fa dalle nostre parti. Qualcheduno esce dal giornalaio con il quotidiano in mano. Qualche altro scambia due chiacchiere “o puntuni” . È la procedura paesana.Tutto normale.
La signora Anna, rimasta sola, ha la finestra aperta. Chissà da che ora è sveglia.
Paola che ha il pondo della famiglia, marito e figli, sale per andare a prendere il pane. Io guardo l’orologio e mi mordo le labbra. Se non corro a lavoro so’ cazzi.
Pigio l’acceleratore. Leonardo è davanti il suo studio. Annina va a casa del figlio, s’è lasciato con la moglie tempo addietro e adesso ci pensa lei. Una mamma è per la vita.
Il mare mi rimane sulla sinistra. Sbrilluccica. Supero il calvario. Sono già all’uscita del paese.
Il paese più bello del mondo.
#vitadipaese

 Giusy Staropoli Calafati

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BACIAMOCI LE MANI!

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Baciamoci le mani tutti. Un Flash Mob. Tutti quanti. Poi però chiediamoci scusa. Per il bacio, per esserci presi le nostre mani le une nelle altre, ed essere dello stesso paese. Appartenere alla stessa regione ed essere protagonisti della medesima storia. Perché il nostro baciamano sarà oggetto di cronaca e non di risveglio. Verremo giudicati per il gesto devoto e non per la fede che abbiamo.

Tanto quaggiù siamo tutti uguali. Uguali tra noi e diversi dal mondo. Quello che giudica, impreca, bestemmia e critica. Quello che non ci conosce e predica come fosse Cristo. Mentre i Cristi siamo noi, quelli che stanno al Sud. E San Luca lo pregano davvero. Inginocchiati, da padri e madri. Da figli, disoccupati, pastori e giornataie. Partorienti e scolari. Maestri e contadini. Coloni e ‘gnuri.
Certe volte senza casa e senza palazzi. Senza giustizia. Senza difensori.
E per cosa?
Per il pane, la salute, la pace, il lavoro, la terra. Quella onesta che produce frutto.
Il baciamano del boss a San Luca fa il giro del mondo. La notizia invece che a San Luca è stato arrestato un boss, a  San Luca resta. E nessuno ci piscia sopra, tutti fuori dal vaso.
E poi nelle altre parti d’Italia, si scannano per voti, leggi, emendamenti, soldi, vitalizi, appalti. Addirittura, ci si batte per il capo dei capi. Per dare a chi ha ammazzato cristiani e non cani, a dozzine, una dignità alla sua morte. E alla nostra di dignità, chi ci pensa? Certamente Antonio, l’uomo del baciamano intendo, ha agito senza pensare alla potenza del suo gesto. Con la libertà che è solita dell’agorà del paese. Poi però  quando s’è accorto d’aver con le sue mani, portato la sua gente e il suo paese, sopra il ciuccio bianco del mondo, ha chiesto scusa. Con tutta la sua dignitosa fragilità.
Ma che volete di più?
Amplificare certe cose fa più male che farle.
Ho sempre condannato e comunque non condiviso gli inchini dei santi agli uomini, o i baciamano tra gli uomini. Gesti miseri.
E non mi piace quando li vedo fare a un prete, o anche un vescovo. Gesù non voleva essere baciato, ma baciava. Non voleva essere riverito, ma riveriva. Gesù non voleva gloria, ma ne dava. Non si imbardava, ma girava nudo. Non aveva cuciture, ma era tutto d’un pezzo. Non trovava porta aperte, ma se le faceva aprire. Era Gesù appunto.
Allora facciamo che oggi la Calabria, si chiama tutta  San Luca e i calabresi tutti sanluchesi o sanlucoti, come più vi aggrada, senza cresima. Pensate ci amerebbe lo stesso, Dio? Quanto tempo perderebbe per giudicarci, lui?
Ci amerebbe e non perderebbe tempo, ve lo dico io. Perché se qualcheduno tra gli uomini è tinto davvero, ve ne sono altri sani e degni, Santo Dio! E nei paesi come i nostri dove nove su dieci si è parenti, e tutti, anzi tuttissimi amici, compagni, vicini, compari, se vogliamo, chi cazzo è che non si parla? Chi non si conosce? I nostri piccoli paesi, ai piedi delle montagne sono fossili, in riva al mare, conchiglie. E ti ci ritrovi nell’uno e e nell’altro. E non perché si vuole reggere un sistema, come chi non conosce afferma, ma dov’è che devi andare a farti una vita, se la tua vita è lì. E non è omertà. Ma appartenenza ai luoghi da cui si pende e si dipende. I luoghi dove si è nati, e gli amici con cui ci si è cresciuti. Null’altro. Garantito!
Mi sento di San Luca anch’io. E se avessero vietato la cresima a me, mi sei sentita più povera. L’avrei presa come una condanna di vita, è vero. Perché in vista del clamore è stato revocato il sacramento, così come in vista del clamore è stato ucciso il Cristo.
Bisogna solo decidere da che parte stare.  Se aiutare la terra e la sua gente a rinascere(e le forze dell’ordine, del cui arresto non vi siete accorti, lo hanno fatto), o destinarla a morire.
Un sanlucoto lo disse: il calabrese va parlato. Io aggiungo: Né giudicato, né punito. Lui era Corrado Alvaro.
P.S. ai giornalisti del TGR Calabria grazie per parlare a San Luca!
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LA TERRA DEL RITORNO al Caffè Letterario Mario La Cava

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Mileto come Cristo è tra gli ulivi/ Ciao FRANCE’!

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A un soffio d’alito da sua madre, nella terra piana, in mezzo agli ulivi, Francesco ha finito la vita. Il tempo di una clessidra. Non era stata tanta. Perché 16 non è tanto come numero. Non è niente.
L’hanno ammazzato, Francesco. Come un cane, soppresso. Ma Francesco non era un cane. Era un ragazzo. Un figlio. Era il turbine della speranza. E poi ancora, era gli ulivi. Il profumo, l’essenza. Eppure nessuna di quelle piante, lo ha salvato. Avrebbero potuto con i loro fusti giganti e antichi, mettersi davanti a lui, parargli i colpi, eppure non lo hanno fatto. Ed è caduto in mezzo a loro, forse con la faccia al cielo, o forse alla terra. Forse con lo stesso grido di sua madre quando lo ha partorito. Perché si grida allo stesso modo per la vita e per la morte.
Non lo conoscevo Francesco. Anzi oggi vi dico: ho conosciuto Francesco. Ha 16 anni, è di Mileto. Ed è bello sapete! Penso di restargli amica. Mi piace Francesco. Ha coraggio. È forte. È la vita.
Mentre guardo Francesco in una foto, mi chiedo: Ma che cazzo sono gli ulivi in una terra come la nostra? A che valgono? A che servono?
Gli ulivi sono sepolcri. Sepolcri imbiancati di cui nessuno dice. E in mezzo a loro, tra di loro, è stato ammazzato Francesco. E come loro ora resterà secolare il dolore di sua madre. Il lutto di suo padre. Il vuoto lacerante del paese.
– Francé, a tua madre, ti prego, diglielo tu. Regalale un sogno stanotte. Dille che ci sei ancora. E fatti abbracciare un’altra volta. E poi non te ne andare. Restale accanto. Aiutala a piangere e cogli le sue lacrime e offrile con te al nostro Dio. Tanto so che lo stai già facendo. Ti vedo.
Al centro della terra di mamma Natuzza,c’è lei . Al centro del cielo di Dio, ci sei tu.
Nel cuore di molti c’è tristezza e sdegno. Nel cuore di tanti però c’è preghiera. Per te e per il mondo.
Ciao Francè!

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31 Maggio LA TERRA DEL RITORNO a Catanzaro

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CHIARIFICAZIONE

A chiarificazione dell’equivoco, sorto sui socialnetwork, in merito alla dicitura apposta sulla fascetta del volume di Giusy Staropoli Calafati dal titolo “La terra del ritorno”, si precisa che il romanzo è vincitore della selezione regionale calabrese del Premio letterario “La giara” della Rai.POST_FB

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Premio Letterario Amaro Silano

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Giusy Staropoli Calafati, finalista al premio letterario Amaro Silano.

Il 3 Maggio Cerimonia conclusiva a Cosenza.

Incrociamo le dita!

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TOUR LETTERARIO DE ‘LA TERRA DEL RITORNO’. Date in aggiornamento

– 21 Aprile ore 18:00, Biblioteca Comunale, Cortale
– 22 Aprile ore 17:30, Club Unesco Palazzo Amaduri, Gioiosa Jonica
– 27 Aprile ore 17:30, Lamezia Terme
– 28 Aprile ore 18:30, Pizzo
– 04 Maggio ore 18:00, La Calabria che rema (ANNULLATA)
– 06 Maggio ore 18:00, Vibo Valentia
– 09 Maggio ore 15:00, Liceo Artistico D. Colao( ANNULLATA)
– 12 Maggio ore 18:00, Vibo Valentia
– 17 Maggio ore 16:45, Reggio Calabria
– 20 Maggio, Torino, Salone del libro.
– 27 Maggio ore 11:00, Roghudi
– 31 maggio ore 18:00, Catanzaro, Libreria Punto e a capo.
– 03 Giugno ore 18:00, Bovalino – Caffè Letterario Mario La Cava–
– 17 Giugno, Verona
– 24 Giugno ore 18:00, Mongiana
– 27 giugno, ore 21:00 Reggio
– 29 giugno, ore 18:30, Riace
– 01 Luglio ore 17:00, Bova
– 01 Luglio, Palizzi, ore 19:00
– 07 Luglio ore 18:00, Mirabeau Park Hotel, Gasperina
– 08 Luglio ore 18:00, Crotone
– 22 Luglio ore 18:00, Santa Caterina dell Jonio
– 29 Luglio, Agriturismo a Lanterna, Monasterace
– 01 Agosto ore 21:00, Zambrone
– 03 Agosto ore 19:00, Porto di Vibo Marina
– 15 Settembre, ore 18:00, Castrovillari
– 29 Settembre ore 18:00, Montepaone
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Premio poesia dialettale U. LaFortuna. Il bando.

È partita la 6° edizione del premio di poesia dialettale U. LaFortuna, nell’ambito della rassegna letteraria del Premio Caccuri. Responsabile della sez. Giusy Staropoli Calafati.
Partecipate, partecipate!

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Scaricate il bando seguendo il link:

Premio “Umberto Lafortuna” 6^ edizione anno 2017 Bando e regolamento

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LA TERRA DEL RITORNO

Pubblicare un libro provoca sensazioni uguali a quelle che si provano quando si partorisce un figlio. Perché in fondo un libro lo è. È figlio. Ma come i figli dal momento in cui nascono, i libri dal momento in cui sono editi, non sono più tuoi. Non ti appartengono più. Perché chi scrive incomincia a farlo per se, è vero, ma poi s’accorge che è agli altri che deve donare ciò che ha scritto. È la legge. E come ogni figlio è diverso dall’altro, così è per i libri.

libro_pic#LaTerradelRitorno, è diverso da tutti gli altri che ho scritto. È un romanzo che mi ha richiesto tanto tempo e tanta fatica. E come una madre dona il suo tempo e le sue fatiche ai figli, io mi sono donata a lui con la gioia delle madri. E ho scritto di figli, di padri e di madri, senza le quali un vero libro non potrebbe esistere. Ho scritto di me? Forse sì, forse no. Ho scritto della vita però. Della terra. Della gioia d’esistere, di quella che si prova andando, ma di più ancora tornando. Quando tornare rimane la forma più estrema di viaggio. E ho scritto di voi. Di tutti voi che so che per curiosità, per gusto, per piacere, per non so cosa, lo leggerete.
Vi avevo anticipato che la copertina del libro era bellissima. E lo è. Per me lo è davvero. Guardandola mi sembra di vedere scritto in essa tutto il libro. E fidatevi che c’è.
Mi incanto a guardala davanti al mio pc, perché mi piace. E Perché ciò che rappresenta lo riscriverei per altre mille volte ancora.
Ora, per vivere certe gioie, si dice che vanno condivise. Ed io incomincio a condividere con voi questa pagina di storia bellissima.
La copertina de #LaTerradelRitorno, in libreria dal 6 aprile, per i tipi di Pellegrini editore.
#Chapeau

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LA TERRA DEL RITORNO, PELLEGRINI editore. Di Giusy Staropoli Calafati. In tutte le librerie dal 6 aprile

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Dal 6 aprile in tutte le librerie.
Prenota adesso la tua copia presso il tuo libraio di fiducia.
Chiunque volesse ospitare una presentazione-reading del libro può scrivere inviando una mail a giusystaropoli@libero.it. <3
[…] – Dai – gli dissi – torniamo a casa pa’. Si è fatto tardi.
E mentre la terra ci rimaneva alle spalle, gli diedi la mano come quando ero bambino.
– Sono tornato pa’. Sono tornato! […]

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PROMOZIONE DI NATALE CON I LIBRI DI GIUSY STAROPOLI CALAFATI

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Un libro sotto l’albero. Anzi due.
ORDINALI ANCHE TU!
Questo Natale Promozione Speciale per coloro che intendono mettere la Calabria letteraria sotto l’albero. Saverio Strati- non un meridionalista ma il Meridione in se che parla, e Saverio Strati -Due racconti, a soli €15,00 anziché €18,00 spedizione(piego di libri) inclusa.
Per info, ordini e prenotazioni manda una e-mail a giusystaropoli@libero.it

“Libra, vroccula mandarini e amuri, pe acconzari lu jornu di Natali”

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È L’ ORA DELLA RIVOLUZIONE (meridionale)

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La vera rivoluzione, per chi c’è ancora è continuare a restare. Per chi è partito invece, tornare.

Come si può restare se manca il pane e la dignità della farina?

Come invece si può tornare nel paese delle mafie?

Qualche d’uno che resta dice che potrebbe venire lo Stato a salvarci dalle carestie, gli agguati, e forse anche dalle litanie pastorali. Ma non mi fido. Aiutati, sapevo io, che Dio ti aiuta.

Qualche altro che è partito invece, questa terra la bestemmia. Impreca e si danna perché è qui che è rimasta la casa di suo padre.

Chi ci resta e la abita, non sbarca mai il lunario. Stenta. Aspetta e spera. E si batte per dignità e lavoro.

Chi si allontana, pur dignitosamente lavora, ma se fa quella ‘cazza’ di fortuna a cui ognuno gratuitamente ambisce, allora  rinnega pure la casa del padre e indietro non si volta neanche più.

Ma che si volta a fare!?

Mi dicono d’esser nata nella terra di nessuno. Ma son falsi sti profeti. Questa è la mia terra. La stessa che ha pianto, patito, sofferto e perso sangue assai, quando l’unità d’Italia gliel’hanno imposta dando vita a quelle mafie che oggi fanno la sua più grande colpa.

E c’è chi va e chi  non viene. Chi non viene e chi va soltanto.

E nessuno mai sente dire: “dove vai tu povero ragazzo frale? Là, nella mia terra, la dove io nacqui e mi divise l’Italia”.  Perché nessuno torna. Perché non può tornare.

È brutta bestia la dualità tra erranza e restanza. Un cranio randagio il pregiudiziale che ci mette alla gogna noi meridionali. Una cancrena lo sputo dentro il piatto dove si è mangiato di certuni.

È bruttu l’occhju du mundu, mi diceva mia nonna. Ed è vero. Aveva ragione. Agli occhi del mondo siamo solo terra di mafie. L’aristocratica ndranghetown.

Laggiù c’è ciucci e pure scecchi – vanno dicendo. – Bestie da soma e soma per uomini. C’è una madre ignorante sempre gravida che sforna figli come conigli. E chi ci va più laggiù?!

E invece no. Non è vero. Ché se poco poco alziamo la mano, per dire che la risposta la sappiamo, ci chiamano terroni. E se ce ne stiamo citti, cazzoni. Ma c’è scienze quaggiù, sapete! Teste sode.

Quanto ad altro, non abbiamo grandi fabbriche perché se le son portate tutte via. Non ci sono soldi perché sono partiti con le fabbriche. E se non c’è dignitosa farina è perché se la son tenuta tutta per loro. E ci obbligano a partire. A vivere con due cuori: uno che dice va e l’altro, che vai a fare.

“[…]Anche a Terrarossa vivono uomini con la bocca, con la testa, con i piedi….

Pane e lavoro vogliamo.

E se voi […]non ci mandate la farina faremo la rivoluzione”[…]SAVERIO STRATI

E poi ci sono libri di letteratura che sono come autentici manuali di vita. Ve lo direbbe finanche Corrado Alvaro. E ci sono memorie che seppure non quietano la fame, non la saziano, se innestate su giovani rami, danno buon frutto. E poi ci sono pure io. Io sì. Io che sto dalla parte di chi non aspetta lo Stato a portare il bene; di chi la rivoluzione la fa se ha fame e se piove.

E oggi ho tanta fame ( i miei figli ce l’hanno) e fuori piove. E loro padre non lavora.

Non mi credete vero?

Venite a vedere il paese di chi resta come me. Troverete cose che nessuno vi ha mai raccontato. Neppure chi è partito. Eppur ci sono.

E io[…]qui ci resto /a scoppiare come le cicale/ finché morte non mi separi/ e un figlio m’atterri lontano/ senza l’odore dei mandarini.

(è questa la mia vera rivoluzione!)

 Giusy Staropoli Calafati

 

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APPUNTAMENTI CON L’AUTRICE

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– Sabato 29 ottobre ore 10:30, Scuola Primaria Statale Corrado Alvaro, Sant’Agata del Bianco, -RC- (Libriamoci)

– Domenica 30 ottobre, ore 18:00, Associazione Agape, via Marchese 24, Bianco- RC-

– Sabato 5 novembre, ore 18:00, sede CAI sez. Aspromonte, Via Sbarre Superiori – RC-

– Sabato 3 Dicembre, ore 18:00, Maierato -VV-

 

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LIBRIAMOCI 2016…

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RECENSIONE. ANGELA “LA MALANDRINA” di TITTI PRETA

TITTICara Angela, Assunta, La malandrina…,

grazie a quella scrittrice che ti h ridata alla storia, ora ti conosco anch’io.
Non è stata vana la tua morte, no. Non è stata solo sangue versato, grido, pianto…, perché come un giglio in mezzo ai cardi, la tua storia rispunta.
Leggere Angela la Malandrina, di Titti Preta, è stata una straordinaria avventura. Un tuffo, in apnea, nella storia che mi -ci- appartiene. Perché Angela è la storia. Angela è metafora di una Calabria divenuta “brigante” per necessità. Perché le vicissitudini del suo così grande e afflitto Sud, l’hanno portata a divenire tale. E Angela, o Assunta, o meglio ancora la Malandrina, si riassume semplicemente nel nome di una terra che sul suo petto ha impressa la geografia dei volti degli uomini e delle donne ‘briganti’ che l’hanno abitata, vissuta, e stranamente anche recuperata.
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È bella, intrigante e saporita le storia di Angela. Magistralmente descritta dall’autrice che con l’utilizzo di alcuni termini dialettali, o meglio ancora espressioni non popolari ma popolane, da alla storia quella profondità di cui necessita.
Torna prepotente dentro questo libro la schiavitù delle ‘femmine’ del Sud e la voglia di libertà delle stesse che per far parte ‘forse’ dei vincitori’ diventano brigantesse. Come la Capitana, e poi anche Assunta e le altre che pur facendo la vita si riconquistano donne.
La fuga verso la libertà dell’essere se stesse e poi il ritorno a quel senso d’appartenenza dal quale si era fuggiti.
Angela, spregiudicata e assassina, maschia nell’agire, torna a un certo punto a essere non femmina ma donna. E sente la necessità d’esserlo oltre che nel corpo anche nello spirito. E morirà da donna, pensando a una creaturina che ha fatto nascere, quando per la prima volta tocca sangue di vita e non di morte. Muore da donna quando viene appesa nuda, come una crista, per essere visibile bene agli occhi di tutti. Schernita, derisa e  sputata.
Titti Preta, in questo libro non si limita al semplice racconto di una storia di brigantaggio,  ma esalta con garbo anche dal punto di vista antropologico, un personaggio che diviene sin dalle prime righe uno stato d’animo. E non propone una storia, che seppure rimanda a tempi lontani, vecchia e passata, ma del tutto attuale. Una Calabria negata nel suo genere; una donna trafitta nella sua sensibilità. E poi lo sfinimento della femmina, e l’avanzo del maschio che sempre primeggia, vince ed esulta. Ma Angela è il riscatto di una femminilità di cui è intrisa la terra del Sud. Ché se si usa la parola ‘terra’ è femmina; il nome Calabria pure, il termine vita anche. Pace e guerra lo sono altrettanto.
E lo è chi scrive il libro, che forse un uomo non avrebbe potuto farlo acussì.
Ad maiora Titti!
Ai lettori: ” buona lettura “
Giusy Staropoli Calafati
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Partenze in tempesta, morti in caligine. ( a coloro che partono e non arrivano; a chi arriva vivo e a chi morto; ai bambini, alle madri, alla fame, al viaggio, alla speranza)

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Gliel’hanno devastata l’alma!

Aider, Aider!, gridavano.

Niente casa e niente pane, laggiù.

Nulla v’è più.

Aider, Aider!, gridavano ancora.

Né vincitori, né vinti al varco asciutto.

Na crozza chi ciangìa, è la terra sula.

Il giaciglio della razza che infetta

l’infezione della razza che infuria

e poi fugge alla guerra.

Sopra il capo calvo, appena ingiurie e soprusi.

Nella sacca delle trippe, fegatini di uomini spatti.

Poi mare …, il sol moto delle aperte ferite inflitte.

Non più padri o deliranti madri.

Aborti di ventri gravidi a poppa e a prua.

Conserve di doglie nelle stive putride.

Gliel’hanno incarognita con la fame, l’alma!

Abortita laggiù, sulla spiaggia, tra i lidi.

E non è la ballata di Collodi, a festeggiar Pinocchio.

Sol la promessa certa di cert’altri novelli lutti,

di speranze naviganti sopra mari mortuari.

Allor, guardo il Tirreno mio e penso allo Ionio,

Mediterraneo magnogreco,

e non più pesci guizzare vedo, ma corpi.

Flagelli umani che s’inabissano pigri,

lasciando al cielo la sorte.

Corpi erranti, proni e supini.

Mattanze fragorose di carni disfatte…

U pisci, u pisci!, a largo le grida.

Non pisci, guagliu’. Uomini a massa. Morti.

Guizzi, sguazzi, spruzzi, mani tese

a chi, nel coscienzioso affanno lavora alle croci diffuse

edificando pensoso, i cimiteri dell’acqua.

Aider, Aider!, continuavano a gridare.

E onde prima v’erano le grida, ora nulla v’è più.

Il mare è caligine.

Giusy Staropoli Calafati

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DOOMSDAY. Il primo lavoro discografico di NERO GHIACCIO.

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Domenica 9 Ottobre è uscito il primo disco di NeroGhiaccio, DOOMSDAY.
NERO GHIACCIO, all’anagrafe Raffaele Calafati, è un ragazzo calabrese di soli 16 anni e un bagaglio di sogni col RAP in mano.

Nasce a Tropea e vive a Briatico. Frequenta il terzo anno del Liceo artistico D.Colao di Vibo Valentia e ha tanti sogni da realizzare in Calabria e dalla Calabria. A 15 anni fonda l’etichetta discografica Emergency Team con la quale pubblica i suoi lavori e quella di tutti i rapper calabresi e non che hanno deciso di condividere questo suo progetto riunendosi in una crew. Con questo lavoro discografico, è proprio attraverso la musica che vuole far sapere a tutti che in Calabria si canta anche così. E che da quaggiù parte una musica pronta a diffondersi verso tutti i confini del mondo. Una musica giovane, che parla come i giovani e per la libertà dei giovani si batte e sbatte.
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11 pezzi +1 ai quali, oltre che sulla musica che li accompagna, l’attenzione ricade sull’intensità dei testi. Pregni di significato, identità e amore per la vita, la musica e i sogni. Molti di questi, sono stati scritti durante il soggiorno londinese di Nero Ghiaccio. Lo scorso giugno infatti ha volutamente trascorso un mese nella città di Londra, servito, come egli stesso afferma, a maturare sia dal punto di vista personale che dal punto di vista artistico.
È online il videoclip ufficiale di uno dei pezzi di punta del disco LONDONSKY girato direttamente a Londra. Video girato, montato e realizzato dallo stesso artista, e che sta avendo grande successo. https://www.youtube.com/watch?v=W4DGeFkfGBU
E a 16 anni non è per nulla facile scrivere e cantare così.Ecco il Iink disco: https://www.mediafire.com/download/xlaec6vx7j0f5wq
“Era da tempo che aspettavo questo momento, è passato un anno da quando ho deciso di cominciare questo viaggio e oggi posso condividerlo con voi.
Sono 11 tracce + 1 bonus,e ognuna di esse ha il proprio significato collegato con il resto del disco.
Voglio ringraziare prima di tutto ogni ragazzo,amico,fratello che ha partecipato a questo progetto”. (Nero Ghiaccio)

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Nero Ghiaccio, cosa vuoi fare da grande? Il Rapper?
– Il rap è una mia grande passione. Mi fa stare bene, mi diverte. È un mondo.
Ma il mio sogno è quello di diventare un Filmmaker di successo nel mondo.
 È possibile seguire Nero Ghiaccio sulla sua pagina Facebook, o iscrivendosi al suo canale YouTube: Emergency Team
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LIBRIAMOCI. RITORNA ‘RILEGGIAMO SAVERIO STRATI’, IL PROGETTO DI GIUSY STAROPOLI CALAFATI CHE MIRA ALLA LETTURA NELLE SCUOLE, DELLO SCRITTORE CALABRESE

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Pronta all’avvio la terza edizione di Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole che dal 24 al 29 ottobre torna negli istituti scolastici di ogni ordine e grado.

Anche quest’anno, la scrittrice vibonese Giusy Staropoli Calafati, in occasione di LIBRIAMOCI ripropone il progetto ‘RILEGGIAMO SAVERIO STRATI’.

Un progetto sperimentato, oltre che dal punto di vista della lettura, anche dal lato antropologico della scoperta e della ricerca,  già lo scorso anno in alcuni istituti superiori della provincia di Vibo Valentia, e che quest’anno si rivolge invece con particolare attenzione alle scuole elementari e medie. Oggetto dell’incontro i libri che l’autrice ha curato sullo stesso Strati.

-SAVERIO STRATI non un meridionalista ma il meridione in sé che parla;

-SAVERIO STRATI due racconti (all’interno  due inediti dello scrittore: un racconto e una fiaba)

Iniziativa della scrittrice vibonese Giusy Staropoli Calafati è quella di aver raccolto l’appello del Centro per il libro e la lettura a favore delle zone colpite dal terremoto, inviando numerose copie del suo ultimo lavoro “Saverio Strati, due racconti”

– Ché almeno la lettura di una bella storia possa rendere meno tormentosa questa bruttissima esperienza, alleggerendo l’inquietudine che in questi momenti affligge i bambini. – (GSC)

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Un momento di interazione, confronto e dialogo con la Calabria, terra dell’appartenenza, attraverso la lettura di testi importanti con i quali STRATI ha raccontato la Calabria con la saggezza e l’esperienza che solo i maestri hanno.

L’autrice si rivolge agli insegnanti e ai dirigenti delle scuole calabresi, che per il periodo di Libriamoci vorrebbero ospitare nel proprio istituto la lettura di SAVERIO STRATI.

Con l’occasione, le scuole e o gli enti interessati, potranno godere( senza alcun impegno ovviamente) di una fantastica occasione: far acquistare ai propri ragazzi il libro ‘SAVERIO STRATI due racconti’ ad una cifra simbolica di €5,00. Il tutto previa ordinazione. Inoltre, l’offerta, peraltro limitata a chi intenderà aderire al progetto, è legata al solo periodo di Libriamoci.

Pertanto, docenti e dirigenti interessati, possono sin da subito avanzare la propria richiesta inviando una mail a: giusystaropoli@libero.it , o chiamando al 3939900337, in modo da stabilire le modalità dell’incontro, all’interno delle scuole.

“Vorrei avere tanti libri, per leggerli. Leggerei dalla mattina alla sera, senza mai stancarmi, per imparare e sapere com’è fatto il mondo.” ( Tibi e Tascia, Saverio Strati)

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Giusy Staropoli Calafati torna al Tropea Festival Leggere e Scrivere

Il 05 Ottobre – Ore 15.00 – Palazzo Gagliardi – Vibo Valentia – Sala B, anche Giusy Staropoli calafati con: ‘La scrittura delle donne… con una eccezione. Giovani scrittrici calabresi e uno scrittore raccontano i loro percorsi di introspezione, di chiarificazione e di ordine interno attraverso le loro opere.
http://www.tropeafestival.it/il-programma/

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Dalla Calabria verso Amatrice. Libri in viaggio. Giusy Staropoli Calafati e Saverio Strati in lettura ai piccoli delle zone terremotate.

Iniziativa della scrittrice vibonese Giusy Staropoli Calafati che ha raccolto l’appello del Centro per il libro e la lettura a favore delle zone colpite dal terremoto, inviando numerose copie del suo ultimo lavoro “Saverio Strati, due racconti”

tratto da:http://www.ilvibonese.it/cultura/3838-calabria-amore-libri-bambini-amatrice

La scrittrice Giusy Staropoli Calafati

La scrittrice vibonese Giusy Staropoli Calafati, risponde all’appello del Centro per il libro e la lettura, provvedendo alla raccolta di libri per bambini e ragazzi da portare in dono alle zone colpite dal terremoto del 24 agosto scorso.

«Non potevo non accogliere questa richiesta – riferisce l’interessata -. E non solo per fare un nobile gesto, ma perché ritengo che la cultura, seppure non dia concretamente pane, può in qualche modo, al fianco della “fantomatica bellezza”, salvare il mondo. E ai bambini colpiti dal terremoto, un buon libro da leggere può ridare speranza e forza per vincere una potente sfida lanciatagli inaspettatamente dalla vita, o meglio ancora dalla terra».

E ancora, «quando ho letto quanto il Centro per il libro e la lettura proponeva, non ho esitato un attimo. E subito ho saputo cosa mandare ai bambini delle zone terremotate. Non ho avuto dubbi. Quei piccoli, mi son detta, devono avere, in questo momento così particolare, la possibilità di leggere storie speciali, adatte a loro e di più allo stato d’animo che si ritrovano fragile. Così ho imballato una certa quantità di copie di un libro a me molto caro. Il mio ultimo lavoro, uscito per i tipi di Libriatalianet a luglio 2016. Si tratta appunto di “Saverio Strati, due racconti”, opera dentro la quale vengono riportati due racconti appunto, per ragazzi, uno dei quali da attribuirsi di più al genere delle fiaba, dello scrittore calabrese Saverio Strati».

Ecco uno stralcio della lettera di inoltro che Giusy Staropoli Calafati allega ai libri già in viaggio verso Roma: “Vi giungano dalla Calabria come un piccolo dono che io e Saverio Strati, che credo di interpretare anche nel pensiero e nell’animo di uomo e di scrittore, vogliamo fare ai piccoli bimbi di Amatrice e dintorni. Ché almeno la lettura di una bella storia possa rendere meno tormentosa questa bruttissima esperienza, alleggerendo l’inquietudine che in questi momenti affligge anche i bambini. Saverio Strati scrisse miriadi di fiabe, favole e racconti per ragazzi. Premio Campiello nel 1977 e libri tradotti in molte lingue del mondo. Oggi poterlo farlo leggere e conoscere anche ai ragazzi colpiti dal terremoto è davvero una bella occasione che né io né Strati, vogliamo perderci.”

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IN LIBRERIA! SAVERIO STRATI – Due Racconti a cura di Giusy Staropoli Calafati

Novità! 

C’è una scrittrice in Italia, che per amore dei libri, della terra e della letteratura, narra e ripubblica SAVERIO STRATI ( PREMIO CAMPIELLO 1977)

giusy staropoli prima di copertina

SAVERIO STRATI torna in libreria a cura di Giusy Staropoli Calafati. Ordina subito la tua copia…

Dopo anni di silenzio, in cui Saverio Strati, premio Campiello nel 1977, è anche morto, la scrittrice vibonese ripubblica lo scrittore calabrese con due racconti. Un nuovo lavoro quello di Giusy Staropoli Calafati che riporta alla luce due opere dello scrittore Saverio Strati che, in quanto sconosciute ai più, posso definirsi inedite. Con prefazione di Domenico Stranieri sindaco di Sant’Agata del Bianco e Postfazione di Palma Comandè, scrittrice e nipote di Saverio Strati.

Il libro è possibile acquistarlo mandando una richiesta via mail all’indirizzo: giusystaropoli@libero.it

SAVERIO STRATI due racconti / pag. 68 / Libritalianet/ €8,00/ spedizione €2,00 ( spedizione ordinaria Italia); €4,00 ( spedizione raccomandata Italia); (per l’estero, da concordare)

Un’occasione che un buon lettore non può perdersi.

dalla prefazione:  «C’è una scrittrice che non abita a Sant’Agata del Bianco, eppure ogni giorno con i suoi occhi e la sua mente arriva nella piazzetta di Tibi e Tàscia, o nel promontorio di Còla, trasportata da un bisogno viscerale. Difatti, il suo “faccia a faccia” con lo scrittore santagatese Saverio Strati non può che portarla, inevitabilmente, tra le fontane, le case di pietra e gli angoli più nascosti del nostro paese. Questo perché Giusy Staropoli Calafati è un’attenta studiosa di Strati, ne conosce la radice dolorosa, il talento, il respiro delle pagine». ( Domenico Stranieri sindaco di sant’Agata del Bianco)

giusy staropoli copertina (5)

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